Claude Debussy, innovazione in musica sulle note di un sogno

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Claude Debussy, innovazione in musica

È molto comune che la musica, al pari dell’arte, fluisca come un allungamento del nostro pensiero, delle nostre sensazioni. Spesso è scaturita dalla nostra mente, nasce come un fluido vivo a cui dare spessore e animo, dove le nostre braccia e i nostri corpi non riescono ad arrivare, ancorati come sono al mondo delle cose concrete. Non è perciò un segreto che molto spesso la musica rispecchi il nostro carattere e la nostra indole, e non potrebbe presentarsi caso più consono di quello del compositore francese Claude Debussy.

«Si offendeva facilmente, ed era estremamente sensibile. La più piccola cosa lo metteva di buon umore o lo innervosiva e si arrabbiava.
Era molto scontroso… eppure affascinante con le persone che gli piacevano.»

Come per le sue opere – “Prélude à l’après-midi d’un faune. Preludio al pomeriggio di un fauno”, “Pelleas et Melisande”, “Children’s Corner”, “Suite Bergamasque” – le persone per Debussy nutrivano pareri contrastanti. Metà del suo pubblico lo amava, l’altra metà lo detestava. La sua musica fu poco apprezzata all’inizio del suo percorso al conservatorio di Parigi e successivamente all’Accademia delle belle arti di Roma, che la riteneva “inusuale” o addirittura “bizzarra”. In effetti, Claude Debussy aveva sempre nutrito una profonda curiosità per la musica poco comune, e cercò dunque per molto tempo di tradurre quella singolarità attraverso le sue melodie.

“Prélude à l’après-midi d’un faune. Preludio al pomeriggio di un fauno” e “Pelleas et Melisande”

Il primo successo di Debussy arrivò in fatti solo nel 1894, con l’opera “Prélude à l’après-midi d’un faune. Preludio al pomeriggio di un fauno”. Come si evince dal nome, la linea musicale si tiene ben accostata al tema principale dall’omonimo poema di Stéphane Mallarmé, ambientato in una rappresentazione bucolica delle fantasie diurne di un fauno. Nell’opera si viene subito trasportati dallo strumento principale del flauto vagante, che rappresenta tutto il tema centrale e catapulta immediatamente in uno scenario idilliaco della vita nascosta di creature legate al mondo della natura.

L’opera che però ebbe più successo in Europa e che mantenne il pubblico fortemente diviso tra due posizioni fu “Pelleas et Melisande”, 1902. Anche per quest’opera Claude Debussy si lasciò ispirare da uno scritto di Maurice Maeterlinck, e forse la prima rappresentazione fu un disastro annunciato proprio per via della lite fra i due, scaturita dalla decisione del compositore di affidare la parte principale in “Pelleas et Melisande” a Mary Garden piuttosto che alla compagna di Maurice Maeterlinck.

«Onestamente non credo che Debussy abbia mai amato realmente qualcuno. Ha amato la sua musica, e forse sé stesso. Era intrappolato nel suo genio… Era un uomo molto molto strano.» – Mary Garden

Da questo si può dedurre certamente la fedeltà dell’autore a nient’altro che alla sua musica ed arte. Ma checché ne dicesse Mary, e malgrado la fine agghiacciante di più di una storia d’amore burrascosa, Debussy era sicuramente pazzo d’affetto per la sua bambina, Claude-Emma (chiamata dolcemente chou-chou, ossia farfalla dal giapponese). A lei dedicò la famosa suite per pianoforte “Children’s Corner”, 1908.

“Children’s Corner” e la “Suite Bergamasque

“Children’s Corner”, in tutto composta da sei opere, è una raccolta interamente dedicata alla figlia, non pensata per lo studio dei bambini in sé, ma per lo più racconta spezzoni di vita o semplicemente giocattoli e oggetti della piccola. È particolarmente evidente da questi brani la reale crescita pianistica e tecnica raggiunta da Debussy in quel periodo. Non tutti i compositori all’epoca erano capaci di suonare il pianoforte e il livello raggiunto dal musicista francese era infatti non solo notevole, ma addirittura fuori dal comune, avendo sempre mostrato un gran talento per lo strumento fin dalla giovane età di undici anni.

Tra il 1980 e il 1905 Claude Debussy scrive, e successivamente rettifica, la sua suite probabilmente più famosa e conosciuta per pianoforte. La “Suite Bergamasque” è divisa in quattro principali movimenti: Prélude, Menuet, Clair de lune e Passepied. Durante questo periodo si ritrova a cambiare molte parti dell’opera, allontanandosi molto dal precedente stile pomposo e legato ai canoni della musica neoclassica. Si può dire con certezza che dedica il nome del terzo movimento a una poesia di Verlaine. “Claire de Lune” della “Suite Bergamasque” è difatti la maggior rappresentazione dello stile impressionista di Debussy.

Claude Debussy tra neoclassicismo e romanticismo

Malgrado le apparenze però, egli odiava etichettarsi come impressionista. Il suo stile musicale era contemporaneamente vicino e totalmente estraneo a qualsiasi tipo esistente. Le sue composizioni si allontanano dagli stili della musica classica, sono incentrate su temi brevi e concisi, altalenanti tra sfumature di maestria pianistica formando immagini sempre in movimento e mai statiche. Claude Debussy si presenta in costante ricerca di innovazione, è, insomma, una sintesi perfetta tra neoclassicismo e romanticismo. Sappiamo che si lasciava trascinare dalla sua indole istintiva e curiosa, concentrata su nient’altro che un profondo impulso generativo d’arte. Ed è forse questo che l’ha reso un artista fuori dal comune ai suoi tempi e straordinario ai nostri, capace di una musica sapiente e contemporaneamente priva di vincoli, a tratti senza tonalità, proprio come l’imprevedibile scenario di un sogno.

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