Amore e Psiche di Canova. Un bacio d’amore sospeso in eterno

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"Amore e Psiche" di Canova

Nel 1788 il colonnello Campbell avanzò una particolare pretesa: possedere una raffigurazione scultorea con gli innamorati del VI libro delle Metamorfosi (L’Asino d’oro) di Apuleio. Di questo tema si possiede una magistrale esecuzione con “Amore e Psiche” di Canova, che unì il suo ritorno alla scultura antica, il mito e la sua personale visione dell’arte.

Per la realizzazione di “Amore e Pische”, Canova prese a riferimento alcune scene di amore e la raffigurazione del tema ricreato nel passato. In particolar modo studiò le decorazioni site a Ercolano raffigurante un fauno e una baccante, che gli furono preziose soprattutto per la posa in cui creare i due amanti. La posa, che rende così innovativo il gruppo scultoreo, rimanda alla storia dei due giovani narrata da Apuleio.

“Amore e Psiche” di Canova. La delicatezza della composizione e la purezza dell’amore

“Amore e Psiche” di Canova congela il momento in cui il dio Amore va incontro alla fanciulla, scende dal mondo divino soltanto per lei, per prestarle aiuto e soccorrerla dopo le numerose prove seminate da Venere. Il richiamo alla storia si cela nella posa e nell’abbraccio dei due amanti, il richiamo all’antico si cela nei corpi, nei volumi perfetti, nelle forme graziose, nel particolare del velo che copre le nudità della ragazza. L’elemento erotico è presente, ma in modo sottile e raffinato, elegante come l’intera produzione dello scultore. Le braccia si intrecciano, un vortice di linee che si incontrano, i volumi si annodano.

Una scena ferma, fissa, ricca di sentimento, animata soltanto dalle ali del dio, posate perché ha finito il suo viaggio e ha raggiunto la sua amata, e dal ritmo lento delle mani che si fondono. Canova sembra l’artefice di una foto, di uno scatto di un attimo, quello che precede l’unione dei due innamorati, degli amanti che si lasciano andare a loro stessi. Nella composizione le braccia si uniscono senza stringere e le mani si avvicinano senza toccarsi del tutto, le labbra si accostano senza lambire: è un momento sospeso nell’eternità.

L’opera è stata studiata e concepita attentamente focalizzando l’attenzione su Amore e Psiche. La composizione dei due corpi segue due linee che si incrociano e s’incontrano nel punto del bacio sospeso dei due amanti. Un piccolo vaso è collocato vicino i capelli di Psiche. Non a caso il mito racconta che Psiche adoperò proprio quel vaso per custodire la bellezza di Proserpina, oggetto di una delle prove che dovette superare scendendo negli Inferi. Amore invece ha una faretra sulla schiena, che adopera per far innamorare i suoi prescelti.

Oltre questi dettagli, il resto della scena è occupato soltanto dai due innamorati. Lo scultore guida lo sguardo verso ciò che conta: il bacio sospeso, ma eterno. Creando le sagome in questa posizione, permette allo spettatore di calarsi completamente tra i due, di venir coinvolto dal loro abbraccio e dal loro amore.

“Amore e Psiche” dalle Metamorfosi di Apuleio

Si narrava la bellezza di una ragazza umana, Psiche, così rara da considerarsi divina. Man mano le persone cominciavano a recarsi alla sua casa per ammirarla. Ben presto tutto ciò attirò l’ira e la gelosia di Venere, che non poteva accettare un affronto tale da una mortale, addirittura eguagliata alla sua beltà divina. Venere, chiedendo aiuto al figlio Amore, architettò un piano per farla sparire. La dea però non aveva considerato una variante: il figlio Amore non appena vide Psiche si innamorò di lei, e decise non solo di non seguire il piano della madre, ma di darle anche riparo nel suo palazzo, invisibile agli occhi umani. Voci di servi invisibili tenevano compagnia alla ragazza di giorno, mentre la notte il Dio, col favore delle tenebre, tornava a far visita a Psiche. Il patto però era inviolabile: Psiche non avrebbe mai dovuto guardare Amore.  A tal fine Amore le fece giurare di non guardarlo mai, ogni volta che si sarebbero incontrati.

Però la ragazza, spinta sia dalla curiosità che dalle sorelle, una notte di nascosto si avvicinò al volto dormiente di Amore con una candella. La luce illuminò per un attimo il bellissimo e perfetto volto del dio, prima che fosse svegliato da una goccia bollente della candela. Sentitosi ferito dal giuramento tradito, Amore decise di andare via e abbondò la ragazza. Psiche, innamorata, giurò di compiere qualsiasi impresa per riaverlo e per dimostrare la sincertà del suo amore, sottomettendosi a delle prove ideate da Venere. Se la ragazza le avesse superate, avrebbe ottenuto l’immortalità e quindi il ritorno del suo amato. Superò molte difficili prove, persino quella di scendere negli Inferi per procurarsi un po’ della bellezza di Proserpina.  Però questa ultima prova era in realtà un tranello ordito per far cadere Psiche in un sonno profondo. Amore commosso dal vero amore della ragazza, la perdonò e volando da lei, la svegliò con un bacio d’amore.

Bozzetto e istinto in terracotta

Prima dell’opera vera e propria del 1787-93 sita al Louvre, Antonio Canova si esercitò sulla composizione non solo con uno studio teorico, ma anche con piccoli bozzetti. Di questi si segnalano uno nella Gipsoteca di Possagno e un altro al museo Correr di Venezia, che costituiscono la fase preparatoria dell’opera. I bozzetti sono di dimensioni di gran lunga ridotti rispetto all’opera in marmo, ma sono talmente espressivi da emozionare. La rifinitura del corpo non è perfetta, ma anzi grossolana.

Nonostante questo “non finito”, la contrapposizione tra vuoti e pieni concorre a creare una forte emozione, forse ancor più forte del marmo perfettamente lavorato. Soprattutto nei bozzetti, che sono creati di getto e seguendo l’istinto, si evidenzia di più la bravura dell’artista. Dalla terracotta al marmo, dall’istinto a ciò che è finito. “Amore e Psiche” di Canova dimostra in ogni approccio la sua bravura e sorprende come in due momenti diversi, con materie diverse e con diversi stati d’animo nella lavorazione, riesca ad evocare un mondo perfetto.

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