Alice nel Paese delle Meraviglie, Lewis Carroll. È davvero nosense? - il Chaos

I significati nascosti in “Alice nel Paese delle Meraviglie”. È davvero nosense?

Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll

“Alice nel paese delle meraviglie” di Lewis Carroll nasce per caso nella mente dell’autore allo scopo di intrattenere, durante una gita in barca sul Tamigi, le figlie del rettore di Christ Church H.G. Liddell. Una di loro si chiamava Alice.

Il romanzo esce in piena epoca vittoriana nel 1865, un periodo in cui le pubblicazioni per bambini erano numerose e con intenti pedagogici. Alice esce fuori da questi schemi, e non ha neanche una destinazione esclusiva al mondo dell’infanzia, ma abbraccia a diversi livelli di intepretazione anche il mondo adulto. Non è un semplice racconto per bambini, è un mondo pieno di simboli, ipotesi e suggestioni, uno di quei racconti che non finirà mai di stupire.

I personaggi e gli avvenimenti appaiono privi di logica; tutto è capovolto rispetto la realtà e ciò rende il romanzo attinente alla letteratura del nonsenso. Ma scavando più in profondità, è davvero così?

«Londra è la capitale di Parigi, e Parigi è la capitale di Roma, e Roma- no, no, è tutto sbagliato.»

Un genere letterario per adulti o bambini?

I capitoli del romanzo sono spesso inframmezzati da filastrocche e poesie. Con probabilità Carroll li inserisce per far divertire i bambini permettendo, nel frattempo, di apprendere determinate strutture della lingua inglese in maniera giocosa. Questo è uno degli aspetti che ha decretato il successo di Alice all’epoca della pubblicazione. Il testo, dall’apparenza semplice, è in realtà abbastanza complesso, può essere fatto risalire a più generi letterari in base agli elementi che contiene:

  • fiaba
  • avventura e formazione
  • onirico
  • nosense
  • psiche e inconscio

In tanti lo considerano un racconto fiabesco per la presenza di elementi magici in grado di modificare la statura di Alice e in tal senso è da considerare la celebre trasposizione animata della Disney. Allo stesso tempo è anche un romanzo d’avventura perché la protagonista, come una vera eroina, vive una serie di situazioni bizzarre in compagnia di una serie di altrettanti personaggi strani. È un testo onirico in quanto l’intera vicenda narrata è frutto di un sogno, e nosense se si pensa alla giustapposizione di elementi casuali e randomici, che però in realtà affiorano dal mondo della psiche e dell’inconscio.

Qual è il significato di Alice nel Paese delle Meraviglie?

Sulla base di vari studi sono stati riscontrati diversi significati simbolici all’interno del romanzo di Lewis Carroll. Il primo riguarda la follia con conseguente analisi dell’identità umana: tutti i personaggi del racconto appaiono matti, ma pure Alice capirà di esserlo. L’autore evidenzia come un pizzico di follia sia in ogni uomo, ma viene repressa per seguire i dettami della società, anche a costo di snaturare la veridicità umana.

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La paura di crescere e la ribellione come strumento d’identità

Infine la teoria simbolica più interessante riguarda la crescita fisica e psicologica di Alice. Alice ha paura di diventare adulta e rifiuta di assumersi delle responsabilità. Tenta di adattarsi al Paese delle Meraviglie e al mondo degli adulti, ma con scarsi risultati e finendo per ribellarsi alla rigidità di un mondo per cui nutre timore, tanto da preferire la prospettiva di non crescere.

«“Ma allora” andava ragionando Alice “vuol forse dire che non crescerò più? Non sarebbe male, in un certo senso- non diventare mai vecchia- e tuttavia, uhm- aver sempre compiti da fare! Ah quello non mi piacerebbe proprio!»

L’avversità verso l’istruzione imposta affiora quando Alice non ricorda più le poesie imparate sui libri di scuola. Declamarle in maniera errata è infatti il modo più semplice con cui può contrastare le regole dei grandi. Allo stesso tempo l’espediente dei testi poetici stravolti accresce il nonsenso del romanzo.

Nel Mondo delle Meraviglie tutto si svolge sempre uguale, senza logica e in maniera ciclica. È l’arrivo di Alice che costringe i personaggi a cambiare il loro comportamento per riuscire ad interagire con lei. Si verifica così un paradosso: Alice scopre di non dover necessariamente ragionare in maniera razionale come le impongono gli adulti, ma allo stesso tempo è proprio la razionalità a rendere sensate le sue interazioni con gli altri.

