‘Battuage’ di Joele Anastasi irrompe a teatro e desta gli animi

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'Battuage' di Joele Anastasi

“Battuage” di Joele Anastasi fa il suo ingresso al Teatro Bellini di Napoli con una scenografia scarna e potente. Irrompe sulla scena in maniere esplicita ed esplicativa, rendendo lo scenario scomodo e pungente. “Battuage” lascia immergere il suo pubblico in quello che è l’orinatoio per eccellenza: l’orinatoio dell’anima. Un luogo non luogo che lascia passare al suo interno tutti i vizi dell’essere umano. Ed è ancora una volta che con la compagnia Vuccirìa Teatro ci impadroniamo della dirompente storia di un dramma esistenziale. Testo scritto e diretto dal regista, nonché attore presente in scena, Joele Anastasi, accanto ad altri grandi attori: Enrico Sortino, Federica Carruba Toscano e Ivan Castiglione.

‘Battuage’ di Joele Anastasi. Un mondo in cui le ferite non si rimarginano

È in questo sfogatoio fisico e umano che si avvicendano ed intervallano le numerose figure messe in scena dai nostri attori. Transessuali, omosessuali, prostitute, eterosessuali, scambisti: tutti alla ricerca della propria soddisfazione. Tutti a condividere uno spaccato di vita quotidiana e di una routine fatta di bugie e tradimenti. Le vicende si intrecciano, le vite si sovrappongono, l’amore si rivela. Un mondo che viene smascherato sin da subito, e che mostra ad un occhio attento ferite quasi mai rimarginate.

È il sesso a fare da padrone per l’intero spettacolo. Sesso a pagamento, senza piacere, sterile che fa morire anche il desiderio del desiderio. E sarà proprio il sesso a schiavizzare Salvatore, il protagonista, che confida però sin da subito al pubblico di essere lui stesso frutto di una sua scelta. Un linguaggio crudo e al contempo una storia forte, e sarà questa convinzione a mandare avanti la vita tutta di Salvatore, fatta di vizi e perversioni.

«Voglio mangiare dal piatto di tutti / Io non faccio la puttana io sono, una puttana / Tu fatti i cazzi to, ca iu mi fazzu chiddi me (Tu fatti i cazzi tuoi che io mi faccio i miei)» 

Hello my darling. Una vita annunciata sulla menzogna

«Mi avevano detto che era lì che incontravo la gente importante»

Cosa può consentire all’animo umano di partire e lasciare ciò che si ha, se non la speranza di un futuro migliore? E per Salvatore così è stato: lui voleva fare l’attore, il cantante, il ballerino. La speranza di un futuro migliore incontra, come spesso accade in questi casi, il baratro più profondo. L’attore ci fa fare un viaggio lungo tutta la messa in scena, un viaggio che va dall’infanzia ai 30 anni di Salvatore. Costretto a prostituirsi, da quel momento in poi quello diventa il suo modo di sentirsi appagato, mette a nudo le sue sconcezze e rivela di aver scelto quella vita.

Non più vittima, ma padrone del suo destino, ed evidentemente di quello degli altri, tanto da scegliere se e con chi stare. Fil rouge della vicenda tutta è il rapporto conflittuale con la madre, il desiderio di raggiungere ‘mammuzza’ misto al volersi allontanare da lei, fungono al contempo da Leitmotiv di una tragedia annunciata e vissuta. Soprusi, schiavismo, crudeltà, bugie e passività fanno da cornice all’intero scenario immerso in un’aurea mista di sacro e profano, fede e omissione, preghiere e infedeltà, matrimonio e tradimento.

Eccetto l’amore in questo mondo ogni cosa può farmi cadere

“Battuage” di Joele Anastasi parte dal finto francesismo, prestato per indicare il luogo battuto da persone in cerca di rapporti occasionali. Qui si narrano le vicende di una prostituta costretta a quella vita e manipolata dal “vizio della speranza” (ndr. omonimo film di Edoardo De Angelis). La sua vita incontra quella distrutta di un’altra donna di cui si innamora. La storia di un trans alla ricerca di sesso si intreccia con quella di un altro trans – succube delle perversioni di uomo sposato con un’altra donna – e di una moglie desiderosa di vendetta. Ognuno di questi personaggi ci mostra sul palcoscenico la propria visione delle cose e la propria verità.

Ma infondo cos’è un palcoscenico? Pirandello ci insegna con “Sei personaggi in cerca d’autore” che il palcoscenico è un luogo dove si gioca a fare sul serio. E qui i quattro attori se la sono giocata egregiamente. Hanno esternato la necessità di ogni personaggio di esprimersi secondo il proprio status, lasciando trapelare nella maggior parte dei casi la difficoltà e il dramma di non riuscire a farlo diversamente. È stato rappresentato il riscatto di una vita morta da dentro, là dove la morale incombe e non c’è nessuna luce a rischiarare le tenebre. “Battuage” è in definitiva uno spettacolo intenso con un pathos spiazzante, sospiri e infine, la luce.

«La sola cosa che possa salvare l’uomo è l’amore. […] Ma chi può essere capace di tanto amore?» – Emil Cioran

Qui la chiusa dello spettacolo. E allo spettatore il compito di questionarsi, di aprire il cuore, di lasciare entrare le vite degli altri, di non restare indifferenti. Di osservare, ascoltare e comprendere. Sempre.

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