“Canova e l’Antico”, tutta l’eleganza del Neoclassico

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"Canova e l'antico"

Un colpo d’occhio emozionante, affluenza degna dei grandi eventi mondani e tanta, tantissima arte. È l’esperienza che ha il piacere di godere chi visita la ricca collezione di opere di Antonio Canova, in mostra al MANN. “Canova e l’Antico” comprende più di 110 capolavori dell’indiscussa eminenza del Neoclassicismo, tra bassorilievi, calchi in gesso, modellini, disegni e 12 grandi marmi, alcuni dei quali arrivati per l’occasione dall’Ermitage Museum di San Pietroburgo.

“Canova e l’Antico” riunisce opere da tutto il mondo

Il volto austero dello scultore veneto accoglie i visitatori al primo dei due livelli su cui è distribuita la mostra. E sin da subito salta all’occhio il perfetto mix tra i reperti antichi della permanente e le opere del “novello Fidia”, in cui è evidente il confronto diretto tra questi due mondi così diversi eppure così simili tra loro. Il confronto diventa dialogo e fusione già dalle prime opere che è possibile ammirare: calchi e modellini dei suoi primi lavori che amplificano la percezione delle parole di Winckelmann «Imitare, non copiare gli antichi, per diventare inimitabili» fatte proprie dal Canova e scolpite, è il caso di dirlo, nella storia dell’arte del Paese.

Una serie di opere talvolta ritenute “minori”, ma che insegnano moltissimo sulla preparazione e sul lavoro preliminare della scultura. È possibile guardare da vicinissimo, ad esempio, le griglie di punti con cui si proporziona e si trasporta dalla carta al gesso ed infine al marmo l’idea dell’artista. Un primo percorso, questo, forse non segnalato in maniera impeccabile ma di certo efficace e suggestivo che porta, pochi passi oltre, di fronte all’imponente ritratto di Ferdinando IV di Borbone. Dagli oltre tre metri e mezzo della sua altezza, incastonato nella sua originaria destinazione, il re di Napoli incarna tutta la classicità del Canova nella rappresentazione “all’eroica” e accompagna sulle imponenti scalinate fino alla sala superiore, affollatissima d’arte e di visitatori esterrefatti.

Il neoclassico e l’influenza della storia

Sotto le volte affrescate del Museo Archeologico di Napoli, ad incuriosire ed ispirare illustratori e studenti d’arte, troviamo alcuni dei marmi più significativi della produzione dello scultore. Le Tre Grazie, intramontabile emblema dell’ideale classico di bellezza; Amore e Psiche Stanti, con l’allegorica farfalla tra le mani della coppia ed il netto distacco dalla connotazione erotica della più nota variante persa nell’abbraccio più famoso della storia della scultura. Sulle pareti, tele e dipinti che rappresentano bidimensionalmente le scene mitologiche e le gesta dei personaggi al centro della sala.

Anche qui, l’unicità della natura del MANN gioca un ruolo fondamentale e rende lampante il suggestivo nome della mostra. Ecco quindi che il maestoso Perseo Trionfante dialoga con le tele alle sue spalle, mentre l’Ermafrodito Dormiente – opera romana del III secolo a.C. – entra in contatto con Endimone Dormiente e dimostra quanto, secondo Quatrèmere de Quincy «Conviene sudare dì e notte su’ Greci esemplari, investirsi del loro stile, mandarselo in sangue.»

Rarità è una delle pochissime opere a carattere religioso di Canova, la Maddalena Penitente, che segna l’indipendenza dai motivi classici ma anche una incredibile rappresentazione di sofferenza ed umanità di una delle figure femminili più controverse di sempre.

Antonio Canova e l’antico entrano in contatto diretto

Ma non solo: bassorilievi, dipinti, tele e disegni s’intrecciano nella collezione originale del Museo e si mischiano, senza soluzione di continuità, con i reperti pompeiani che animano le sale più interne della mostra. Dalle pareti, parti restaurate di antichi affreschi e mosaici, così come anfore e vasi pompeiani, si affacciano verso il centro delle stanze, dove sono in mostra con pannelli e teche le opere pittoriche di Canova. Mentre la segnaletica arancione comunica – non senza qualche difficoltà – che ci troviamo di fronte ad alcune delle opere meno conosciute e forse paradossalmente più interessanti dell’eccezionale artista: bozzetti e piccoli quadri di donne e fanciulle in vesti romane, appunti e schizzi, padri e madri dei marmi tanto ammirati.

Ed in questo grandioso connubio di stili, espressioni e forme, la grandezza di Antonio Canova erutta dirompente, moderna eco di quell’eruzione del 79 d.C. grazie alla quale, forse, abbiamo la fortuna di rimanere incantanti tutt’oggi di fronte all’arte degli antichi.

«Il Canova ha avuto il coraggio di non copiare i greci e di inventare una bellezza, come avevano fatto i greci: che dolore per i pedanti!
Per questo continueranno ad insultarlo cinquant’anni dopo la sua morte, ed anche per questo la sua gloria crescerà sempre più in fretta.
Quel grande che a vent’anni non conosceva ancora l’ortografia, ha creato cento statue, trenta delle quali sono capolavori!
»
– Stendhal

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