Alla scoperta di Quentin Tarantino fra citazionismo e avanguardia

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Il regista Quentin Tarantino. Filmografia tra universo cinematografico e realistico
Foto: REGIS DUVIGNAU / X00095

Grande cinefilo e sceneggiatore, ancor prima che regista, Quentin Tarantino è certamente uno dei cineasti più rappresentativi del 21esimo secolo. Il suo stile, ricercato e ricco di elementi ricorrenti, attinge a piene mani alla sua sconfinata cultura cinematografica. Infatti il processo di formazione di Quentin Tarantino non è stato accademico, bensì puramente pratico. È grazie al lavoro in una videoteca di Los Angeles che Tarantino sviluppa la sua cinefilia ed è grazie al teatro che si avvicina alla sceneggiatura.

Il risultato ottenuto è uno stile intenso, ricco di sfumature e citazioni a film che hanno rivoluzionato il cinema. Come uno storico del cinema, Quentin Tarantino celebra i capolavori del passato, pur non rinunciando ai dettagli che sono ormai diventati il suo marchio di fabbrica. Battute taglienti, dialoghi arguti e personaggi ben caratterizzati sono solo alcuni degli elementi che non possono mai mancare nelle opere tarantiniane.

«Quello che tento sempre di fare è di usare le strutture che vedo nei romanzi e applicarle al cinema. Per un romanziere non è un problema cominciare una storia dalla metà. Ho pensato che, se si riuscisse a concepire un sistema cinematografico analogo, sarebbe molto eccitante.» -Quentin Tarantino

La struttura complessa e frammentata è un’altra particolarità fondamentale dei film di Quentin Tarantino. Nel montaggio finale le sequenze non seguono mai l’ordine cronologico, ma sono disposte ricorrendo a numerosi flashback ed ellissi che alterano la linearità del tempo. In realtà è la musica – o la sua assenza – a scandire il ritmo della narrazione diventando talvolta protagonista delle scene. Che sia una melodia composta appositamente per il film o che si tratti di un brano della cultura pop, la musica assume di volta in volta una connotazione differente, ma ugualmente importante.

Le citazioni di Quentin Tarantino reinventano il cinema del passato

«I grandi artisti rubano, non fanno omaggi.» – Quentin Tarantino

Dalla Nouvelle Vague ai Spaghetti Western, passando per i noir e la blaxploitation, la storia del cinema ha da sempre esercitato una notevole influenza su Quentin Tarantino. Le citazioni ad altri film sono numerose e possono spaziare da un singolo dettaglio ad intere sequenze. Fin dagli esordi come regista, con “Le iene” sono evidenti i riferimenti al film “City on fire”, film d’azione di Hong Kong, da cui il primo lungometraggio tarantiniano eredita la trama. Anche il celebre stallo alla messicana – situazione di staticità in cui ogni personaggio in scena è tenuto sotto tiro – è una citazione a “City on fire” che a sua volta, però, si rifà all’iconico western “Il buono, il brutto e il cattivo”.

Questa particolare caratteristica fa del regista statunitense un esponente del post-modernismo. La filosofia postmodernista postula la ciclicità di stili, generi, inquadrature e topoi narrativi e Tarantino è particolarmente fedele nell’applicare questo principio. Tuttavia, pur non negando l’ispirazione ad opere preesistenti, è evidente che la produzione cinematografica tarantiniana non si limiti alla citazione sterile. Al contrario, Tarantino si serve della sua cultura in materia di cinema per creare un mosaico di citazioni ed elementi originali. Non crea, ma rinnova aggiungendo il suo personalissimo tocco.

