"Coraline" dei Maneskin, una delicata fiaba dark senza lieto fine - il Chaos

“Coraline” dei Maneskin, una delicata fiaba dark senza lieto fine

Coraline dei Maneskin. Damiano e Giorgia Soleri

“Coraline” dei Maneskin è un brano del loro secondo album in studio “Teatro d’ira – Vol 1”, lo stesso che contiene “Zitti e buoni”. Pubblicato sulla scia della vittoria di Sanremo, l’album ottiene grande successo, entrando in varie classifiche europee e raggiungendo addirittura la settima posizione nella World Albums Chart stilata da Billboard.

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Da Marlena a “Coraline” dei Maneskin

Con il loro primo album “Il ballo della vita”, i Maneskin ci hanno fatto affezionare ad un personaggio per loro molto importante: Marlena, che alla fine altro non è che la proiezione della loro libertà e creatività, una personificazione della loro voglia di vivere. In “Teatro d’ira – Vol. 1”, la band ci presenta un altro personaggio femminile: Coraline. Le due protagoniste sono molto differenti tra loro. Se la prima ha una personalità così forte tanto da far star male chi le sta vicino, Coraline è molto fragile, non riesce a reagire al mondo esterno e la sua personalità è quasi schiacciata dagli eventi. Il brano racconta la storia di una bambina/ragazza che fatica a trovare il suo posto in un mondo sicuramente difficile e ostile.

Una fiaba dai toni dark

Delle 8 tracce che compongono il disco, “Coraline” è la seconda e dura ben 5 minuti. È una ballad rock molto intensa che si allontana dai canoni classici del brano commerciale. Il brano è un crescendo lento che al primo ascolto disorienta, visto che la sua una forte impronta rock viene mostrata piano piano. La voce del cantante si adatta ai diversi momenti della storia con delle sfumature molto originali.

Tutto inizia con un momento calmo, tranquillo, in cui la chitarra è solo un arpeggio e la voce di Damiano è sommessa come per raccontare un sogno delicato. Nel secondo momento da una voce e da una musica incalzanti e quasi rabbiose, vengono fuori la sofferenza e la rassegnazione. Il finale del brano torna sia musicalmente che vocalmente ad essere calmo come per chiudere un cerchio con delicatezza. Questi cambi di stile e di potenza non compromettono la forza del brano, anzi ne migliorano quasi la personalità.

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Come finisce “Caroline” dei Maneskin? Il significato

Coraline è una fiaba dark con un testo enigmatico, e per diverso tempo ha fatto pensare che parlasse di una ragazza che soffre di anoressia. La protagonista infatti viene dipinta come una sorta di principessa triste, una ragazzina che fatica a trovare sé stessa e un suo spazio nel mondo, perché troppo fragile, semplice e limpida. Una bambina che sente sopra di sé il peso dei pregiudizi altrui, che la costringono a chiudersi sempre più in sé stessa, impaurita.

La Coraline dei Maneskin non viene ascoltata dalla società, anzi in lei non viene riposto mai un briciolo di fiducia. E neanche l’arrivo di un cavaliere, che cerca di aiutarla nelle sue difficoltà, cambia la direzione della storia. Non c’è quindi un lieto fine, perché l’ultima strofa vede sempre più chiusa in sé stessa, senza più luce, né amore.

«Non è la storia di un uomo cavaliere che salva la principessa in difficoltà. La favola finisce male, non c’è il lieto fine. È qualcosa di reale, è l’appassimento di questo fiore, di questa ragazza, e il cavaliere è inerme e impotente di fronte a quello che sta succedendo» – Maneskin

Chi è Coraline dei Maneskin? La storia vera di Giorgia Soleri e la lotta alla vulvodinia

La canzone è ispirata a una storia vera, in particolare quella della fidanzata di Damiano. La Coraline dei Maneskin è Giorgia Soleri, che soffre di una malattia cronica e invalidante: la vulvodinia, una malattia molto difficile da diagnosticare.

Adottando questa chiave di lettura, sono palesi i riferimenti biografici alla ragazza che quando parla dei suoi disturbi fisici, che l’hanno costretta a passare intere giornate chiusa in casa fra dolori fisici e psichici, non viene creduta e anzi quasi isolata.

«La gente dirà: non vale niente / non riesce neanche a uscire da una misera porta. E ancora: E Coraline piange / Coraline ha l’ansia / Coraline vuole il mare ma ha paura dell’acqua / e forse il mare è dentro di lei.»

Le emozioni che suscita questo brano, travolgono lo stesso Damiano sul palco dell’Ariston, dove i Maneskin sono tornati come super ospiti di Sanremo e da dove tutto è iniziato. Il cantante dopo aver cantato con trasporto il brano, scoppia in lacrime travolto da un vortice di emozioni. Successivamente è sempre lui che spiega attraverso i social la sua grande emozione.

«Grazie a tutti voi che avete compreso il significato e il peso di questa canzone nella mia vita. Grazie ai miei compagni che la portano sul palco insieme a me. […] E grazie a te Giorgia, che me l’hai fatta scrivere e vivere. A tutti voi, e alla musica, semplicemente grazie.» – Damiano David

Tra canzone e cartone animato

Come ripetuto più volte dalla band: «Il nome Coraline non è riferito al cartone, la scelta è puramente musicale, fonetica». Il titolo del brano, infatti, rievoca il personaggio del film d’animazione “Coraline e la porta magica” ispirato al racconto dello scrittore e fumettista Neil Gaiman, ma le due protagoniste e soprattutto le storie, sono molto diverse.

Il cartone animato narra la storia di una undicenne che, passando attraverso una porta segreta della nuova casa in cui abita, scopre una versione alternativa della sua esistenza. Questa realtà parallela è molto simile alla sua vita reale, però più affascinante. Ma quando questa strana avventura inizia a diventare pericolosa, Coraline con forte determinazione e coraggio salva i suoi genitori e alcuni bambini fantasma, tornando così alla sua vita che non sembra più così noiosa.

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La Coraline dei Maneskin invece è così fragile e pura da non riuscire a ritagliarsi un proprio spazio nel mondo. Prova a percorrere una strada fatta di speranza, ma è molto faticosa e disseminata di momenti bui. Non riesce ad aprire nessuna porta magica, anzi l’ultima strofa descrive Coraline, che impaurita decide di chiudersi in sé stessa, senza la possibilità di mostrare e farsi conoscere.

«Le han detto in città c’è un castello / con mura talmente potenti / che se ci vai a vivere dentro / non potrà colpirti più niente.»

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