Alla scoperta di David Lynch. Il regista dell’inconscio

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David Lynch

Cineasta stimato da pubblico e critica, David Lynch è certamente uno dei registi di punta dell’ultimo periodo. La sua carriera ha conosciuto successi e fallimenti, ma la realizzazione di capolavori come “Eraserhead”, “Velluto blu” e “Mulholland Drive” gli sono valsi il premio Oscar alla carriera, ricevuto nell’ottobre 2019. È il giusto coronamento di un lungo percorso artistico partito da molto lontano. David Lynch debutta come regista nel 1967 con il suo primo cortometraggio “Six figures getting sick (six times)”. Prima di quel momento si era dedicato prevalentemente alla pittura, forma d’arte che ha profondamente segnato il suo approccio al cinema e che ancora oggi non ha abbandonato. La perfetta commistione fra dipinto e cinema, fra immobilismo e movimento è sempre stato uno degli obiettivi principali del regista. Non per nulla i suoi primi esperimenti con la macchina da presa sono stati dei veri e propri ibridi di arti figurative e cinema.

«Ogni spettatore capirà una cosa diversa. È questo il punto della pittura, della fotografia e del cinema» 

Ciò che rende immediatamente riconoscibile un’opera di Lynch è indubbiamente il ruolo centrale dell’inconscio e della dimensione onirica. Il regista gioca con la realtà e la sua percezione creando una narrazione su più livelli di interpretazione. Portando lo spettatore ad interrogarsi continuamente sul vero significato del film, David Lynch fa dell’ambiguità il suo marchio di fabbrica.

David Lynch mette in scena luci ed ombre del progresso. “Eraserhead” e “The elephant man”

Uno dei temi preferiti dal Lynch esordiente è legato indissolubilmente alle sue esperienze di vita. Avendo vissuto gli anni della sua giovinezza a Filadelfia, il regista ha pian piano maturato un evidente interesse per il paesaggio industriale. I suoi primi due film, “Eraserhead” e “The elephant man”, condividono lo stesso tipo di ambientazione. Se “The elephant man” è collocato nell’Inghilterra della prima rivoluzione industriale, le vicende di “Eraserhead” si dipanano in una città industrializzata perfettamente identificabile con la Filadelfia degli anni ’70. Il paesaggio industrializzato fa da sfondo a delle storie di vite misere ed infelici. La promessa di felicità fatta dalla modernità si scontra con l’amara realtà di due protagonisti -Henry e John Merrick – soverchiati da una società sempre più asfissiante.

«Ho scoperto che se si guarda più da vicino questo bellissimo mondo si scopre che sotto ci sono sempre delle formiche rosse.» 

Henry Spencer – protagonista di “Eraserhead” – incarna la paura del regista di affrontare una responsabilità come la paternità in giovane età. Nel suo primo film David Lynch proietta nel protagonista il suo disagio emotivo e psicologico. Perciò, la normale vita quotidiana si trasforma in un incubo macabro scandito dal pianto di un infante deforme. La deformità è rivisitata secondo un’altra chiave di lettura in “The elephant man”. In questo film la deformità di John Merrick diventa il pretesto per condannare la paura del diverso che accomuna tutti gli individui gretti e bigotti. L’anormalità di Merrick risiede unicamente negli occhi giudicanti dell’Inghilterra vittoriana e Lynch non perde occasione di farlo notare al suo pubblico.

Personaggi femminili iconici

Laura Palmer, Diane Selwyn, Camilla Rhodes e Dorothy Vallens sono solo pochi esempi di figure femminili create dal suo genio. Ognuna di loro ha una caratterizzazione differente ed ognuna di loro è diventata irrimediabilmente iconica.

L’originalità dei personaggi femminili sta nella caratterizzazione psicologica. Ogni donna protagonista di un suo film ha una personalità ben definita e, attraverso degli espedienti narrativi, lo spettatore viene a conoscenza di ogni aspetto della loro indole. Il personaggio viene messo sotto una lente d’ingrandimento in modo da poter essere studiato e compreso fino in fondo. Alcune di loro hanno personalità multiple e caratteristiche fra loro divergenti, tuttavia Lynch riesce ugualmente a presentare un ritratto convincente della protagonista di turno. Che sia un’adolescente misteriosamente assassinata o una cantante da pianobar ogni donna creata da Lynch risulta realistica e credibile.

Conscio e inconscio convivono nei film di David Lynch. “Twin Peaks” e “Mulholland Drive”

Uno dei tratti distintivi dello stile di David Lynch si trova nella mescolanza e sovrapposizione dei tre diversi stati della coscienza umana: veglia, sonno e sogno. L’aggettivo lynchiano è ormai entrato a far parte del linguaggio comune per indicare il caratteristico surrealismo che permea la produzione cinematografica di David Lynch. A partire da “Twin Peaks” fino ad arrivare all’enigmatico “Mulholland Drive”lo stile del regista è diventato via via sempre più ermetico. In realtà, la dimensione onirica ha sempre giocato un ruolo importante nelle opere di Lynch, ma è solo con il raggiungimento della maturità registica che i confini fra realtà e sogno si faranno sempre più fumosi. Attraverso un’attenta scelta della colonna sonora e del montaggio sonoro, l’effetto di straniamento è ulteriormente accentuato e lo spettatore è trasportato in una dimensione alternativa, in bilico fra il sogno e la veglia.

«Il concetto di assurdità è qualcosa da cui sono attratto.» 

Il regista raggiunge l’apice dell’enigmaticità con “Mulholland Drive”. In questo film realtà e sogno sono legati a doppio filo e la comprensione di uno non può prescindere dall’altra. Le atmosfere suggestive – tutte costruite sull’utilizzo del blu e del rosso – parlano direttamente all’inconscio dello spettatore, trascinandolo in un vortice di emozioni via via sempre più serrate fino all’inquietante rivelazione finale, dove la dimensione onirica sconfinerà nella realtà districando l’intricata matassa creata dalla trama. Con la sua produzione cinematografica David Lynch ha dimostrato di essere un regista fuori dal comune, riuscendo a maneggiare perfettamente l’interiorità dell’essere umano e dando all’inconscio un palcoscenico dove esprimersi liberamente. Film dopo film il suo stile diventa si fa sempre più raffinato senza rinnegare le sue origini, ma rendendole il suo punto di forza.

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