Carla Fracci. L’eterna libellula bianca, leggera come una piuma

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L'étoile Carla Fracci in "Giselle". Passione e danza
Jack Mitchell/Getty Images

Capelli sempre raccolti in un perfetto chignon, tulle e scarpette. Una vita vestita di bianco e in punta di piedi, occhi bruni e profondi come la sua danza. Ha calcato i palchi internazionali più prestigiosi diventando l’icona della danza italiana nel mondo. È stata definita divina e nell’81 Ballerina Assoluta dal New York Times. Parliamo della Signora della danza, indissolubile orgoglio italiano: Carla Fracci.

Carla Fracci è nata a Milano il 20 agosto 1936, alta 163 centimetri per 55 chilogrammi di pura eleganza e raffinatezza. Figlia di un papà tranviere e di una mamma operaia, è cresciuta nelle campagne cremonesi. Qui poi Carla Fracci ha sposato Beppe Menegatti, noto registra teatrale, con cui ha avuto il figlio Francesco.

Carla Fracci da bambina. Una fiaba come vita da piccola contadina a grande Étoile

Da bambina trascorreva le giornate all’aria aperta, giocando con le oche e riscaldandosi nella stalla. Ricordava che impiegava il suo tempo a giocare, a rubare la frutta, arrampicarsi sugli alberi. Quei ricordi sono stati molto importanti per lei: le origini umili di Carla Fracci e la famiglia le hanno lasciato emozioni e valori fondamentali. Tutto ebbe inzio quando da ragazzina alcuni amici di famiglia notarono il suo spiccato senso del ritmo e convinsero i genitori a farle sostenere un’audizione al Teatro alla Scala di Milano. Era il 1946 e Carla Fracci, all’età di 10 anni, varcava per la prima volta le porte del teatro Alla Scala. Il “suo bel faccino”  convinse la commissione ed ebbe inizio il suo viaggio.

I primi anni di studio furono molto duri, sentiva la mancanza degli spazi aperti e faticava ad abituarsi all’ambiente rigido della scuola. Durante le lezioni veniva ripresa molte volte dalla sua insegnante perché la definiva svogliata, seppure ricca di doti. Fondamentale fu l’incontro con Margot Fonteyn, prima ballerina assoluta del Royal Ballet, che le trasmise il senso di tutto quel duro lavoro. È stata per Carla come una luce che ha illuminato il suo cammino. Si diplomò alla Scala nel 1954 e nel 1955 si rivelò al grande pubblico sostituendo Violette Verdy nella “Cenerentola” di Prokof’ev per poi divenire Prima Ballerina nel 1958.

Molteplici sono i grandi danzatori che hanno affiancato in scena Carla Fracci: da Baryshnikov a Nureyev fino a Bolle. Si ricordano i popolarissimi balletti di Carla Fracci con “Il lago dei Cigni” e “Lo Schiaccianoci”, ma anche e soprattutto le interpretazioni in ruoli romantici e drammatici, come “La Sylphide”, “Giulietta”, “Coppèlia” e “Giselle”. Nel tempo ha diretto il corpo di ballo del Teatro di San Carlo di Napoli, dell’Arena di Verona e dell’Opera di Roma. 

“Giselle” di Carla Fracci è stato il cavallo di battaglia, il ruolo che l’ha consacrata alla storia della danza. Nel balletto romantico ritrovava le sue umili origini. La trama coreografica infatti racconta la storia di una innocente contadina trafitta al cuore da un amore ingannevole e divenuta poi fantasma tra le Villi, le fidanzate morte prima di essersi sposate.

Carla Fracci e Rudolf Nureyev. Le due Étoile rivoluzionarie del secondo Novecento

Le due stelle del mondo della danza si erano conosciute a Londra, davanti al camerino di Margot Fonteyn. Da lì era nata un’intesa straordinaria con il pubblico, un amore e uno scambio reciproco che li portava ad essere sempre acclamati e ricercati dagli appassionati del balletto. Carla Fracci sosteneva che Nureyev avesse cambiato il mondo della danza: l’espressione e l’idea maschile e femminile era divenuta con lui parità di coppia. I due erano legati da un profondo rapporto di stima e di fiducia.

