Andrea Antonello si racconta. L’autismo tra diversità e purezza

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Andrea Antonello. Autismo tra diversità e purezza

«Amico è accettare il disastro che sei senza pretendere di cambiare l’opera che ogni uomo dentro ha.» – Andrea Antonello in “Baci a tutti

Immaginate un bambino appena nato, piccolissimo. Appare sano e molto bello. Come tutti i bambini ha grandi occhi curiosi e stringe a pugno le minuscole manine. Ora immaginate che questo bambino sia autistico. In quel momento nessuno ancora può saperlo. Perché l’autismo non si manifesta subito. È stato raccontato tante volte e in tanti modi diversi, ma sempre dal “di fuori”, dall’unico punto di vista a noi accessibile: il nostro. Per una volta sarebbe bello provare a capire quali sono gli sforzi e le difficoltà delle persone autistiche, quali desideri e meraviglie nasconde la loro diversità. Per farlo, si è preso come punto di riferimento l’esperienza di chi vive in prima persona questa condizione e ha scelto di raccontarla in un libro.

Andrea Antonello. Uno sguardo sull’autismo da un punto di vista interno

Andrea e Franco. Forse non hanno bisogno di presentazioni. Andrea Antonello è un giovane ragazzo autistico, diventato famoso in Italia per aver sensibilizzato l’opinione pubblica su questa diversa realtà. Franco è suo padre. Insieme hanno fatto un duro lavoro per raccontare la realtà  nella prospettiva di Andrea e con le sue stesse parole. Ad oggi hanno pubblicato tre libri sull’autismo, l’ultimo “Sono graditi visi sorridenti“. Ci sono riusciti grazie ad un metodo che si chiama “scrittura facilitata”, che per molte persone affette autistiche è l’unico modo di comunicare. Scrivere per lui è molto faticoso e per riuscirci ha bisogno che ci sia una persona accanto a lui, un “facilitatore”, che lo aiuti a sbloccare il gesto che serve a battere le lettere sulla tastiera. Come spiega nel suo libro, è stato un percorso graduale. Il facilitatore prima doveva guidare la mano di Andrea, poi è bastato che gli toccasse l’avambraccio, infine la spalla. Così è iniziata l’avventura.

«Devo fare violenza a mia testa per sedere di fronte a video e scrivere i miei disagi di contenere tutte stereotipie.» 

Nel libro viene raccontato con molta precisione quanto siano complessi i gesti quotidiani per un ragazzo autistico. Franco, dando voce al figlio, racconta che è stato necessario un percorso educativo e tanto impegno per riuscire ad entrare un un bar, chiedere dell’acqua e berla piano dal bicchiere. Questo perché il suo primo impulso è quello di bere l’acqua dalla bottiglietta, tutta in una volta. E poi buttare per terra quella che non riesce a bere. E se possibile anche quella contenuta nelle bottiglie e negli altri bicchieri del locale.

Un altro aneddoto significativo è la doccia. Andrea e Franco ci spiegano che “fare la docciasi può scomporre almeno in dodici operazioni: aprire l’acqua, controllare la temperatura, dirigere il getto verso di sé etc. Andrea, prima di riuscire a farla da solo, ha dovuto fare e rifare questa serie di gesti per mesi, affiancato da un operatore che lo aiutasse a “sbloccarsi” ogni volta che fosse stato necessario, a vincere i limiti dettati dalla propria disabilità. Ma non gli serviva imparare la teoria della sequenza delle azioni da svolgere, era il suo corpo a dover imparare.

Un altro mondo fatto di colori e poesia

«Mondo parallelo è autismo. Devo tanto imparare da terrestri. […] Terrestre imparo a diventare. Difficile stereotipia di terrestri è dare ordini» 

Franco e Andrea raccontano con ricchezza di particolari il rapporto con l’altro non autistico. La realtà dei cosiddetti neurotipici viene descritta come un altro mondo, un mondo di cui Andrea deve imparare le regole, regole che sono completamente diverse da quelle che regnano nella sua mente.

«Devo abitare in due mondi. Gli obiettivi di papà sono le regole del vostro mondo. È giusto che ci provi, a farle mie, perché non sono mai andato via. […] Finisco con rompere le palle/Io sfinisco tutti/Io mi faccio paura» 

Ma non si racconta solo di regole, ma anche di incomprensione di bisogno d’amore e di voglia di darne. Nella testimonianza di Andrea Antonello, però, c’è dell’altro. Quando lui parla delle stereotipie derivanti dalla propria disabilità, dell’esterno e degli altri, è il ragazzo coraggioso e in difficoltà descritto fino ad ora. Ma quando parla dei suoi pensieri, che hanno la forma dei colori, e dei suoi purissimi sentimenti, allora la scrittura smette di essere impacciata e prende la forma della poesia. Cosa significa essere liberi? Perché ti piacciono i colori? Che cosa vuoi dire quando dici che senti i pensieri di tutti? L’autismo è un mondo caleidoscopico e Andrea ce lo mostra. Non per intero, ma come lo scorcio di un incantevole paesaggio, visto di sfuggita tra le montagne. E allora la compassione, se mai c’è stata, svanisce. E le parole, se mai ce ne sono state, non sono più sufficienti. Ed è per questo che lascio concludere a lui.

«Io lotto prego vivo per amore.
Si nasce per amore e perno della nostra esistenza rimane questa magica
parola che ci segue fino alla fine dei nostri giorni.
Io qui finisco perché troppi tipi d’amore ci sono per poter dire di tutti.
Tutto gira intorno a quel magico profumo che l’altro regala forte e

impossibile attrazione naturale, che unisce rivoluziona crea vita.
Dico amore coppia non conosco.
È vero quello che ho scritto? Domando a chi legge.» – Andrea Antonello in “Baci a tutti”

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