L’ecletticismo di Quentin Tarantino fra citazioni colte e riferimenti pop

«Io rubo da qualsiasi film realizzato finora.» – Quentin Tarantino

Se “Le iene” si ispira ai gangster movie orientali, i successivi lavori del regista citano e reinventano numerosi altri generi che hanno segnato la storia del cinema. Come la maggior parte dei registi postmodernisti, la principale fonte di ispirazione può essere considerata la Nouvelle Vague. Essendo una delle correnti che più di tutte ha rivoluzionato il modo di fare cinema, ovviamente ha influenzato profondamente l’approccio al cinema di molti registi. Quentin Tarantino non fa eccezione. Uno dei suoi film più apprezzati da pubblico e critica, “Pulp fiction”, eredita lo stesso approccio rivoluzionario della Nouvelle Vague con la sua struttura temporale frammentata e inquadrature poetiche. Il famosissimo discorso fra Mia Wallace (Uma Thurman) e Vincent Vega (John Travolta) sul valore del silenzio è un’evidente citazione a “Questa è la mia vita” di Jean-Luc Godard in cui la giovane Nana immagina un mondo libero di rimanere in silenzio.

«Perché bisogna sempre parlare? Io trovo che spesso si dovrebbe tacere, vivere in silenzio. Più si parla, più le parole non vogliono dir niente.» -Nana

Tuttavia, l’ecletticismo di Tarantino lo porta a trarre ispirazione da disparate fonti, molto diverse fra loro. Oltre alla Nouvelle Vague, in “Pulp Fiction” ci sono citazioni a “8 e mezzo” di Fellini, ma anche a “Batman” del ’66 e “Gli aristogatti”. Nell’iconica gara di twist collimano riferimenti al cinema felliniano e alla cultura pop. Se la costruzione dell’inquadratura – con Mia e Vincent disposti al centro uno di fronte all’altra – richiama il capolavoro di Fellini, le movenze di Mia ricalcano quelle di Duchessa de “Gli aristogatti” e quelle di Vincent ricordano una buffa danza del Batman di Adam West. La perfetta unione fra “sacro” e “profano” resa possibile dal genio tarantiniano.

L’arte di costruire la violenza

«La violenza fa parte di questo mondo e io sono attratto dall’irrompere della violenza nella vita reale.» – Quentin Tarantino

La violenza è uno dei temi preferiti di Tarantino ed è per questo che ricorre con frequenza in tutta la sua filmografia. Oltre alla trilogia Pulp – formata da “Le iene”, “Pulp fiction” e “Una vita al massimo” – dove la violenza è il perno intorno cui ruota tutta la storia, i film girati o sceneggiati da Tarantino sono ricchi di scene truculente, al limite del grottesco. La verosimiglianza non è un requisito indispensabile per Tarantino, perciò spesso il regista si serve di precise strategie per rendere la violenza in scena più o meno credibile. In base all’effetto desiderato, l’inquadratura sarà realistica o più cartoonistica. Ovviamente, i due estremi possono trovarsi a convivere all’interno dello stesso film.

In “Kill Bill” la violenza con cui Bill spara alla Sposa è struggente, per restituire alla scena il giusto pathos e giustificare la successiva sete di vendetta di Beatrix. Al contrario, quando la rediviva Beatrix affronta O-Ren e gli 88 folli, il montaggio sonoro suggerisce l’irrealtà della violenza e la recitazione sopra le righe dei personaggi accentua ulteriormente il grottesco. Per quanto sanguinolenta, la violenza di questo passaggio ha un tono decisamente più temperato.

Allo stesso modo in “Django Unchained” coesistono drammaticità e leggerezza. Nei flashback in cui Broomhilda viene torturata lo schiocco della frusta è penetrante, quasi metallico. Il viso della donna, trasfigurato dal dolore, comunica tutta l’intensità emotiva della scena. Invece, nel momento in cui Django completa la sua vendetta uccidendo Lara Lee Candie, l’atmosfera predominante è quasi ilare, nonostante i numerosi cadaveri sul pavimento. La violenza diventa quindi uno strumento, attraverso cui Tarantino comunica di volta in volta un differente messaggio.

Il cinema tarantiniano a passo di musica

La musica ricopre un ruolo fondamentale nei film di Quentin Tarantino. Il regista ha addirittura dichiarato che spesso è la sceneggiatura ad essere modellata sulla colonna sonora, anziché il contrario. A seconda che sia diegetica – ossia interna al film poiché prodotta da strumenti musicali o radio – o non diegetica -cioè aggiunta in post-produzione come accompagnamento della scena – la musica ha una funzionalità differente.

