Jung e l’arte nel mare espressivo dell’inconscio

Carl Gustav Jung per tutta la vita ha accostato alla ricerca psicologica la passione per le opere d’arte visiva. Tra i suoi amici e conoscenti non era un mistero che fosse solito dipingere e scolpire, spesso regalava loro le sue opere, anche se ha sempre rifiutato l’appellativo di artista.

Ha composto da autodidatta un grande numero di disegni, schizzi, acquerelli, ma anche sculture in pietra, in legno e bassorilievi. Nonostante non abbia mai frequentato corsi di disegno, ha acquisito una grande abilità tecnica, sperimentando da solo con i vari materiali.

Concentrare il corpo e la mente razionale nella realizzazione di un’attività manuale, liberava e stimolava l’inconscio di Jung trasformando in immagini le fantasie più recondite che emergevano dalle nubi dell’ignoto. Spesso, durante le sedute di psicoanalisi con i suoi pazienti, li incoraggiava a trasporre in disegni i sogni e le visioni, che elaboravano usando l’arte come terapia psicologica e applicando la tecnica delle associazioni libere, chiamata da Jung dell’Immaginazione Attiva.

Sempre, quando mi trovavo in un vicolo cieco, mi mettevo a dipingere o a scolpire la pietra. – “L’arte di C.G. Jung”

Il rapporto di Carl Gustav Jung con l’Arte Moderna

Il rapporto tra Jung e l’arte moderna è stato abbastanza controverso. Non ha mai considerato l’arte moderna in modo indipendente dagli aspetti psicologici e simbolici che racchiudeva, l’ha considerata invece come mezzo per trasporre su carta e mettere in luce le espressioni dell’anima e gli archetipi collettivi.

Sia come psicologo che come uomo mi risulta molto difficile mettermi in rapporto con l’arte moderna.

Jung amava in particolar modo l’arte classica, mentre degli autori moderni apprezzava solo le opere dei simbolisti come Odilon Redon e Giovanni Segantini. Nel 1932 pubblicò invece un articolo su Picasso: riteneva le sue produzioni oltremodo difformi dall’arte naturalistica e rivide nelle opere di Picasso tratti distintivi presenti anche nei dipinti dei suoi pazienti, diagnosticando una tendenza schizoide e confusa. Si espresse in senso negativo anche sull’arte dadaista, che gli appariva priva di senso, deformante e ossessiva.

Il significato del colore per l’inconscio

Jung rivedeva in ciascun colore la corrispondenza con uno stato emotivo preciso. Una linea di pensiero non sconosciuta all’età moderna, ma avanzata già in precedenza da Goethe e approfondita dalle sperimentazioni artistiche di Kandinskij nel suo saggio “Lo spirituale nell’arte”.

L’esperienza ci insegna che ogni singolo colore dona un particolare “stato animo”. – Goethe

Considerando i colori dei veri e propri stati emotivi filtrati dall’immaginazione attiva, possono diventare in finestre sull’inconscio e aiutare a scorgere un mondo profondo che fugge la razionalità della coscienza non solo individuale, ma anche collettiva. Se ad ogni colore corrisponde un particolare stato d’animo, allora il rosso è per Jung collegato all’immagine del sangue, del vino, dell’ardore e dell’ebbrezza. Il blu richiama l’acqua pura e limpida, si lega alla luna, all’argento e all’anima, ma è anche legato al pensiero astratto. L’oro esprime la luce solare, il valore, la divinità stessa. Il bianco richiama l’intuizione, mentre il verde la sensazione tattile.

Colui che avrà elevato la sua anima ne vedrà i colori – Diari

Le opere di Jung: disegni e acquerelli

La produzione artistica visiva di Jung ha accompagnato tutta la sua vita sin dalla prima età. Il primo piccolo taccuino di schizzi risale al 1884 e contiene i primi disegni conosciuti di Carl Gustav Jung.  Vi si notano gli schizzi in cui prevalgono le fantasie di combattimento tra cavalieri e draghi, animali spaventosi, navi da guerra. Jung era affascinato dai vecchi castelli.

Tra gli otto e gli undici anni disegnò senza posa battaglie, assedi, bombardamenti, scontri navali. I castelli si ergevano sopra piccole cittadine governate da un sindaco e da un consiglio di anziani. Il motivo del castello è variamente raffigurato anche nella produzione successiva e si ritrova nel “Libro rosso” del 1915 come raffigurazione pittorica di un capolettera, alla stregua dei codici miniati.

Nel semestre tra il 1902 e il 1903, durante l’apprendistato presso Pierre Janet all’ospedale della Salpetriere di Parigi, Jung si immerse nelle atmosfere parigine. I disegni dell’epoca infatti celebrano la città, mostrandone le suggestioni.

