“Blue Plate Special”: il sinistro mondo di Jeff Lee Johnson che insegna a vivere

Se in apparenza sembra di osservare una normalissima scena di vita quotidiana, guardando nello specifico si notano dei dettagli stranianti e molto inquietanti che rendono particolare il dipinto. Stiamo parlando di “Blue Plate Special / Speciale piatto blu”, uno dei quadri più celebri del pittore americano Jeff Lee Johnson.

C’è sempre un po’ di umorismo sottile accanto all’orrore che l’universo fornisce per rendere appetibile l’esperienza. – Jeff Lee Johnson

“Blue Plate Special” di Jeff Lee Johnson: scene di apparente mostruosità

Ad una prima vista “Blue Plate Special” sembra rappresentare una comune e caotica scena all’interno di un vagone ristorante. La calda gamma cromatica contribuisce a creare un effetto rassicurante grazie alle gradazioni tra giallo, arancio e marrone. Un distinto signore siede assorto nella lettura di un quotidiano, una donna elegante tenta di trascinare via un bambino, le cameriere svolgono i loro compiti come sempre, un uomo di mezza età è assorto nei suoi pensieri.

La scena si osserva dall’interno, siamo noi la donna che prende il caffè in primo piano e guarda la vita del vagone svolgersi d’avanti ai suoi occhi. Lo stile pittorico di Jeff Lee Johnson è realistico e attento al più piccolo dettaglio, ma questo scopriremo presto che è funzionale per enfatizzare la sensazione straniante e quasi scioccante che travolge al guardare la stessa scena con occhi più attenti.

Il lato sinistro in ogni dettaglio

La tazza di caffè che il personaggio/spettatore sostiene in primo piano è il primo segnale premonitore del capovolgimento che di quì a breve sconvolgerà il dipinto. Al centro del caffè il latte e il fumo svelano la forma di un teschio. L’uomo sulla destra è in realtà ferito, ha 3 graffi sul collo ma non è una vittima: nel piatto avanti a lui sono disposte due dita e un occhio ancora con i nervi attaccati. Alla sua destra sulla parete c’è l’orma insanguinata e aperta di una mano, forse della stessa persona a cui è stato estratto l’occhio. La camierera non ha più un sorriso gentile, ma un ghigno malefico mentre taglia una torta appartente fatta di sangue. Avanti a lei il bambino non è un figlio discolo, ma cerca di fuggire dai tentacoli di un essere che si nasconde sotto le sembianze di una donna.

Sono solo i primi dettagli che ci spingono ad approfondire lo sguardo per cercare di capire, di intuire il pericolo. Nel mobile sulla sinistra, sotto il ripiano con i bicchieri, ecco una creatura che si affaccia dall’oscurità, ha gli occhi verdi, i denti affilati e digrignati, piena di tentacoli. Al centro, dietro l’uomo che sembra assopito (che non sia morto?), si scorge un’altro mostro, con il viso deforme e appendici che si allungano verso il piatto, a ben vedere, per terra si scorgono altri tentacoli, probabilmente proprio di quest’ultima creatura.

Il pensiero di Jeff Lee Johnson alla base della sua arte

È preponderante nel pensiero alla base delle opere di Jeff Lee Johnson, l’influenza di HP Lovecraft, celebre scrittore di libri horror di inizio Novecento. Secondo lo scrittore l’universo è indifferente nei confronti degli esseri umani, pertanto lo concepisce come un essere malvagio che si compiace nel vedere soffrire la gente.

Tuttavia la visione di Lee Johnson è meno pessimista: non nega l’esistenza dell’infelicità, ma allo stesso tempo ricorda l’esistenza di gioia e avvenimenti lieti. In effetti la maggior parte dei soggetti di Lee Johnson appaiono tranquilli e sorridenti. Sembra quasi che, seppur in maniera grottesca, descriva uno stato di calma preservato a dispetto del dolore o dello sconvolgimento dei classici e canonici equilibri.

Jeff ribadisce spesso che bisogna osservare i suoi dipinti come se fosse la prima volta, perché ad ogni visione si noteranno sempre nuovi particolari, in grado di fornire una lettura diversa di quanto raffigurato. Soprattutto spinge gli spettatori a non tralasciare i dettagli per cogliere la profondità di quello che realmente si nasconde nella vita delle persone e nella storia del nostro universo. Dettagli mostruosi, un tantino divertenti, per una migliore comprensione della realtà.

Ci sono strati di significato e contesto intorno a noi […] in gran parte nascosti a uno sguardo casuale, e la storia è molto più ricca se a volte più spaventosa, se ci prendiamo il tempo e lo sforzo per guardare un po’ più in profondità. – Jeff Lee Johnson

Da dove nasce la passione per il macabro?

I dettagli orrorifici che stravolgono la visione dei dipingi sono la principale peculiarità delle tele di Lee Johnson. Tutti suoi quadri infatti sembrano riprodurre scene quasi idilliache per poi sconvolgere con elementi spaventosi. L’arte di Jeff Lee Johnson concentra quindi al suo interno elementi provenienti dai generi letterari fantascientifico, fantasy e soprattutto horror.

Tale fascino per il macabro nasce dalla lettura di molti libri su esempio materno e dalla visione di una gran fetta della cinematografia horror e fantascientifica. Jeff ritiene che leggere più generi aiuta a comprendere una grande varietà di situazioni e personalità, fondamentale per riprodurre nella sua arte personaggi e situazioni diverse e variegate come la realtà che circonda l’uomo. Anche i viaggi in tal senso si configurano come fonte di ispirazione per l’artista, fornendo un bagaglio ricco di ambientazioni e atmosfere anche a distanza di anni, perché lo stesso luogo può raccontare storie diverse da un decennio all’altro.

Trovo utile poter saltare da un genere all’altro e da un tema all’altro come un modo per cancellare dalla mia mente un filo di pensiero, abbracciarne un altro, quindi tornare indietro con quegli occhi nuovi e “vedere” il dipinto precedente nuovo. Un detergente per il palato mentale. – Jeff Lee Johnson

Una piccola curiosità

L’artista nasce negli Stati Uniti, più esattamente nello stato federato del Minnesota. Oltre ad essere un pittore attivo dirige anche il Fantasy Flight Games, una casa editrice che si occupa della realizzazione di giochi da tavolo e di ruolo. Tra questi ricordiamo quelli relativi alla serie de “Il trono di spade”.

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