La Predica di San Marco ad Alessandria d’Egitto: Un Capolavoro di Gentile e Giovanni Bellini

La Predica di San Marco ad Alessandria d'Egitto di Gentile e Giovanni Bellini

La Predica di san Marco ad Alessandria d’Egitto è un dipinto monumentale conservato presso la pinacoteca di Brera, a Milano, nella sala VIII.
Si tratta più propriamente di un telero di 3,47 per 7,70 metri, con una superficie complessiva di 26 metri quadrati. La tela venne iniziata dal pittore rinascimentale veneziano Gentile Bellini nel 1504. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1507, l’opera venne completata dal fratello Giovanni, su sua precisa disposizione testamentaria.

I fratelli Bellini furono insigni pittori veneziani e possedevano nella città una rinomata bottega artigiana di pittura che avevano ereditato dal padre Jacopo, anch’egli pittore. Il più famoso e quotato dei fratelli fu Giovanni, definito da Marin Sanudo, cronista suo contemporaneo, tra la fine del quattrocento e l’inizio del cinquecento “il più excelente pitor de Italia”. Conosciuto meglio come il “Giambellino”.

Descrizione: La Predica di San Marco ad Alessandria d’Egitto

La Predica di San Marco ad Alessandria d’Egitto evoca ad una prima impressione la magnificenza della città, della Serenissima, come veniva indicata allora la repubblica di Venezia, che sembra trovare ragione della sua potenza nella apertura e nella curiosità verso il mondo esterno. La scena si svolge in una grande piazza che richiama un oriente inventato, più vicino a piazza san Marco che a Costantinopoli, l’odierna Istanbul.

Al centro troneggia l’edificio che richiama, al contempo, la basilica di san Marco e la chiesa di santa Sofia a Istanbul. Accanto all’edificio vi sono rappresentati vari elementi architettonici esotici come le torri che compaiono sullo sfondo, gli obelischi, i minareti, forme e strutture orientali, in cui si muovono persone vestite con i caratteristici turbanti all’orientale e animali vari come un cammello, un dromedario, una grande giraffa. Si riconoscono tra tanta gente alcuni ritratti simbolici come, nel gruppo di uomini in primo piano a destra, è riconoscibile Dante Alighieri, dalla corona di alloro.

Il santo è decentrato, sulla sinistra, in piedi, su un palco a forma di ponticello, composto da sei gradini rivestiti di mami policromi. San Marco arringa ad un vasto pubblico, di genti tra le più disparate, che ascoltano con attenzione la predica del santo. Alla sinistra del santo e sotto di lui, si scorgono uomini con berretti neri che rappresentano i membri della confraternita di san Marco, che commissionarono l’opera, per abbellire l’edificio della scuola omonima e che chiesero di essere ritratti.

Al centro stazionano alcune donne, velate dalla testa ai piedi con lunghi veli bianchi, come si usava nei paesi islamici. Alcune di esse, le più intraprendenti, si alzano in piedi e si avvicinano al palco per ascoltare meglio le parole del santo. Poi sulla destra vi sono raffigurati uomini con turbanti bianchi e altri con alti colbacchi rossi.

Questo miscuglio di est e ovest mi affascina e continuerei a guardarlo indefinitamente. Perciò mi identifico negli uomini dagli enormi copricapi che scrutano la piazza immaginaria dai terrazzi.

Orhan Pamuk, scrittore e saggista turco, premio Nobel per la letteratura

Un’Alessandria ideale come pace al centro del ciclone

Sulla piazza immaginaria della Costantinopoli dei fratelli Bellini, genti diverse confluiscono di fronte allo straordinario edificio, metà basilica di san Marco e metà chiesa di santa Sofia, attirati dalla predica del santo, e riunite in questo luogo immaginifico e splendido che diventa punto di incontro, di confronto e di ascolto della predica del santo. Alessandria, città dove l’evangelista subì il martirio, rimanda ad un mondo utopico, pacificato e unitario in cui le varie contese si amalgamano attraverso lo strumento del dialogo e l’est e l’ovest del mondo trovano finalmente un punto di convergenza e intesa.

