Corea unita in una stretta di mano. L’alba di un nuovo giorno?

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Per i nostalgici degli anni novanta, l’incontro avvenuto a Panmunjom tra Kim Jong-un ed il presidente sudecoreano Moon Jae-in il 27 aprile, ricorda lo storico incontro tra il leader Yasser Arafat dell’Olp e Ytzhak Rabin, primo ministro israeliano, sotto lo sguardo del presidente Bill Clinton avvenuto nel 1993.

Il 27 aprile alle ore 9.30 abbiamo assistito al primo passo di un confronto tra due paesi che sembrano essere agli antipodi, ma che appare necessario per ristabilire la tranquillità nella penisola coreana. Un disgelo che può sembrare sorprendente, ma i primi segnali si sono avuti in occasione delle Olimpiadi invernali di Pyeongchang in Corea del Sud disputatesi a febbraio, quando la squadra coreana alla cerimonia d’apertura ha sfilato insieme sotto un’unica bandiera, che raffigura l’intera penisola coreana in blu su sfondo bianco.

Kim Jong-un, per l’occasione, ha attraversato la linea di demarcazione tra le due Coree nella zona demilitarizzata del villaggio di Panmunjom, ed ha stretto la mano al presidente sudcoreano. Moon Jae-in, a sua volta, ha attraversato lo scalino tenuto per mano da Kim Jong-un, e quindi si è trovato sul suolo nordcoreano, siparietto che ha suscitato i sorrisi dei presenti, ma dal forte impatto emotivo.

Corea del Nord e Corea del Sud: un’incontro che farà la storia

I due si sono trasferiti alla “Peace House”, dove si è tenuto il negoziato, preceduto dalla cerimonia di benvenuto. Nella dichiarazione congiunta è stato specificato che l’obiettivo congiunto è la denuclearizzazione della penisola coreana. Inoltre vi è la volontà comune di porre fine all’armistizio firmato nel 1953, che poneva fine alla guerra di Corea, e di firmare un trattato di pace, con l’ausilio di Cina e Stati Uniti. A suffragare l’intenzione di iniziare un progetto di denuclearizzazione, la Corea del Nord ha annunciato che ci sarà la chiusura del sito dei test nucleari di Punggye-ri. Per l’occasione sarà tenuta una cerimonia pubblica alla presenza di autorità sudcoreane, giornalisti ed esperti.

Le intenzioni di Kim Jong-un sembrano essere dirette realmente ad un’apertura verso un disgelo coerente e duraturo, ma il leader nordcoreano probabilmente guarda anche ad un attenuarsi delle sanzioni imposte dalla risoluzione 2375 del consiglio di sicurezza dell’Onu, approvata lo scorso settembre, che prevede il divieto di fornitura diretta di petrolio raffinato e di gas naturale al regime nordcoreano. Risoluzione che crea non pochi problemi all’economia nordcoreana e questione sulla quale potrebbe aprirsi un dibattito internazionale.

Le reazioni della comunità internazionale

Il resto delle potenze ha accolto positivamente l’incontro tra le due Coree, il Giappone e la Russia auspicano una soluzione positiva per quanto la questione nucleare, la Cina, nella persona di Wang Yi, consigliere di Stato e ministero degli esteri cinesi, ha dichiarato che visiterà il 2 ed il 3 maggio la Corea del Nord su invito della controparte Ri Yong-ho.

I rapporti tra la Corea del Nord e la Cina sono particolari, poco dopo l’ultimo test missilistico nordcoreano del 3 settembre, Pechino ha adottato una politica che ha imposto una limitazione alle esportazioni di greggio verso Pyongyang e la chiusura in quattro mesi di tutte le imprese nordcoreane. Questo ha portato ad una crisi: essendo la Cina il maggior partner commerciale della Corea del Nord, la sua economia dipende per il 70% da Pechino.

Gli Stati Uniti d’America, rappresentati dal presidente Donald Trump, hanno dichiarato che la situazione tra le due Coree procede molto bene e che si lavora ad un incontro tra lo stesso Presidente e Kim Jong-un. L’alba di un nuovo giorno per la penisola coreana? Sembra finalmente di sì.

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