Gli Alberi di Vincent van Gogh: la forza della vita tra pennellate intrecciate

Gli Ulivi di Vincent van Gogh si aggrovigliano nel verde della terra e nel blu del cielo

Tra Vincent van Gogh e la natura è esistito da sempre un rapporto intenso e profondo. L’artista era incanto dalla bellezza e dalla forza spirituale che gli alberi sapevano trasmettere. Restò ammaliato dal loro mutevole splendore nei paesaggi; avevano la capacità di calmarlo, ispirarlo, rassicurarlo, soprattutto durante le crisi nervose che accompagnarono la sua breve vita. Ritrasse differenti tipi di alberi, che per lui rappresentarono l’emblema della vita stessa, il divino e il ciclo della vita.

Vincent amava passeggiare per la campagna ed era un attento osservatore. Vagava per i campi soprattutto durante il suo soggiorno in Provenza e si inoltrava in mezzo ai boschi della soleggiata cittadina di Arles, anche nella campagna intorno, quella che circondava l’ospedale psichiatrico di Saint-Remy, dove venne poi ricoverato per problemi psichici. La sua produzione artistica riguardante gli alberi fu cospicua. Dipinse con colori accesi e caldi realizzando opere dal profondo significato. Si ricorda una vasta produzione di ulivi, ma non solo. Tra le opere più significative si annoverano anche peschi, salici, mandorle, castagni e frutteti in generale.

Non bisogna copiare la natura ma conoscerla bene, in modo che il risultato sia fresco e autentico.

Gli alberi sono espressione della sua anima e del suo mondo interiore, dove bellezza e malinconia si fondono. Realizza le opere depositando sulla superficie del quadro una grande quantità di colore, che crea grumi e strati spessi e corposi. La pennellata diventa vorticosa, serpentinata, dall’andamento fortemente curvilineo. Van Gogh ha uno stile personalissimo che si ispira all’impressionismo, ma che se ne discosta in quanto sembra ricreare il paesaggio seguendo i moti dell’anima. È basato sulla separazione dei colori e sulle impressioni e simbolismi che la natura gli suggeriva. Il suo obiettivo era ricreare l’aura e il senso di libertà che provava da bambino in Olanda in mezzo ai boschi, dove era nato.

Vedo ovunque nella natura, ad esempio negli alberi, una capacità d’espressione e, per così dire, un’anima.

I 15 Alberi d’Ulivo di Vincent van Gogh a Saint Remy

I venerabili ulivi nodosi, come li definisce van Gogh, costituiscono tra le tele più belle e famose dell’artista. Si tratta di quindici dipinti realizzati tra il giugno e il dicembre del 1889, mentre era ospite dell’Ospedale Psichiatrico di Saint-Remy- de- Provence. Passeggiando per le campagne intorno all’ospedale, l’artista osserva attentamente gli alberi.

Gli ulivi sono argento, a volte più blu, a volte verdastri, bruni, bianchi su un terreno che va dal giallo, al rosa, al violaceo, all’arancione, al rosso ocra opaco. E forse un giorno riuscirò a darne una personale impressione, come fanno per i girasoli i gialli

Sperimentando una nuova tecnica, utilizza pennellate vorticose e ritmiche con contorni forti, forme stilizzate e mescola i colori più vari: dal rosa al verde, al blu, all’argento, riuscendo a darne un’interpretazione meravigliosa e personalissima. Quando Van Gogh descrive la natura esagera sempre, mostrandone la forza che da essa sprigiona. Gli ulivi che dipinge hanno rami contorti e nodosi e colori fiabeschi che vanno dal blu al giallo, al marrone. Gli uliveti sembrano immersi in un tempo sospeso, senza animali o persone e i cui unici suoni sono quelli prodotti dalla brezza del vento.

Il rumore degli uliveti ha qualcosa di molto intimo, di smisuratamente vecchio.

Strada con Cipresso sotto un Cielo Stellato: il segretto nelle stelle

In questa tela sono ritratti due cipressi scuri e alti che dominano la scena di un paesaggio notturno. Che si tratta di due alberi raffigurati insieme, lo svela una linea nera dal tratto più spesso e trasversale, a segnalare che verso la punta alta dell’albero si uniscono in realtà due chiome verdastri. Anche in “Notte stellata” i cipressi sono due e molto vicini, uno più grande ed uno più piccolo. Malgrado compaiono due viandanti, in basso sulla destra, che trainano un carretto, vero protagonista è il cipresso unico che si crea dalla fusione dei due arbusti, ondulato e minaccioso, ma anche malinconico e solitario, come i sentimenti di tristezza e difficoltà nel vivere dell’artista.

Il cielo viene rappresentato in maniera molto precisa, e gli studiosi d’arte hanno riconosciuto due pianeti precisamente: Venere e Mercurio. La grande stella sopra le nuvole sembrerebbe essere Venere, mentre la seconda dovrebbe essere Mercurio che quando è stato creato il quadro era ben visibile nel cielo.