Nurayev credeva molto in Carla, tanto da insistere nel volerla al suo fianco nonostante lei fosse da poco tornata sulle scene dopo la gravidanza. Insieme hanno ballato nello “Schiaccianoci”, Carla Fracci e Rudolf Nureyev perfetti come sempre. Lui ci mise solo 3 giorni per insegnarle la coreografia. Il pubblico era elettrizzato dalla loro esibizione, tanto che gli applausi scroscianti coprivano la musica del finale. Il grande ballerino era conosciuto per avere un carattere difficile, ma lei sapeva come tenergli testa e farsi rispettare. Carla Fracci ha raccontato che Nurayev aveva una forza di volontà straordinaria, grazie alla quale era riuscito ad uscire dalla povertà, ma che la nostalgia per la sua famiglia lasciata in Russia non lo abbandonava mai.

Nonostante il carattere del ballerino capriccioso, volubile ed eccentrico, Carla Fracci e Rudolf Nureyev hanno interpretato insieme più di 200 balletti. Il loro rapporto era di due rivali che stavano per scrivere il futuro della danza sia morale che stilistico. Questa coppia ha cambiato la percezione della danza e del balletto in Italia e nel mondo.

«Questo era Rudolf. Forte personalità e debolezze. Il suo ricordo adesso mentre parlo, mi fa sentire ancora di più la mancanza di una persona che non è mai uscita dalla mia vita di donna, di madre, di moglie, di ballerina» – Carla Fracci in seguito alla morte di Rudolf Nureyev

La prima a portare la danza fuori dai teatri

L’obbiettivo di Carla non era solo quello di rendere la sua danza internazionale, ma anche di statizzare la figura della ballerina classica e di portare la danza ovunque in modo da essere per tutti e non solo per pochi privilegiati.

«Ho danzato nei tendoni, nelle chiese, nelle piazze. Sono stata una pioniera del decentramento. Volevo che questo mio lavoro non fosse d’élite, relegato alle scatole d’oro dei teatri d’opera. […] Nureyev mi sgridava: chi te lo fa fare, ti stanchi troppo, arrivi da New York e devi andare, che so, a Budrio… Ma a me piaceva così, e il pubblico mi ha sempre ripagato.»

Grazie alla sua curiosità e determinazione, è entrata in punta di piedi nel cinema e nella televisione. Carla Fracci ha ballato con Heather Parisi e le gemelle Kessler riuscendo a portare la danza anche in contesti non teatrali. Ha l’enorme merito di aver allargato il pubblico della danza, sperimentando e fregandosene delle critiche altrui.

Carla Fracci con Virginia Raffaele si è messa in gioco con semplicità ed auto-ironia, lanciandosi in improbabili coreografie televisive e ridendo della sua imitazione fatta dalla show girl.  Altri noti personaggi televisivi hanno collaborato con Carla Fracci come Alessandra Celentano, insegnante di danza in “Amici” di Maria de Filippi. Da bambina ammirava la diva, ma successivamente è riuscita in alcune occasioni anche a condividere con Carla Fracci palco e momenti di vita. 

Il carattere di Carla Fracci nell’esperienza con Roberto Bolle

 Per Roberto Bolle Carla Fracci è stata la prima a portare la danza fuori dai teatri rendendola popolare anche in tv. Oggi il danzatore, ispiratosi al suo esempio, si dedica alla divulgazione della danza attraverso diversi canali di comunicazione. Carla Fracci era stata proprio sua ospite durante il programma televisivo “La mia danza libera”, partecipando alla trasmissione attivamente e con immensa gioia ed autoironia, qualità che la contraddistingueva. Bolle ha spesso dichiarato che non sarebbe riuscito ad ottenere tanto dalla sua carriera se prima non ci fosse stata lei ad aprire le strade. Ha ricordato l’iconico ruolo di Carla Fracci in “Giselle” e soprattutto un episodio che li ha uniti.

Ad un certo punto della sua carriera, Roberto Bolle si trovò ad affiancarla in “Lo spettro della rosa”. Era terrorizzato da una tale responsabilità e Carla lo aiutò e lo supportò moltissimo. Anche negli anni avvenire gli ha dato consigli preziosi, non tanto sulla parte tecnica, bensì su quella attoriale in un rapporto di sincero affetto.

L’Étoile in total white. Perché Carla Fracci vestiva sempre di bianco?