È a partire da “Jackie Brown” che la centralità della musica diventa ricorrente. Nel terzo lungometraggio del regista statunitense la musica soul è essenziale per conoscere meglio la protagonista Jackie e contribuisce anche a creare un legame fra lei e Max. Spesso la scelta musicale è dettata dalla necessità di creare un determinato effetto. È il caso di “Django Unchained” e “Bastardi senza gloria”. In questi due film la colonna sonora è volutamente anacronistica poiché il suo compito è quello di conferire epicità alle scene che accompagna. Che si tratti di Tupac in sottofondo a uno scontro a fuoco fra schiavisti o di David Bowie in un film ambientato negli anni ’40, l’importante è la resa finale, piuttosto che l’accuratezza storica.

«Always is always forever

As long as one is one

Inside yourself for your father

All is none, all is none, all is one» – Charles Manson

In “C’era una volta a Hollywood” la famiglia hippie di Manson intona felicemente “Always is always forever” – canzone dello stesso Manson – passeggiando per le strade di Los Angeles. Nonostante la leggiadria del coro l’atmosfera è in realtà inquietante. Il fatto che le ragazze siano già così profondamente influenzate da Manson da cantare addirittura le sue canzoni è presagio del terribile massacro che ben presto saranno disposte a compiere pur di compiacerlo.

Gli universi alternativi. I falsi storici

In quanto sceneggiatore, Quentin Tarantino manipola spesso la storia, specialmente modificando il tragico finale di fatti realmente accaduti. Ama sorprendere il suo pubblico e usa ogni mezzo a sua disposizione pur di riuscire in questo intento. Ad esempio, “C’era una volta a Hollywood” racconta la favola di un’epoca idilliaca ormai scomparsa. Proprio quando ci si aspetterebbe di veder accadere la terribile strage di Cielo Drive, Tarantino mescola le carte in tavola sbaragliando la banda di Charles Manson prima che la tragedia accada. In questo modo, il regista crea una realtà alternativa in cui è ancora possibile sognare l’armonia dei tempi andati.

«Nelle pagine della storia, di tanto in tanto, il fato si ferma a guardarti e ti tende la mano.» -Bastardi senza gloria

Considerato che “C’era una volta a Hollywood” rappresenta la summa di tutta la produzione tarantiniana, è giusto ricordare che il revisionismo storico non è nuovo nella sua filmografia. Già in “Bastardi senza gloria” Quentin Tarantino aveva modificato la verità storica per creare una sua personale versione della realtà. In questo caso, citando “Quella sporca dozzina”, Tarantino sceglie di affidare le sorti della seconda guerra mondiale ad un gruppo di guerriglieri statunitensi. L’esplosione finale consegna al mondo la realtà ideale immaginata da Tarantino, una conclusione dolceamara per il capitolo più triste e travagliato della storia dell’umanità.

Universo realistico e cinematografico

La filmografia di Quentin Tarantino è collegata da una fitta rete di legami che crea quasi un vero e proprio universo narrativo parallelo. Secondo Tarantino il suo universo può essere diviso in due parti: universo realistico e universo cinematografico. Dell’universo realistico fanno parte “Le iene” e “Pulp fiction”, due film che presentano situazioni plausibili. “Kill Bill” è invece un film dell’universo cinematografico, poiché potrebbe essere proprio il genere di film che i personaggi realistici potrebbero voler vedere al cinema. La catarsi innestata dalla vendetta di Beatrix Kiddo è uno spettacolo che appagherebbe dei gangster come Vincent Vega e Jules Winnfield.

Quentin Tarantino riesce quindi nel tentativo di creare due mondi immaginari e concentrici, dove coesistono tutti i suoi personaggi, ognuno con la sua storia e caratterizzazione. Riesce ad essere originale, pur considerando le numerose citazioni, usando ogni strumento a sua disposizione – dalla sceneggiatura, alla musica e al montaggio – per realizzare il suo piccolo universo dove tutto è in equilibrio fra arte e violenza.

«Ezechiele 25.17: il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi.

Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre; perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti.

E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te.» – Pulp Fiction

 

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