La ‘Casa del Puparo’, un gioiello d’arte tra le baracche

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La “Casa del Puparo”, un gioiello d’arte tra le baracche di Maregrosso
Facciata “Casa Cammarata/Casa del Puparo”

Nel 1970 Giovanni Cammarata, un muratore in pensione decise di abbellire la propria abitazione per tutto il corso della sua vita attraverso una serie di realizzazioni artistiche e originali. Trasse ispirazione da tutto ciò che lo aveva profondamente segnato durante la sua esistenza, come l’architettura contadina, la cultura africana e il Cimitero Monumentale, situato in prossimità della sua abitazione, “Casa Cammarata” conosciuta anche con il nome “Casa del Puparo”. Il suo mestiere ha rappresentato da sempre un punto di riferimento fondamentale, conducendolo passo dopo passo ad un vertice di elevazione a cui non si sarebbe mai aspettato di poter arrivare.

La Casa del Puparo. L’arte da vivere tra le strade

Così la sua creazione lo ha reso noto e affermato. Ha attirato inizialmente l’attenzione di migliaia di passanti e successivamente di visitatori giunti appositamente da ogni parte del mondo, affascinati dal sua immensa bellezza nascosta tra le strade di Messina. “Casa Cammarata” giace tra le strade e le viuzze di Maregrosso, uno dei quartieri con le strade più larghe della Sicilia, dove la maggior parte delle costruzioni abitative è rappresentata dalle baracche. Una serie di capannoni industriali e la costruzione di una ferrovia dominano l’intero quartiere insieme ad una pessima edilizia popolare, sostituendo un’infinità di dimore familiari e generando un enorme danno urbanistico per l’intera popolazione. Qui la pietra si sostituisce al semplice cemento, procurando un senso di instabilità e di precarietà oltre che una mancanza dei servizi principali legati alla sopravvivenza.

Tra coloro che sono riusciti ad opporsi e ad emergere da questo regime sociale ignorato e dimenticato nel corso degli anni, si colloca proprio l’artista di “Casa Cammarata”. Il Cavalier Giovanni Cammarata nel 1930 è stato un soldato in Africa e nel Mar Egeo, finita la guerra, decise di emigrare in America. La storia della sua vita è una storia sofferta e travagliata, piena di mancanze e sacrifici che porta l’umanità ad un senso di riflessione.

Rientrò a Messina poco tempo dopo, ricostruendo a poco a poco tutta la sua vita, imparò a fare il muratore e l’artigiano attraverso piccoli mestieri quotidiani e diverse attività di manodopera. Solo nel 1970 iniziò a dedicarsi alla decorazione della propria baracca trasformandola in un favoloso Castello, meglio conosciuta come “Casa del Puparo”. La sua intenzione era di creare una vera e propria via intitolata delle “Belle Arti”, come stimolo di reazione ad una realtà povera e lontana dalle innovazioni moderne.

“Casa Cammarata”, un museo attraverso l’arte del riciclo

Sulla facciata della “Casa del Puparo”, si possono osservare mosaici e sculture di ogni forma. Diverse forme animalesche, crocifissi, madonne e putti, vari tipi di decorazioni – come la scena di combattimento fra Ettore e Achille -, un enorme coccodrillo e una tartaruga preistorica. L’artista ha eseguito a mano tutte queste riproduzioni con colori vivaci e sgargianti attraverso l’arte del riciclo, utilizzando una serie di materiali di scarto come vecchi utensili o oggetti non più utilizzabili.

All’interno della costruzione risiede una mostra intitolata “Madonna della birra”. Il nome deriva dalla realizzazione della stessa scultura, avvenuta attraverso l’inserimento di cocci di bottiglie di birra nel cemento. Ciò che oggi resta di questa casa è purtroppo soltanto una parte della facciata principale. Il resto è stato demolito nel 2007 dalle ruspe per far spazio ad un parcheggio di un supermercato. I preziosi resti di questa casa-museo vengono salvaguardati dalla cittadinanza e dall’intero collettivo “Machine Work”. Periodicamente sono esibiti attraverso mostre ed esposizioni ad opera di un Pier Paolo Zampieri, professore di Sociologia, e di Mosè Previti, storico dell’arte. Grazie a loro oggi conosciamo la storia del Cavalier Cammarata, mantenendone vivi tutti i suoi ricordi e rendendo la sua storia degna di attenzione e ricca di fascino.

«Messina ha sempre avuto un approccio paternalistico nei confronti delle periferie. Cammarata invece, è stato l’unico “architetto” in grado di interpretare la complessità dell’espansione a sud della città. Ciò che ha realizzato, nonostante non avesse studiato, e teoricamente non ne avesse i mezzi culturali, è un opera territoriale, paesaggistica, urbana, ed emotiva che ha una valenza potentissima e che anticipa l’arte contemporanea. Ha compreso che con l’arte si può cappottare la realtà, e l’ha messo in pratica.» – Pier Paolo Zampieri

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