Sempre vestita di bianco, non solo sul palco, ma anche nella sua vita privata. Il bianco, colore che ormai da anni la caratterizzava, era in realtà segno di discrezione ed eleganza. Carla Fracci iniziò ad indossare abiti bianchi e leggermente larghi quando era in dolce attesa di suo figlio Francesco. Nel 1969 durante la gravidanza aveva pochissima pancia, ma cercava un modo per proteggerla e custodire la riservatezza di quel momento.

Emanava luce sul palco e calcava il palcoscenico come poche, illuminando così per sempre il mondo della danza. Aveva il grande desiderio di veder nascere in Italia una compagnia nazionale di balletto in grado di girare il mondo con le eccellenze del nostro paese, dando così grandi possibilità soprattutto ai giovani che ormai si sentono costretti ad espatriare.

“La danzatrice stanca”. Carla Fracci per Eugenio Montale e Alda Merini

“La danzatrice stanca” di Eugenio Montale parla del ritorno della danzatrice. Infatti Carla Fracci aveva smesso di ballare nel 1969 per portare avanti la maternità. Dopo la nascita del figlio, ben presto era tornata a danzare. Il poeta, già affermato, aveva assistito ai progressi della Fracci prima come ballerina di fila e poi come protagonista. Erano amici, legati da un rapporto di stima reciproca. Carla viene descritta leggiadra, quasi eterea, tornata a danzare dopo la gravidanza.

Un rapporto di stima e affetto legava Carla Fracci anche ad Alda Merini, da lei definita poetessa fragile e forte al tempo stesso. Non poteva mancare l’Étoile nel novembre 2019 sul palco per onorare Alda nel decennale della sua morte. Ebbe luogo un nuovo rivoluzionario “Poema della croce”, curato da Beppe Menegatti, con Carla Fracci e Giovanni Nuti.

L’Étoile Carla Fracci e Giuseppe Verdi. Un legame inaspettato

Pare che tra Carla Fracci e Giuseppe Verdi ci fosse una lontana parentela di sangue. La stessa Étoile ha raccontato di un suo nonno paterno che aveva sposato in prime nozze una cugina di Giuseppina Strepponi, moglie appunto del compositore italiano.

Non a caso si ricorda a proposito l’incursione di Carla Fracci nel mondo della cinematografia. Nel 1982 infatti venne trasmesso lo sceneggiato italiano “Verdi”, dedicato appunto alla vita di Giuseppe Verdi. Fu inserita nel cast proprio Carla Fracci come interprete della lirica Giuseppina Strepponi.

Il film-biografia “Carla”

Il film è ispirato all’autobiografia di Carla Fracci “Passo dopo passo- La mia storia” e realizzato con la consulenza della stessa Fracci, del marito e della loro collaboratrice storica Luisa Graziadei. Le scene sono state girate a Roma, Orvieto e Milano. “Carla” è stato diretto da Emanuele Imbucci, mentre Carla Fracci è stata interpretata da Alessandra Mastronardi.

L’attrice ha rivelato di aver ricevuto dei suggerimenti ben precisi dalla danzatrice per la sua recitazione. Le è stato chiesto di far arrivare la forza, la tenacia e la serietà che sono state le basi fondamentali della sua dedizione alla danza. Alessandra la descrive come una donna contemporanea già negli anni ’70, quando ha fermato la sua carriera in ascesa per avere un figlio, non rinunciando alla carriera nè alla famiglia. 

L’addio mondiale alla Signora della danza

Carla Fracci si è spenta il 27 maggio 2020 a causa di un tumore, una malattia che purtroppo l’aveva colpita già da tempo. L’Étoile è morta lo stesso giorno di Luciana Novaro, anche lei danzatrice italiana, coreografa e Étoile del teatro alla scala di Milano. Era stata proprio lei a scoprire il talento della Fracci quando ancora muoveva i primi passi. L’addio delle due icone della danza è avvenuto lo stesso giorno a distanza di poche ore. Danzatori e coreografi, attori, registi e persone comuni hanno salutato tutti a proprio modo la grande danzatrice.

«Come una libellula ferma nell’aria ma con le ali in perenne impercettibile movimento, leggera e nello stesso tempo fortissima, elegante, bellissima, sei andata via cosi… tu che le amavi cosi tanto le libellule.» – Alessandra Mastronardi

“Giselle” e “Il lago dei cigni” di Carla Fracci

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