‘Canto di Natale’ di Dickens, una ballata di denuncia sociale

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'Canto di Natale' di Dickens

“Canto di Natale” di Charles Dickens viene pubblicato nel 1843, momento in cui viene raggiunto il culmine della miseria e della fame, e quando il contrasto tra i meno abbienti ed i facoltosi banchieri di Londra forma un divario abissale. Immaginate la Londra di metà XIX secolo: la capitale di un impero, una metropoli gestita dalle banche ed attraversata da binari ferroviari. La Great Exhibition del 1851 è il culmine dell’ostentazione e della ricchezza della potenza britannica.

«La sua bassa temperatura se la portava sempre addosso; gelava il suo studio nei giorni canicolari; non lo scaldava di un grado a Natale. Caldo e freddo non facevano effetto sulla persona di Scrooge. L’estate non gli dava calore, il rigido inverno non lo assiderava.»

‘Canto di Natale’ di Dickens . Le vere condizioni della popolazione londinese

Eppure, tra le pieghe della società, spogliati di ogni illusione e splendore, si insinuano l’ombra nera della carestia ed il grigiore consunto della povertà. Le condizioni più precarie della maggior parte della popolazione londinese trovano voce in Charles Dickens, il quale, nato in modeste condizioni economiche, si serve di alcune traumatiche esperienze personali per esporre le numerose difficoltà sociali del tempo. Sfruttamento minorile, condizioni economiche ed igieniche precarie e diffuso malcontento sono le maggiori piaghe sociali sviscerate dallo scrittore e che emergono da numerosi suoi romanzi.

Nonostante le difficoltà, con “Canto di Natale” Dickens si assume l’arduo compito di grattare la superficie e di calarsi dentro lo status svantaggiato del popolo. Il protagonista della nostra storia è parte dell’ingranaggio degli anziani banchieri, avari e spregiudicati. Ebenezer Scrooge è il suo nome e riecheggia spaventoso per le strade della città. Tutti conoscono il suo egoismo, e la sua brama di denaro è talmente accesa da non voler spendere nemmeno per sé, tanto che indossa abiti consunti ed antiquati.

Lo spirito del Natale Passato

La sera della Vigilia di Natale il signor Scrooge manda via il povero impiegato Bob Cratchit, dopo avergli “concesso” di riunirsi con la famiglia per Natale, e si avvia verso casa, evitando accuratamente ogni passante che intoni un canto di festa, tra cui il devoto nipote Fred. Proprio quando il vecchio si trova sulla soglia dell’abitazione, compare sul battente del portone il volto del defunto socio d’affari Jacob Marley. Nonostante la visione del fantasma lo atterrisca, Scrooge scaccia via i brutti pensieri ed entra in casa.

Dopo diversi agghiaccianti rumori, il fantasma di Marley si palesa per intero, deciso a voler parlare col suo vecchio collega. Lo avverte, infatti, di non fare i suoi stessi errori e non di dedicare quel poco che resta della sua vita a sterili conti bancari e all’accumulo di denaro, senza poterne godere con nessuno. Prima di andar via, Marley accenna anche a tre spiriti, che lo visiteranno nel corso della notte per cercare di immetterlo sulla retta via.

Così, infatti, dopo poco gli fa visita il primo spirito, quello del Natale Passato. Lui ripercorre l’infanzia, la giovinezza e l’età matura di Scrooge, sottolineandone prima il carattere docile, e poi il repentino cambiamento per colpa del denaro. Quando, infine, gli mostra l’opinione che parenti e conoscenti – nonché la sua perduta promessa sposa – hanno di lui, Scrooge comincia ad avvertire i primi segni di rimorso e tristezza.

Lo spirito del Natale Presente, espressione della denuncia di Dickens

Con lo spirito del Natale Presente si tocca, forse, il punto più alto della denuncia dickensiana. Il fantasma si presenta pingue ed abbondante di cibo e di beni, quasi gioviale; eppure non è meno critico con il vecchio Scrooge. Mostrandogli la misera tavola della famiglia del piccolo Timmy, gravemente ammalato, dà prova della forte dicotomia che intercorre tra i pochi dalle pance piene e la stragrande maggioranza che soffre la fame. Tuttavia, questa non è solo finzione narrativa. Qui, infatti, si innesta la carica polemica dello scrittore, che fa di Scrooge l’esempio dell’indifferenza e del cinismo della borghesia ottocentesca. Dickens chiude la seconda apparizione con quella di due bambini malconci e denutriti, simboli dell’Ignoranza e della Miseria, che incombono su tutti i poveri per colpa delle azioni di uomini come Scrooge.

Lo spirito del Natale Futuro. Il filone del romanzo gotico

È il terzo spirito, quello del Natale Futuro, a compiere finalmente la trasformazione del vecchio. Certamente il richiamo all’inquietudine tipica del romanzo gotico, che unisce ambientazioni tetre a storie passionali, è molto forte in tutta la storia. Tuttavia, in questa sezione assume dei contorni più definiti. Il terzo spirito mostra al protagonista cosa ne sarà del suo nome e delle sue ricchezze, e come la popolazione accoglierà la sua dipartita, sempre più imminente. Tipicamente gotici sono il cimitero e il letto di morte. Infine, la verità, sul suo destino e su quello delle persone intorno a lui, lo sconvolgerà profondamente.

Seppure sembri che quest’ultimo atto della vicenda non si chiuda positivamente, Scrooge si ridesta dal sonno, meravigliandosi che sia accaduto tutto in una notte sola. Ma è Natale, e ha tutto il tempo di riscattarsi. Tra lo sbigottimento generale, la storia si chiude con un lieto fine ed un forte senso di speranza.

Una scrittura teatrale e allegorica dalla forte carica patetica

La scrittura di Dickens, così puntuale ed al tempo stesso allegorica, assume caratteristiche quasi teatrali. I tratti e i dettagli degli spiriti vengono descritti con grande precisione, ed ognuno di loro possiede una forte carica patetica. Sembra davvero di trovarsi nel bel mezzo di uno spettacolo quando Scrooge scorge il volto di Marley su un piccolo particolare della porta o quando, inginocchiato, si dispera al cospetto della sua lapide.

“Canto di Natale” è uno dei grandi classici della letteratura, tanto che ha ricevuto omaggi e subito riadattamenti di ogni genere. Darne un’interpretazione letterale e ridurla ad una favola moraleggiante è certamente riduttivo. Per il tramite della forte carica del genere visionario, Dickens ha espresso i malumori ed i pensieri di una popolazione in ginocchio. Tuttavia, con l’accorto uso dell’ambientazione magica del Natale, lo scrittore ha fatto vedere un altro punto di vista, carico di speranza e di nuove possibilità.

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