AIDS e HIV, storia di una malattia tra discriminazione e falsi miti

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AIDS e HIV, malattia tra discriminazioni e falsi miti

Non esiste forse malattia al mondo, come l’AIDS, la cui fama sia avviluppata in un tal numero di credenze errate, falsi miti, leggende metropolitane e tabù non solo sessuali. Forse perché è molto diffusa in Africa, o forse perché si è creduto a lungo che fosse una malattia che riguardasse soltanto omosessuali e tossicodipendenti, la parola AIDS evoca un coacervo di paure ancestrali. In passato è stata addirittura considerata una sorta di “punizione divina” che colpiva le persone che conducevano una vita poco morigerata. Ma i virus non hanno morale e possono colpire chiunque.

«Desidero confermare che sono sieropositivo: ho l’AIDS. Ho ritenuto opportuno tenere riservata questa informazione fino a questo momento allo scopo di proteggere la privacy di quanti mi stanno intorno. Tuttavia, è arrivato il momento che i miei amici e i miei fans di tutto il mondo conoscano la vertà. Spero che tutti si uniranno a me, ai miei dottori e a  quelli del mondo intero nella lotta contro questa tremenda malattia.» – Freddie Mercury, 23 Novembre 1991

HIV e AIDS. Le differenze

Bisogna chiarire, innanzitutto, che gli acronimi HIV E AIDS non sono sinonimi. L’HIV è un virus capace di entrare nelle cellule e modificare il DNA. Questo virus “preferisce” le cellule del sistema immunitario e può con il tempo portare ad uno stato di profonda immunodepressione. Le normali capacità di difesa dell’organismo diminuiscono progressivamente.

Questo stadio è detto appunto AIDS – sindrome da immunodeficienza acquisita -, che è la malattia provocata dall’HIV e che per essere diagnosticata necessita che si verifichino precisi parametri medici. Il corpo non è più in grado di difendersi e un comune raffreddore può diventare una grave patologia e portare addirittura alla morte. Perché questo avvenga però, potrebbero passare anche molti anni dal momento in cui si è contratto il virus e non è detto che succeda. Una persona che ha contratto il virus dell’HIV e che viene adeguatamente curata può anche non sviluppare mai i sintomi dell’AIDS.

La discriminazione nei confronti delle persone malate di AIDS

Secondo i dati della ricerca “QuestionAids: HIV e Stigma in Italia” effettuata dal Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna e finanziata da LILA Bologna e dalla sede Nazionale lo stigma sociale, in Italia, nei confronti delle persone sieropositive è ancora molto forte. Più della metà delle persone sieropositive che ha risposto al questionario dichiara di aver subito un trattamento ingiusto o discriminatorio a causa del loro stato sierologico, soprattutto da parte di partner sessuali o personale sanitario, in particolar modo dai dentisti, ma anche da amici, colleghi e familiari. La discriminazione non era dichiarata, ma consisteva in atteggiamenti giudicanti ed impacciati, aumento della distanza fisica, utilizzo di precauzioni eccessive e non necessarie e aumento della distanza fisica. Una condizione ancora più delicata, poi, riguarda quelli che vengono chiamati msm – uomini che fanno sesso con uomini – che si sono trovati a subire un doppio stigma sociale.

Come si trasmette il virus

Per evitare emarginazione e inutile sofferenza, l’informazione non solo è necessaria, ma è dovuta. Esistono solo tre modi per trasmettere l’AIDS: per via sessuale, per via ematica e attraverso quella che viene chiamata trasmissione verticale. Per quanto riguarda il sesso: il virus dell’HIV più essere trasmesso attraverso lo sperma e le secrezioni vaginali. Quindi sono a rischio tutti i rapporti sessuali, non soltanto quelli omosessuali; anzi, la principale modalità di trasmissione nel 2017 (3’443 persone) ha riguardato persone che erano impegnate in relazioni eterosessuali. Anche il sesso orale è rischioso, ma solo per chi lo pratica, non per chi lo riceve.

Questo non significa che non si possa fare sesso con le persone sieropositive, l’importante è usare sempre il preservativo, che non permette il passaggio né nel virus, né delle sue particelle ed è assolutamente sicuro. La trasmissione ematica avviene attraverso il sangue, quindi attenzione a siringhe e ferite aperte. Per quanto riguarda la trasmissione verticale, il virus può essere trasmesso dalla madre ai figli attraverso la gravidanza e l’allattamento. Ma non bisogna pensare che le persone che hanno contratto il virus dell’HIV non possano avere figli. Le moderne terapie permettono ad una donna sieropositiva di avere un bambino sano, se opportunamente tenuta sotto osservazione e sottoposta a tutte le terapie antiretrovirali – che devono essere somministrate anche al bambino -.

I comportamenti pericolosi e i falsi miti

Discriminare una persona sieropositiva è una grave violazione dei diritti umani. Ricordiamo che il virus non si trasmette con la saliva, né mangiando nello stesso piatto, né usando lo stesso asciugamano, né con strette di mani e abbracci. I baci sono pericolosi solo se “alla francese” e se entrambe le persone hanno perdite di sangue all’interno della bocca. Ma soprattutto ricordiamo che una persona in terapia regolare e con viremia controllata non trasmette l’infezione. Le cause dell’AIDS non sono il consumo di droghe o l’omosessualità, ma un virus, che può essere tramesso a chiunque, anche a chi si trova in una relazione monogama ed eterosessuale.

«È men male l’agitarsi nel dubbio, che il riposar nell’errore.» – Alessandro Manzoni

In Italia esistono circa 15.000 persone sieropositive che non sanno di esserlo, perché il virus può non causare sintomi per un lungo periodo di tempo. Nelle strutture sanitarie italiane il test è gratuito e anonimo. Inoltre non è prevista l’impegnativa del medico di famiglia. In alternativa ad un prezzo modico di circa 20 euro è possibile acquistare un test in farmacia.

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