“Capelli, lacrime e zanzare”. La narrazione-fiume di Serpell

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"Capelli, lacrime e zanzare" di Namwali Serpell

Fresco di stampa, fa la sua comparsa sul mercato editoriale “Capelli, lacrime e zanzare” di Namwali Serpell. Accolto con curiosità e apprezzato sin da subito, il romanzo presenta una struttura narrativa particolare e sorprendente, che non ha mancato di suscitare opinioni e confronti con romanzi centrali della narrativa mondiale. “The Wall Street Journal” l’ha paragonato a “I figli della mezzanotte” di Salman Rushdie, mentre la scrittrice Carmen Maria Machado l’ha definito «un degno erede di “Cent’anni di solitudine”» di Gabriel García Márquez. 

Con referenze di questo genere, è impossibile non essere attirati dal romanzo di Serpell, che infatti ha subito conquistato un esteso pubblico di lettori. La narrazione potrebbe essere paragonata ad un fiume, che più spesso scorre placido, ma talvolta è impetuoso e veloce. Altre volte invece sommerge la memoria come in una piena che ricopre tutto al suo passaggio.

Come accade frequentemente per le saghe familiari, anche durante la lettura di “Capelli, lacrime e zanzare” accade di avvertire il bisogno di tornare indietro per ricordare alcuni passaggi narrativi, ricondurre un personaggio ad un altro. Tuttavia, ciò non produce un rallentamento nella lettura, bensì potrebbe essere considerato un valore aggiunto del romanzo, che dev’essere letto e compreso fino in fondo. Allo stesso modo man mano che si procede con la lettura si avverte la necessità di districarsi tra le diverse lingue che colorano il mondo del romanzo di Serpell, italiano – sì, è inserito nel testo in lingua originale -, inglese e swahili.  

“Capelli, lacrime e zanzare” di Namwali Serpell. Saghe familiari e realismo magico

Il pezzo forte della storia raccontata da Serpell è rappresentato proprio da una struttura diegetica intricata e molto estesa dal punto di vista diacronico, al centro della quale emergono le vicende di tre famiglie dalle diverse origini che si ritrovano in Zambia. La scrittrice porta avanti la storia delle famiglie per generazioni, fino a proiettarle in un futuro dominato da bizzarre tecnologie spaziali e da scoperte scientifiche molto particolari.

Sin dal primo approccio alla lettura, si ha la sensazione, sulle prime vaga e poi sempre più netta, che quella narrata in “Capelli, lacrime e zanzare” non sia una saga familiare come le altre. Da un lato, come di consueto per questa tipologia romanzesca -per altro molto in voga negli ultimi anni-, le famiglie sono osservate molto da vicino nella loro vita quotidiana e “normale”, fatta di sconfitte, vittorie e cambiamenti. 

«Ogni famiglia è una guerra, ma alcune sono più civili delle altre.»  

Dall’altro, il romanzo a volte non sembra avere i caratteri di una narrazione canonica, ma, anzi, coltiva molto il gusto per il bizzarro e l’insolito. Queste sono, però, opinioni dal punto di vista di chi legge una storia tra le cui pagine si alternano eventi del tutto comuni a coincidenze fortuite, protagonisti ordinari ad altri dalle straordinarie caratteristiche. Nonostante la presenza di una donna ricoperta di peli o di un gruppo di donne che lacrimano di continuo, i personaggi del romanzo non ne notano l’assoluta stranezza né l’autrice ne rimarca la spettacolarità. Per questo sguardo così neutrale di fronte ad un mondo che dovrebbe destare meraviglia, “Capelli, lacrime e zanzare” di Namwali Serpell potrebbe rientrare nella corrente letteraria del realismo magico.  

Lo scorrere del tempo sullo scenario dello Zambia

Le lunghe vicende dei personaggi del romanzo coprono un ampio arco temporale e numerose generazioni, concentrandosi su esperienze e momenti storici segnanti per ognuna di esse. Per questo l’opera di Serpell aggiunge agli elementi bizzarri della sua narrazione. Ricorre a spunti reali provenienti da contesti storici che attraversano il passato del colonialismo e della corsa alla Luna, il presente e un futuro tecnologico. Questo turbine di eventi, che si susseguono l’uno dietro l’altro, lega ancor di più i destini delle tre famiglie, il cui intreccio si è originato da un errore umano -dopotutto, il vero motore della narrazione- e dall’ironia delle coincidenze.  Il passato, il presente e il futuro delle famiglie hanno luogo in Zambia, altro importante tassello del romanzo. 

«Né orientale né occidentale, questa nazione, è accidentale. Riuscireste a credere che il nostro devoto dottore scozzese stava cercando il Nilo nel posto sbagliato? […] Cose del genere succedono con le nazioni, le storie, gli esseri umani e i segni. Si va alla ricerca di una fonte, una proto-parola o un simbolo e improvvisamente la strada si biforca, divisa da un apostrofo o da un trattino. La lingua si divarica, parla in due modi, che a loro volta si scindono, si frangono in una capillarità caotica. Dove si cercava un’origine si trova un immenso balbettio, che è anche un silenzio: un abisso di fumo, che tuona.»  

Al centro del romanzo di Serpell c’è la contraddizione delle classi sociali zambiane e di stili di vita contrastanti, la durezza della povertà e la speranza della magia, del soprannaturale e dell’incredibile. “Capelli, lacrime e zanzare” di Namwali Serpell è formato da tutti questi codici contrastanti ma stranamente armonici tra loro, che creano una narrazione magnetica e fluida, quasi inarrestabile.  

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