Grande insegnamento che è attuale ancora oggi e che dovrebbe far riflettere sull’importanza dell’ascolto dell’altro, e sul potere del dialogo.
Più tecnicamente, il grande telero ci mostra una pittura raffinata, precisa, con i colori sapientemente dosati che ripercorre la storia spirituale di Gentile Bellini.

Gentile Bellini fu infatti un pittore molto particolare, affascinato dalle sperimentazioni prospettiche, dalle scene affollate, dalla ricchezza dei particolari, che ritroviamo nel grande dipinto. Anche se appare difficile distinguere gli interventi di Giovanni, in quanto intraprese il lavoro quando già la maggior parte del quadro era a buon punto, e, in verità, di malavoglia. Considerato che si rese necessario, per la sua ultimazione, che il fratello facesse una precisa disposizione testamentaria. Gli esperti attribuiscono a Giovanni i ritratti dei personaggi di sinistra, la figura di san Marco e del senatore che lo ascolta, alcune modifiche agli edifici per rendere la scena più luminosa.

Cos’è il Telero

Da ricordare che il telero è un tipo di pittura particolare effettuata con colori ad olio, che utilizzava tele di vaste proporzioni, in lino o canapa, montate su telaio di legno e applicate direttamente a una parete. Fu ideata dai pittori veneziani per prevenire l’umidità dei muri molto frequente a Venezia, a causa dell’acqua alta.

La Storia da cui nasce l’opera: il significato

Nel 1479, dopo 20 anni di guerre, saccheggi e piraterie nelle isole dell’Egeo, Maometto II firma la pace tra l’impero ottomano e Venezia.
E quando gli ambasciatori cominciarono a viaggiare tra Costantinopoli e la Serenissima per mettere a punto il trattato di pace, Maometto II espresse il desiderio che da Venezia gli mandassero un buon pittore che eseguisse il suo ritratto.

Il senato veneziano scelse Gentile Bellini, autore tra i più quotati ritrattisti della città e in particolare dei vari dogi. Il suo viaggio culturale durò 18 mesi durante i quali il pittore ebbe modo di catturare immagini di costume delle città arabe da riportare in patria. Il ritratto del sultano Maometto II è conservato attualmente alla national Gallery di Londra. Ricordiamo che allora in oriente non vi erano grandi pittori per una sorta di interdizione islamica nei confronti della pittura e per la particolare diffidenza verso il ritratto.

I committenti

Per quanto concerne i committenti della scuola grande di san Marco, le scuole erano delle confraternite di laici che sotto la protezione di un santo patrono, si riunivano per salvaguardare gli interessi di un determinato lavoro artigianale oppure per devozione ad alcune virtù cristiane. La scuola grande di san Marco è ancora visibile a Venezia. È un edificio rinascimentale, ubicato nel sestiere di castello, che si affaccia sul Campo santi Giovanni e Paolo ed è attualmente l’entrata dell’ospedale civile della città.

Il Cocktail Bellini in onore del Giambellino

Ancora oggi la Predica di san Marco ad Alessandria d’Egitto, continua ad affascinare per la sua monumentalità, per il messaggio e a tal proposito ricordiamo che nel 1949 Giuseppe Cipriani fondatore del celebre Harry’s bar di Venezia, in onore della pace, ideò una bibita che univa la freschezza e il colore delle pesche alla vivacità dello spumante. Lo volle chiamare Bellini proprio in onore del Giambellino per celebrare l’arte e la libertà in tutte le sue forme.

La Predica di San Marco ad Alessandria d'Egitto di Gentile e Giovanni Bellini

Titolo: Predica di san Marco ad Alessandria d’Egitto
Autore: Gentile e Giovanni Bellini
Data di creazione: 1504-1507
Conservato pressoPinacoteca di Brera a Milano
Dimensioni reali: 347×770 cm
Materiale: Olio su tela
Luogo di nascita dell’autore: Venezia
Luogo di morte dell’autore: Venezia

Ti è piaciuto questo articolo?

Clicca sulla stella per votare!

Media / 5. Voti:

Nessuna valutazione per il momento. Vota per primo!

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.