Alterità e razzismo in 3 opere di Shakespeare a confronto

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"Otello", "Il mercante di Venezia" e "La tempesta". Opere di William Shakepseare
“La Belle Dame sans Merci” di Waterhouse

Tra il XVI e il XVII secolo si sviluppò in Inghilterra il teatro elisabettiano che non ebbe pari nell’Europa del tempo. Fra i drammaturghi le opere di William Shakespeare hanno non solo mostrato la società a lui contemporanea e le sue ideologie, ma le hanno anche messe in discussione. La singolarità dei suoi drammi sta nell’attualità dei temi, tra cui l’alterità e il modo in cui viene percepita. In “Otello”, “Il mercante di Venezia” e “La tempesta” si vede come, nonostante ne sia sottolineata la differenza, Shakespeare dimostra che in realtà non ce n’è alcuna. 

L’alterità nelle 3 opere di William Shakespeare

Nei tre drammi è mostrata l’alterità in diversi personaggi che, proprio per il modo in cui sono percepiti dagli altri, hanno delle caratteristiche in comune. Otello, Shylock e Caliban sono descritti come animali e su di loro viene proiettato il razzismo. Brabantio sostiene che Otello abbia conquistato sua figlia Desdemona grazie a droghe e incantesimi. Ma non è così. Desdemona è l’unica che riesce a vedere Otello per ciò che è realmente, al di là del colore della sua pelle.

«I saw Othello’s visage in his mind.» – Desdemona

Nonostante sia ben integrato nella società veneziana, il Moro continua ad essere “l’altro”. Iago, infatti, ritiene assurdo che il rapporto “padrone-schiavo” si sia invertito. Questo senso di superiorità è lo stesso che porta Prospero ad imporre la propria cultura e a schiavizzare gli indigeni, proprio come un colonizzatore. Viene mostrata un’opposizione tra il mondo della natura e il mondo civilizzato e si ritiene che quest’ultimo sia migliore del primo. Eppure Caliban, a differenza di Othello, resiste alla nuova cultura, cerca di mantenere viva la propria, nonostante questa non venga percepita come tale, e la sua identità. 

Ne “Il mercante di Venezia” si sottolineano numerose dicotomie, compresa quella cristiani-ebrei. Shylock, un usuraio ebreo in una società predominata da cristiani, è considerato il villain. Nel dramma non c’è soltanto antisemitismo, il razzismo non è proiettato solo su Shylock. Portia, difatti, discrimina un suo pretendente che diversamente da lei mostra una visione più matura dell’alterità. Morocco mette in risalto proprio l’assenza di una vera e propria differenza tra sé e gli altri. 

«Bring me the fairest creature northward bornwhere Phoebus’ fire scarce thaws the icicles, and let us make incision for your love to prove whose blood is reddesthis or mine.» – Morocco 

Le minoranze marginalizzate. Otello”, “Il mercante di Venezia” e “La tempesta”

Oltre a Otello, Shylock e Caliban che nelle rispettive opere sono gli “altri”, ci sono ulteriori personaggi marginalizzati perchè appartenenti ad una minoranza. Si può fare riferimento a Desdemona, una donna che sposando per amore un uomo più anziano e di un’altra etnia si è ribellata alla società patriarcale a cui appartiene. Diversamente Miranda ne “La tempesta” è l’unica donna presente attivamente, proprio perché è una figlia obbediente. Sia Desdemona che Otello appartengono ad una minoranza e di conseguenza, ingiustamente, condividono lo stesso tragico destino. Anche Antonio rappresenta una minoranza come un’omosessuale inconscio in una società predominata da eterosessuali. È proprio per questo che la domanda di Portia Which is the merchant here, and which the Jew?” crea un parallelismo tra Shylock e Antonio, poiché mentre il primo è escluso dalla comunità dei cristiani, l’altro è escluso da quella degli amanti. 

« What have we here? A man or a fish? Dead or alive? A fish: he smells like a fish […] there would this monster make a man; any strange beast there makes a man: when they will not give a doit to relieve a lame beggarthey will lay out ten to see a dead Indian.» – Trinculo  

Sull’isola in cui è ambientata “La tempesta”, invece, quasi ogni personaggio è uno straniero per gli altri. Importante perciò è il modo in cui ognuno di essi reagisce al “nuovo”. Prospero intende integrare, almeno inizialmente, e poi rendere proprio. Ma una delle reazioni più significative è quella che accomuna Trinculo e Stephano. Entrambi, all’incontro con l’indigeno, vogliono trarre vantaggio da quell’alterità, entrambi vogliono usare Caliban come un fenomeno da baraccone. Caliban, d’altro canto, desidera mostrare loro le bellezze e i frutti dell’isola, dimostrando di non essere un personaggio negativo come descritto dagli altri.  

L’assenza delle differenze

Tuttavia, per quanto possa sembrare che le tre opere di Shakespeare vogliano evidenziare le diversità e mostrare il razzismo dell’epoca, in realtà muovono tutti una critica al pregiudizio. In “Il mercante di Venezia”, ad esempio, il lettore resta scosso dal modo in cui viene trattato Shylock e dall’apparente indifferenza di tutti gli altri personaggi che vivono con tranquillità il loro happy ending. La particolarità delle opere teatrali di Shakespeare sta proprio nel porre dei quesiti, nel far comprendere attraverso delle vicende cosa è giusto per ognuno di noi. Significa che non legittima ciò che accade ai suoi personaggi, ma rispecchia ciò che effettivamente potrebbe accadere loro in società ipocrite e corrotte. 

«Hath not a Jew eyesHath not a Jew hands, organsdimensionssensesaffectionspassions? Fed with the same food, hurt with the same weaponssubject to the same diseaseshealed by the same meanswarmed and cooled by the same winter and summer as a Christian isIf you prick us, do we not bleed? If you tickle us, do we not laughIf you poison us, do we not die?» – Shylock 

Attraverso queste parole si sottolinea la somiglianza tra gli esseri umani, la loro uguaglianza, che va oltre l’apparenza e oltre l’appartenenza a un’etnia o a una religione.  

«Il n’y a rien de barbare et de sauvage en cette nation, […] sinon que chacun appelle barbarie, ce qui n’est pas de son usagecomme de vrai, il semble que nous n’avons autre mire de la vérité et de la raison que l’exemple et idée des opinions et usances du pays  nous sommes. […] là , à la vérité, ce sont ceux que nous avons altérés par notre artifice et détournés de l’ordre communque nous devrions appeler plutôt sauvages.» – Michel de Montaigne, “Des cannibales” 

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