Europei 2020 è storia da eroi. Il trionfo dell’Italia sull’Inghilterra

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Europei EURO 2020 UEFA. Italia vince Inghilterra
© ANSA

Europei 2020. Londra, 11 luglio, Stadio di Wembley ore 23.54. L’Italia si laurea campione d’Europa per la seconda volta nella sua storia, battendo l’Inghilterra ai calci di rigore. Se potessimo cristallizzare in un frammento l’emozione e la gioia collettiva scaturita da questo miracolo sportivo, non potremmo semplicemente soffermarci sul volo plastico di Donnarumma, teso a negare l’ultimo rigore a Saka, regalandoci la vittoria, ma alle lacrime di gioia convulsa di una nazione.

La sineddoche perfetta della gioia italiana è espressa con notevole candore dall’abbraccio e il commosso pianto tra il ct della nazionale Roberto Mancini e Gianluca Vialli capo delegazione e amico fraterno dell’allenatore azzurro. Il traguardo raggiunto non deve obnubilare il percorso tortuoso e difficile attraversato dagli azzurri per risalire, infine, sulla vetta del calcio continentale.

Gli Europei 2020. Il viaggio degli eroi e una storia di formazione

Il calcio è paradigma dell’esistenza e la storia della nazionale italiana rimanda alle descrizione tipiche di un romanzo di formazione: il viaggio dell’eroe. Nel 2017, la nazionale italiana pareggia con la Svezia 0-0, nella partita fondamentale per la qualificazione ai mondiali di Russia 2018. Debacle completa, con l’allora allenatore Ventura e i calciatori messi alla gogna per aver fallito la qualificazione per la seconda volta nella storia( la prima nel 1958).

La guida della nazionale passa a Roberto Mancini, l’homo novus, chiamato a resuscitare e riabilitare una squadra e una nazione distrutta dal fallimento. Dopo un primo momento che chiameremo “presa di coscienza e lenta risalita”, la compagine del Bel Paese centra il record di 34 partite senza sconfitte: dal 10 ottobre 2018 (Italia-Ucraina 1-1) alla finale Italia-Inghilterra di Euro2020.

Gli eroi delle nazionale, dopo aver recuperato motivazioni ed essersi legati come compagni d’armi, si stringono attorno al proprio mentore e, a suon di gol e prestazioni superbe, abbattono i nemici che si frappongono tra loro e i sogni di gloria e vittoria.

La diegesi di questo racconto raggiunge il climax sperato proprio alla fine. Quale miglior campo di battaglia se non Wembley, una delle cattedrali del calcio, poteva consegnare agli azzurri l’imperitura ascesa e il completamento di una crescita dei suoi protagonisti? Forse, solo il miglior dei demiurghi poteva realizzare una storia con un finale cosi monumentale.

Italia contro Inghilterra. Il calcio come coesione e senso di appartenenza

Un amico può alleviarti dal peso di una giornata negativa, con due chiacchiere e una birra, ma dopo l’ultimo anno e mezzo, in cui il Covid e le restrizioni hanno piegato e messo in ginocchio popoli interi, occorreva un’iniezione di positività, un messaggio di aggregazione in grado di rianimare i cuori sofferenti di chi ha perso molto in questo periodo.

Il calcio è emblema della coesione collettiva, dal quale scaturiscono un caleidoscopio di stati d’animo: gioia, tensione, ansia, rabbia, sconforto. La nazionale italiana con gli Europei 2020 è stata capace di risvegliare in tutto il popolo della penisola (anche tra i più tiepidi) energia e volontà di riscatto, sopiti tra mille timori e altrettante mascherine.

Il fascino del calcio è plasmato sulla libertà dei movimenti e sul rovesciamento delle gerarchie. In tal senso ci offre un notevole assist la lezione dello scrittore uruguaiano Eduardo Galeano, che descrive il calcio come metafora della vita e sovversione degli schemi.

«per quanto i tecnocrati lo programmino perfino nei minimi dettagli, per quanto i potenti lo manipolino, il calcio continua a voler essere l’arte dell’imprevisto. Dove meno te l’aspetti salta fuori l’impossibile, il nano impartisce una lezione al gigante, un nero allampanato e sbilenco fa diventare scemo l’atleta scolpito in Grecia.»

L’imprevisto e l’avventura rendono il calcio unico nel suo genere, uno sport che consegna ai suoi adepti e appassionati una massima su tutte: «nel calcio non vince il migliore, nel calcio chi vince è il migliore».

 

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