Il romando è in grado di armonizzare l’esattezza matematica con la fantasia sfrenata tipica dei piccoli creando un nuovo modo di ragionare. Del resto Lewis Carroll era un celebre matematico, ma nei suoi scritti ha sempre analizzato la società servendosi dell’immaginazione infantile per criticare le contraddizioni e l’eccessivo moralismo del mondo vittoriano.

Il nosense del Paese delle Meraviglie

Abbiamo anticipato che il romanzo rientra pure nel genere del nonsenso: il mondo in cui capita Alice non possiede nulla di logico, come invece la società vittoriana in cui vive. Così, mentre la regina Vittoria è considerata una sovrana saggia e amata dal suo popolo, la regina di cuori è vana e iraconda, pertanto temuta dai sudditi.

L’idea di nonsenso è riconducibile anche al limerick, un componimento poetico di 5 versi privi di logica  al solo scopo di intrattenere e divertire. Tra le pagine del romanzo sono sparsi alcuni indovinelli, il più celebre è quello posto dal Cappellaio matto sulla somiglianza tra un corvo e uno scrittoio. Non esiste una soluzione, anche se con il tempo Lewis Carroll ha provato a dare una risposta date le continue domande in seguito alla pubblicazione del libro. 

«Perché un corvo è come uno scrittoio? / Why is a raven like a writing desk?

Perché entrambi producono alcune Note, anche se sempre Piatte; e non sono mai disposti al contrario! / Because it can produce a few notes, though they are very flat; and it is nevar put with the wrong end in front!»

– il Cappellaio Matto. La risposta fa riferimento al gioco di parole in lingua inglese. “Note” significa “nota musicale o foglietto” e “Flat” si traduce con “bemolle, piatto”. Poi entrambi non vengono mai disposti al contrario perchè una scrivania non viene disposta col fronte, che invece si appoggia al muro, inoltre sostituendo la parola “never” (mai) con “nevar” (Raven scritto al contrario) in inglese si ha la stessa pronuncia.

La droga come chiave di lettura

La simbologia più inquietante riguarda l’utilizzo delle droghe. Diversi studi dimostrano che gli atteggiamenti dei personaggi sono riconducibili al loro uso. In particolare il Brucaliffo, armato sempre di narghilè, potrebbe far uso di marijuana; il Bianconiglio sempre di fretta prenderebbe cocaina; infine Alice assumerebbe sostanze psichedeliche. La bambina modifica spesso le dimensioni del corpo, considerando l’uso di droghe ciò verrebbe interpretato come cambiamento percettivo di ciò che sta intorno.

Che significato hanno i personaggi di Alice nel Paese delle Meraviglie?

Se Alice non riesce a comprendere l’essenza dei personaggi incontrati, non vuol dire che questi non siano portatori di determinati significati!

  • Il ruolo del BianConiglio è essere l’antitesi di Alice. È sempre di fretta e stressato. Simboleggia il mondo degli adulti e dei genitori apprensivi, divorati dalle preoccupazioni. I mondi di Alice e del Coniglio sono opposti, ma allo stesso tempo destinati ad incrociarsi, perché richiamano l’equilibrio famigliare costituito da adulti responsabili e ragazzini fantasiosi.
  • Il Brucaliffo rappresenta il cambiamento. Ogni bruco è destinato a mutare in farfalla, così come ogni bambino diventerà un adulto. Simboleggia anche il contrasto tra la fantasia e la razionalità.
  • La Regina di Cuori è una sovrana superficiale e ridicola. SI potrebbe azzardare che sia proprio lei a rappresentare l’intero capovolgimento del Paese delle Meraviglie. Personifica la rabbia, sentimento di solito attribuito ai grandi.
  • Le Carte, invece, richiamano l’intera società. Sulla base dei nomi originali inglesi i clubs (carte di fiori) sono traducibili come mazze e bastoni, pertanto simboleggiano i soldati; i diamonds (carte di quadri) sono i diamanti ossia i nobili; il termine spades (le carte di picche) significa vanghe e nello specifico indica i giardinieri, ma simboleggia tutti i lavoratori; infine gli hearts (carte di cuori) rappresentano la famiglia reale.
  • Lo Stregatto è l’unico personaggio ragionevole perché tenta di aiutare Alice con i suoi saggi consigli, ma poiché le risultano enigmatici non sempre vengono compresi. Il nome dello Stregatto significa “ghignare come un gatto nel Cheshire” da un detto popolare. Sarebbe legato alla rivalità binoculare, un fenomeno che consente al nostro cervello di focalizzare l’attenzione su un elemento trascurando il precedente e rendendolo invisibile. Ciò accade soprattutto quando i due elementi sono in netto contrasto e non riescono ad essere fusi insieme dal cervello. Per tale motivo allo Stregatto rappresenta il disordine interno all’ordine.

