"Crescita selvaggia" di Sheng Keyi. La forza di attraversare la tempesta della società cinese - il Chaos

“Crescita selvaggia” di Sheng Keyi. La forza di attraversare la tempesta della società cinese

"Crescita selvaggia" di Sheng Keyi

“Crescita selvaggia” di Sheng Keyi abbraccia la storia di una famiglia nell’arco temporale di 100 anni attraverso le vicende di tre generazioni che si dipanano tra trasformazioni sociali e scontri generazionali. Il capostipite Li Xinhai, nonno della voce narrante, con la sua scomparsa al 100esimo anno di età segna la fine del secolo analizzato, che ha inizio nel 1911 fino ai giorni nostri.

La famiglia Li è la protagonista indiscussa del romanzo, si nota sin dalle prime battute con la presentazione dell’albero geneologico. Si tratta di una normale famiglia della Cina moderna, ma attraverso le vite di ciascun membro l’autrice riesce ad evidenziare i contrasti e le ombre di un’epoca e di una società complessa come quella cinese, mostrandone un ritratto chiaro e sfaccettato.

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“Crescita selvaggia” diventa quindi un titolo fortemente rappresentativo, mettendo in luce sin da subito la vena di crudezza e brutalità che accompagna le vicessitudini dei Li. Una serie di eventi terribili li coinvolge e li inghiotte, ma riescono con una forza primitiva e selvaggia a contrastare le forze negative e a procedere con le proprie vite.

Nonostante le avversità i Li preservano la loro indentità, restano forse gli unici personaggi autentici, emblemi della verità in un micro-mondo impostato su leggi che non rispettano le reali volontà dei singoli e che si fondano sulla legge del più forte.

“Crescita selvaggia” di Sheng Keyi

La storia è raccontata dalla figlia più giovane dei Li, la nipote, nonchè autrice del romanzo. Si narrano le emozioni represse e nascoste dall’incapacità e impossibilità di esternarle. Una famiglia che vive di stenti in una società maschilista dove la donna non ha libertà di genere, dove tutti sono uguali nel non perdere il controllo delle loro frustrazioni, dolori, speranze, gioie e amori. La famiglia si avviluppa su se stessa in un mondo di menzogna, preludio della morte emotiva.

«La nostra famiglia era priva della capacità di consolare gli altri, ciascuno gestiva le proprie emozioni in solitudine, ma effettivamente nessuno aveva mai perso il controllo. La luce in un mondo di menzogna non è che il neon di un obitorio.»

Gli eventi narrati restituiscono l’immagine di una Cina fondamentalmente maschilista, nella cui società viene indagata la condizione femminile attraverso le donne della famiglia Li. Sono infatti donne resilienti e forti i modelli familiari di Sheng Keyi, che non a caso sin da subito presenta la sua antenata, la nonna di cui ha memoria solo grazie la fotografia appesa alla parete. Introduce ai dissapori tra il nonno e il padre, che con il passare del tempo sono diventati sempre più aspri e cruenti. L’intolleranza reciproca tra i due segnerà i destini futuri. Della precedente vita del nonno, cresciuto in ricchezza e benessere, non resterà nulla in eredità al figlio, a causa del vizio del gioco. L’unica eredità che il nonno tramanderà alla nipote:

«una buona calligrafia, che consente di coltivare la nobiltà d’animo.»

Contrasti generazionale e socioculturali

Il romanzo si addentra man mano sempre più nel dettaglio delle singole vite. La divisione in brevi capitoli consente all’autrice di raccontare singolarmente le storie di ciascun membro familiare. Si accede così ad un racconto parallelo ed incrociato dei protagonisti della famiglia. Il contrasto e confronto generazionale e il percorso intrapreso per realizzare i propri sogni mettono a nudo ogni aspetto della società nel suo evolversi storico, politico e sociale.

Il contesto culturale che fa da sfondo alle vicende in 100 anni di vita è molto ampio, dai tumulti a Pechino alle manifestazioni universitarie, che evidenziano la netta spaccatura sociale tra ricchi e poveri, colti e non. Lo sguardo dell’autrice si posa spesso sulla condizione della donna nella società cinese maschilista. A seguito di questa riflessione si notano personaggi femminili dotati di una forte resistenza: avanzano con coraggio e ingegno nelle situazioni più avverse.

La Madre

«Mia madre era una quercia ed io un fuscello che cresceva appoggiata ad essa»

Con una sola frase Sheng Keyi dà prova del suo genio descrittivo. La mamma è istinto selvaggio e felino, lei invece è a tratti annientata e spenta dalle avversità della vita. Madre e figlia costruiscono col passare degli anni un rapporto indecifrabile e silenzioso, in cui una diventa punto di forza e sostegno per l’altra, così come il legame del ramoscello alla quercia, che sono inevitabilmente interdipendenti l’una all’altra. Ma nella scrittura dell’autrice traspare sempre un lato oscuro.

Il rapporto d’amore e d’affetto non fa eccezione, come pure lo scontro tra ricchi e poveri, sconfitti e uniti da un malessere simbiotico. Lo stesso lato oscuro intrinseco nelle istituzioni che emerge durante la narrazione quando ci scontriamo con frasi del tempo tipo:” Meglio un fiume di sangue che un figlio di troppo!”, riferito alla pianificazione delle nascite. Ogni personaggio avrà una sua evoluzione, inizio e fine, tutto sarà correlato da casualità, scelte, condizioni, incontri, malessere e volontà al cambiamento.

La scrittura intelligente e funzionale di Sheng Keyi

Un continuo contrasto segna l’opposizione di personaggi forti e deboli, colti ed ignoranti, ricchi e poveri. Di pari passo la scelta linguistica della scrittrice a tratti semplice-raffinata-poetica, va in altri momenti narrativi in contrasto con dialoghi e descrizioni rudi-volgari, quasi inaspettati, che infastidiscono e, nel contempo fanno arrivare il messaggio crudo e duro, così come la realtà che rappresentano. In questo gioco di alternanza, l’autrice racconta ogni personaggio nei capitoli a loro dedicati in cui si avvicendano, scatenando un racconto nel racconto, per quanto ne vengano evidenziate le peculiarità emotive e caratteriali, identità singole e autonome, unite da quel sottile legame di sangue che è l’unico fil rouge che li unisce in un effimero senso di appartenenza.

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