“Coco” è un film di luci, sentimenti e tradizioni: Llorona e la morte

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"Coco" film d'animazione di Lee Unkrich

“Coco” è un film d’animazione di Lee Unkrich co-diretto da Adrian Molina, di cui ne è sceneggiatore insieme a Matthew Aldrich. Prodotto dalla Pixar e distribuito dalla Disney, tocca tematiche profonde quali l’amore, il ricordo, il perdono, la famiglia, la vita e la morte attraverso la festività del Día de los Muertos, le tradizioni e la cultura messicana, i colori e le musiche. La pellicola ha ricevuto numerose candidature e premi, tra cui l’Oscar per il miglior film d’animazione.

«Il Día de los Muertos è l’unica notte dell’anno in cui i nostri antenati vengono a trovarci. […] Abbiamo cucinato queste pietanze ed esposto le cose che amavano in vita[…] Far parte di questa famiglia significa esserci nei momenti importanti.» – Abuelita 

La luce guida nei diversi mondi del film “Coco”

Della pellicola ciò che subito colpisce è la saturazione dei colori e la fotografia di Matt Aspbury e Danielle Feinberg.  Le immagini sono sempre piene di colori vivaci e brillanti. La luce assume così un ruolo fondamentale segnando diversi mondi e dimensioni emotive.

Santa Cecilia è caratterizzata da tonalità calde, tipica atmosfera gioviale e serena di un luogo toccato dal sole. Il realismo dei luoghi si allarga anche ai personaggi e si realizza nell’attenzione all’illuminazione che tiene conto della fonte di luce più vicina. Scintillanti e luccicanti petali dorati introducono al mondo dei morti luminoso e colorato nonostante sia mostrato solo di notte. La zona in cui vivono coloro che stanno per essere dimenticati è più buia e in disparte, rispecchia la malinconia che provano nel lasciare anche quell’ultimo mondo.

La dimensione del ricordo, con Miguel che canta per Coco, diventa ancora più luminosa a discapito della saturazione. È la luce dell’alba che, entrando dolcemente nella stanza dell’anziana, acceca e risveglia lentamente un ricordo lontano e familiare, legato alla musica e spiraglio di speranza. Invece i racconti di Héctor, trattandosi di eventi per cui ha un senso di rammarico, hanno una tonalità soffusa tendente all’arancio. Proprio come qualcosa di vecchio e ingiallito a causa del tempo.  

«La musica aveva lacerato la famiglia ma le scarpe l’avevano unita.» – Miguel  

La famiglia, nucleo portante del film, diventa un tutt’uno con la tradizione e viene omaggiata trattegiandone la storia su piccole bandierine di carta bucherellata e colorata – le banderas de papel picado -. In linea con la visione della donna messicana, nel racconto che viene fatto del passato si concentra l’attenzione non tanto sul torto dell’uomo capo di famiglia, ma sulla reazione forte e volitiva della matriarca. La donna sudamericana è decisa, indipendente e si emancipa, prende in mano la propria vita e salva il destino della sua famiglia.

I valori della tradizione e della famiglia

«Non sei costretta a perdonarlo ma non dimentichiamolo. […] La famiglia prima di tutto.» – Miguel  

“Coco” è un film che nella sua semplicità affronta molti temi significativi e fondanti il concetto di identità e tradizione. È un racconto di formazione non solo per Miguel, ma per tutti i membri della sua famiglia, compresi i defunti. Lo scontro generazionale all’inizio è evidente. Al ragazzo non importa delle tradizioni della sua famiglia, le rinnega inseguendo la passione per la musica. Tutti i personaggi alla fine raggiungono una nuova consapevolezza: ciò che è relamente importante sono la famiglia e l’amore. Non sempre le cose sono quelle che sembrano e, nonostante gli errori e i ripensamenti, il perdono è un grande gesto di umanità. Non bisogna precludere una passione o un desiderio, ma sostenere e credere, fidarsi del cuore altrui. 

La contrapposizione tra Héctor e Ernesto de la Cruz è cruciale. Entrambi appassionati di musica, hanno seguito i propri sogni. Ma la differenza sta nella magnanimità del primo e nella cattiveria del secondo per riuscire a raggiungere ad ogni costo il proprio scopo . “Coco” insegna che non bisogna rinunciare né ai propri sogni, né ai propri cari. Il nesso tra passato, presente e futuro non riguarda soltanto l’importanza di ricordare qualcuno in sé per sé, ma di ricordare ciò che questo qualcuno ha fatto e imparare da esso. 

La leggenda. El que no sabe de amores, Llorona, no sabe lo que es martirio

«Non ho scritto “Ricordami” per il mondo, io l’ho scritta per Coco.» – dal film, Hector

La colonna sonora “Remember me”, che si è guadagnata un Oscar come migliore canzone, è stata composta da Michael Giacchino. Tra gli altri brani cantanti spicca “La Llorona”. È una canzone appartenente alla tradizione folcloristica messicana, un canto popolare insieme a “La Adelita” e “La cucaracha”. Non si sa chi abbia creato la canzone nè quando. La versione cantata nel film è ispirata ai versi del poeta oaxaqueño Andrés Henestrosa. Che sia collegata o meno alla leggenda omonima, l’armonia musicale è diventata la base per numerose canzoni sull’amore e sul dolore. 

La leggenda della LLorona (“la donna che piange”) racconta di una donna indigena dell’odierna Citta del Messico, il cuo amore la legava ad un nobile uomo spagnolo. I due ebbero dei bambini, ma alle richieste di un riconoscimento ufficiale del loro amore, l’uomo si negò per timore delle critiche da parte della società. Sposò invece un’altra donna dell’alta borghesia. La LLorona perse il senno e impazzì di dolore. In un attimo di furia e sete di vendetta uccise i figli annegandoli nel fiume e si tolse la vita distrutta dal rimorso. Si ascolta ancora – narra la leggenda – il pianto di dolore della donna nel fiume dove avvenne la tragedia. C’è chi ascoltando dei lamenti portati dal vento, dice di aver visto una donna magra, vestita di bianco, cercare disperata i suoi figli.

“Coco” di Lee Unkrich è un film che racconta la cultura messicana 

In forma di film, “Coco” raccoglie la cultura e la tradizione messicana, non solo per la ricorrenza del Día de los Muertos . Per raggiungere Mictlán o Chiconauhmictlán, l’aldilà della mitologia messicana, i defunti sono accompagnati da spiriti guida che prendono forma in base agli alebrijes – opere di artigianato, create dal legno o dal cartone e ricche di colori –. I morti seguono il cammino segnato dai cempasúchil, fiori più comunemente noti con il nome di Tagetes erecta. Tuttavia, se le loro foto non sono presenti sull’Ofrenda, “altar de muertos”, non possono superare il passaggio. 

«Quando nel mondo dei vivi nessuno conserva il tuo ricordo, sparisci da questo mondo. La chiamiamo “scomparsa definitiva”. […] I nostri ricordi devono essere tramandati da chi ci ha conosciuto in vita, nelle storie che parlano di noi.» – Héctor 

La cultura messicana è molto serrata e fedele a se stessa. È forte il riconoscimento delle celebrità che hanno portato con la loro fama il Messico nel mondo. Il film d’animazione “Coco” fa diversi omaggi. Cantinflas è l’attore che ha impersonato Passepartout ne “Il giro del mondo in 80 giorni” del 1956. María Félixè un’attrice nota come “La Doña”. Compaiono il cantante e attore Jorge Negrete, “El Charro cantor”; il wrestler e attore Rodolfo Guzmán Huerta “El Santo” e l’artista Frida Kahlo.

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