Cosa rappresenta e cosa insegna il Cappellaio Matto? Il tempo e la follia

Il Cappellaio Matto è una figura alquanto stramba, simboleggia l’attimo cristallizzato che non subirà mai alcuna evoluzione. Elabora una sua teoria sul tempo spiegando il complicato rapporto con l’uomo. Secondo il Cappellaio l’essere umano vorrebbe dominare il tempo fermando ogni singolo attimo, ma in questo modo corre il rischio di non riuscire a svolgere lucido e sereno ogni azione e di non assaporare l’essenza della vita.

«Lui è un Signor Tempo; […] Lui non tollera di essere battuto. Vedi, se te lo tieni amico, lui fa quasi tutto quello che vuoi con l’orologio.»

Non bisogna affannarsi per gestire il tempo ma va impiegato per comprendere la propria interiorità e costruire la propria identità. Gli studiosi hanno interpretato questo messaggio in maniera negativa: se si ferma il tempo l’essere umano non evolverà mai, ritorna così l’idea dominante del romanzo, ossia la paura di crescere. Ma l’eccentricità del Cappellaio richiama anche la follia: “Siamo tutti matti!” in una prospettiva esemplare e positiva di tale concetto. Lewis Carroll esorta ogni essere umano a proteggere e preservare le stranezze che lo rendono unico e speciale, proprio come il Cappellaio Matto.

Psicologia con “Alice nel Paese delle Meraviglie”: sindrome e disturbi

Osservando il comportamento del Cappellaio Matto, si può notare che soffre di una sindrome ossessivo-compulsiva, ma non è l’unico personaggio a soffrire da un punto di vista psicologico. Il BianConiglio è un soggetto che gravemente affetto da ansia generalizzata. La Regina di Cuori è un classico esempio di personalità egocentrica e narcisista. Invece le Carte sono simili ad automi, non hanno un corpo e sono privi di anima e personalità, indicando un processo di formazione e introspezione totalmente bloccato.

Alice non solo soffre di allucinazioni, ma proprio a partire dalla caratterizzazione di questo personaggio letterario, è stato dato il suo nome a un disturbo della personalità. La sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie è nota come AIWS, “Alice in Wonderland Syndrome”. Si tratta di un disturbo in grado di provocare l’alterazione della percezione del proprio corpo e degli oggetti circostanti. Può colpire la vista ma anche l’udito, il tatto e il senso del tempo. La persona affetta può persino non essere in grado di controllare gli arti e la loro coordinazione. In base agli studi di molti medici, l’AIWS non è una malattia mentale, ma sarebbe provocata da un’improvvisa attività elettrica del cervello capace ti ostacolare temporaneamente la sua normale attività.

Le accuse a Lewis Carroll di pedofilia

Un’ombra scura grava su Lewis Carroll, quella della pedofilia. La piccola Alice Liddell non lo ispirò soltanto per la stesura di “Alice nel paese delle meraviglie”, è possibile che lo scrittore avesse sviluppato una venerazione e un attaccamento morboso verso la piccola Liddell.

Carroll era appassionato di fotografia, ciò lo portò ad allestire persino un parco giochi all’interno della propria abitazione allo scopo di fotografare, immerse in un’atmosfera fiabesca, bambine pre-adolescenti. Le giovani ragazze venivano spesso ritratte svestite o addirittura nude: alcuni studi dimostrano anche che il culto per il nudo infantile era abbastanza frequente durante l’epoca vittoriana. Non erano viste all’epoca con malizia nemmeno foto di adulti e bambini intenti a baciarsi in bocca: anche fra Carroll e Alice pare sia esistita una foto di questo genere.

«In epoca vittoriana, i fanciulli erano visti come il simbolo di uno stato di grazia, e le fotografie che li ritraevano nudi erano considerati immagini dell’innocenza stessa»– Jenny Woolf

Eppure diversi storici sostengono la presunta pedofilia di Carroll. Quando Alice Liddell aveva soltanto 11 anni Lewis Carroll la chiese in moglie, ma la madre della bambina allontanò subito lo scrittore dalla sua famiglia. Forse è proprio la madre di Alice ad avergli ispirato il personaggio della Regina di Cuori.

Molti autori come Roger Lancelyn Green e Derek Hudson hanno definito Carroll «amante delle bambine e persona estranea all’attrazione per le persone adulte». Ad oggi però il dibattito è ancora aperto: Carroll era o non era pedofilo?

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