Vincent van Gogh quando ha dipinto “Strada con cipresso sotto un cielo stellato” era consapevole di essere abbastanza vicino alla morte, e da qui deriverebbero diverse scelte rappresentative. La Luna crescente e Venere sono il simbolo del vecchio e del nuovo, separati dalla morte nella fisicità del cipresso, mentre la coppia di pedoni rappresenterebbe la vita degli uomini, piccola e finita rispetto all’infinità e all’eternità del tutto.

Il cielo e le stelle riflettono spesso un messaggio di speranza rivolto al futuro nelle opere di van Gogh. La meticolosità e serietà con cui riproduceva i dettagli del cielo – le stesse rappresentate coincidevano sempre con quelle osservate – hanno permesso agli esperti spesso di dedurre le date precise in cui sono stati realizzati i dipinti, anche confermando e smentendo diverse attribuzioni.

Selciatori o Platani tra giallo e blu

I “Selciatori” è un’opera di van Gogh che risale al ricovero presso l’ospedale Psichiatrico. I platani rudi e spessi sono raffigurati con la corteccia rugosa, di colore blu, su una strada periferica. I grandi alberi dominano il paesaggio, in contrasro con i lavoratori che invece sono resi con poche pennellate e trasmettono un’aria triste e malinconica, propaggine della dura realtà a Saint Remy.

Il colori scelti sono funzionali all’emotività del dipinto. Il blu si associa al malumore, al senso di solitudine e poca energia. Eppure insieme al giallo, anche il blu era tra i colori preferiti da van Gogh, per la forte carica emotiva nello spettatore. In quest’opera la natura, con le sue forme e i suoi colori, detiene il potere sui fragili uomini.

L’albero di Gelso: il preferito di Vincent van Gogh

L’albero di gelso che occupa tutta la scena è dipinto con varie tonalità di marrone, oro e arancione e si staglia tra il terreno chiaro e il blu del cielo in lontananza. Era uno dei preferiti di van Gogh, scopriamo il perchè.

Il protagonista della scena è il Gelso, centrale nel dipinto, ben saldo a terra grazie alle sue radici che si fanno spazio in un terreno roccioso. Questo tipo di terreno accidentato era caratteristico del giardino di Saint-Remy, e Van Gogh sceglie di dipingerlo con colori dalle tonalità sgarcianti ottenute mescolando ad esempio il bianco al marrone, con un risultato molto realistico.

Mescola il marrone, l’arancione ed il verde per la vegetazione, mentre si serve solo di un marrone decisamente più scuro per quanto riguarda il suo tronco. Altri alberti di un verde fertile stanno crescendo in lontananza, a destra. In contrasto cromatico con il Gelso, si staglia un cielo di un bellissimo blu utilizzato da Van Gogh. Il blu risalta e richiama il complementare arancione, usato da van Gogh saggiamento per dare un tocco di luce ad alcune foglie dell’albero di gelso. Rispetto ad altri alberi di van Gogh, in questo dipinto si apprezza maggiormente l’a grande ‘importanza della pennellata veloce e decisa e che assomiglia molto allo stile impressionista.

Radici: l’ultimo quadro di Van Gogh prima di morire

“Radici” è l’ultima tela dipinta di Vincent van Gogh. Il paesaggio è selvaggio, radici e tronchi d’albero sono illuminati dalla luce del sole, si aggrappano, si intrecciano, si avviluppano fino quasi a perdersi e a non riuscire più a rintracciare il percorso dei singoli rami. La contorsione dei trochi e dei rami rappresenta la forza inarrestabile della vita. Soprattutto l’amore per la vita è gridato da quel radicarsi dei rami con fervore e tenacia nel terreno, e allo stesso tempo connotati dalla fragilità e vulnerabilità di chi è onesto. Come se fossero stati squarciati da un evento imprevisto, da una forte tempesta che si è abbattuta su di loro. “Radici” si può dire che illustra la lotta della vita e la lotta con la morte.

Van Gogh muore il 29 luglio del 1890 e, secondo i biografi, “Radici” venne dipinto fino a poche ore delleterna fine, avvenuta per le conseguenze di una ferita da arma da fuoco, che lui stesso si era procurato qualche giorno prima. Il dipinto è rimasto incompiuto. Raccoglie in parte probabilmente anche l’ultimo grande dolore dell’artista, in quel primo piano di radici attorte e avviluppate, senza la speranza di un cielo, in cerca di uno spazio vitale ma sconbussolati da una forza indecifrabile. Alcuni critici ravvedono nella scena del dipinto, il paesaggio visibile lungo la Rue Daubiguy, la strada che attraversa Auvers-sur-Oise, ossia la cittadina a trenta chilometri di Parigini dove morì van Gogh.

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