Parigi era incredibilmente bella, elegante, splendida, e al contempo un abisso di miseria. – Diari

L’acquerello Parigi, la Senna, mostra la riva del fiume nella luce crepuscolare di una giornata grigia di novembre: l’acqua, il percorso lungo il fiume, le vetrine illuminate, uno scorcio del profilo della città con una cupola. In un altro disegno un piccolo stagno è circondato da una fitta foresta, le acque riflettono il buio degli alberi e una porzione libera di cielo.

“Scogliere sul mare” e “Marina con veliero” di Carl G. Jung sono due acquerelli bellissimi incentrati sul mare. È probabile che l’ispirazione gli venne durante il viaggio di nozze con la moglie Emma Raunscgenbach, nell’isola di Madera. Jung, cresciuto in un paese interno e lontano dalla costa, fece esperienza del mare aperto per la prima volta proprio durante il suo viaggio di nozze. Oltre a Madera, soggiornò anche nelle isole delle Canarie e a Tenerife, dove erano previsti 2/3 giorni di soggiorno che, invece, divennero 3 settimane.

I Mandala

Jung aveva una particolare predilezione per i Mandala. Se ne incontrano molti nella sua produzione artistica, elaborati nella ricerca e nella rappresentazione delle forme archetipe più potenti, come la quadratura del cerchio.

Durante l’analisi dei suoi pazienti e in particolare i periodi di disordine psichico e caos interiore, il simbolo del mandala compariva spesso come archetipo compensatorio portando ordine, dimostrando la possibilità di fare ordine. Per questo si dedicò attentamente alla realizzazione di mandala che corrispondevano alla sua formazione, ma soprattutto alla sua trasformazione psichica, di pari passo con l’acquisizione di nuove consapevolezze.

Noi non possiamo vivere senza essere toccati dal male. I mandali sono raffigurazioni simboliche di formazione e trasformazione psichica attraverso i quali l’ombra viene portata alla luce e di cui essi mostrano l’evoluzione.

Le iscrizioni in pietra e l’amore per la scultura

L’esperienza dell’acqua fu di grande impatto. Costruì la sua casa in riva al lago di Zurigo e divenne un appassionato velista. La casa fu completata nel 1915 nella località di Kusnacht, dove visse fino alla morte nel 1961. Fu lo stesso Jung a disegnare una piccola bandiera per il tetto e due iscrizioni in pietra a testimonianza del suo amore per la scultura. Da ricordare anche la lapide commemorativa per la morte dell’amatissima moglie con cui ebbe 5 figli, anche lei psicoterapeuta e studiosa della leggenda del Sacro Graal.

Vocatus atque non vocatus, deus aderit / Invocato o non invocato, Dio sarà presente. – iscrizione in pietra presso la casa di Jung

Il Libro Rosso di Carl Gustav Jung

Per il Libro Rosso, Jung realizza non solo la parte scritta, ma anche i disegni e le illustrazioni visive contenute al suo interno. Diventa scrittore, copista, rubricatore, illustratore e miniatore. Il Libro descrive il viaggio interiore dell’autore, il suo girovagare in paesaggi immaginari popolati da personaggi di fantasia. Il Libro Rosso di Jung si può definire quindi un testo psicologico espresso in un linguaggio poetico. Presenta ben 54 immagini a pagina intera, inclusi una serie di mandala e immagini più piccole e capilettera finemente illustrati con pigmenti minerali mescolati con gomma arabica e acqua. I disegni a matita negli schizzi architettonici dimostrano un’ottima padronanza della prospettiva, testimoniando gli anni che Jung trascorse nell’esercizio delle tecniche pittoriche. Con il Libro Rosso Jung riuscì ad esplorare fino in fondo mappa della sfera interiore attraverso l’uso di parole e immagini per soddisfare sia la sfera dell’inconscio che la sfera razionale volta alla sua indagine. Strumenti quindi diventano non solo le parole, ma anche matite, penne, inchiostro, pastelli, guazzo, acquerelli, creta, legno, pietra.

La collezione di Jung alla ricerca degli archetipi collettivi

La casa di Kusnacht, sul lago di Zurigo, era ricca di mobili su misura e tappeti; qui Jung ha portato avanti la sua passione per il collezionismo. Di particolare pregio era un bastone cerimoniale di manifattura fung proveniente dal Gabon settentrionale. Non si conosce con precisione il numero complessivo dei vari pezzi della sua collezione, ma si ricordano: ritratti di avi, di scudi con stemmi, carte geografiche, calchi in gesso di varie personalità (Voltaire- Scipione-Omero) copie di dipinti europei inseriti nel Louvre e negli Uffizi, oggetti etnologici di diverse culture (Africa- India- America), gioelli e oggetti di artigianato, collezioni di antiche opere alchemiche.

La collezione si arricchiva grazie ai molti viaggi che Jung fece tra il 1920 e il 1940 in Africa, ma anche in Nord America presso gli indiani Pueblo e in India. Gli oggetti venivano scelti e ricercati soprattutto sulla base delle sue teorie e ricerche in ambito psicologico sugli archetipi collettivi.

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