#CurArti. Quando una mostra d’arte cura e sanifica

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#CurArti

Un progetto artistico e di cura innovativo che merita attenzione. #CurArti non è una semplice e classica mostra, quanto piuttosto un percorso esperienziale con l’obiettivo di scoprire l’influsso che le opere d’arte possono avere nell’elaborazione del dolore al fine di fare del bene a più persone possibile. Formato dall’unione delle due parole “cura” e “arti”, #CurArti è il progetto presentato allo Studio 0-100 di Rimini l’8 agosto u.s. con un evento in cui l’accento è stato posto sul suo fondamento scientifico. È destinato in modo particolare a persone affette da dolori fisici per accompagnarle in un viaggio di trasformazione che le porta a ritrovare il benessere psicofisico.

#CurArti per il benessere interiore ed esteriore

«Le opere d’arte sono esposte a fini terapeutici per indagarne e studiarne l’effetto benefico, cercando di ricomporre quella frattura tra umanesimo e scienza che si è avuta nel ‘700. Il nostro intento è quello di creare un ambiente in cui le opere d’arte possono far sentire le persone a loro agio. Per curare il dolore abbiamo predisposto un ambiente adatto che non è asettico, come quello degli ospedali, qui l’anima viene per la bellezza del sentirsi curata. Sentirsi bene interiormente e esteriormente. Come in un salotto» – Deborah Mendolicchio

Questo percorso di consapevolezza e lavoro su sé stessi viene effettuato attraverso l’osservazione di alcuni quadri, realizzati da artisti che hanno un dono speciale: saper usare forme e colori in modo da canalizzare energia benefica all’interno delle opere stesse. Chi ci posa lo sguardo, quindi, riceve un effetto curante che fa rielaborare positivamente il dolore e la propria esperienza. Il punto di forza di #CurArti risiede proprio nella capacità di trasmettere frammenti di energia e bellezza. Il messaggio viene passato dall’osservato (il quadro) all’osservante (il paziente), attraverso il processo creativo di ogni singolo artista. Un messaggio vivo, vibrante e rigenerante.

Anima e meditazione

«Nel viaggio all’interno dell’arte e della cura della persona, c’è una componente meditativa molto importante nel momento in cui si approccia il dolore, che è anche un fatto culturale. Noi ‘siamo il nostro corpo’ e non ‘abbiamo il nostro corpo’, come invece siamo soliti pensare. Il corpo e la nostra parte intangibile, l’anima, stanno tornando ad unirsi e a ridiventare uno» – Deborah Mendolicchio

Al progetto hanno aderito artisti esperti di varie discipline e accomunati dalla volontà di mettere le loro competenze a disposizione di chi ne ha bisogno: Samya Ilaria Di Donato, Maria Chiara Signorini, Paola Rava, Matteo Ferretti, Marta Bontempi e Monica Melani.  

Si comincia dal lavoro di Monica Melani, una istallazione con monitor Led 40’’ dal titolo “Bagni di luce, suono ed energia”, che fa parte della serie “Aprirsi alla realtà dell’Anima” e che prevede la proiezione di due video art. Realizzata col metodo MelAjna®, l’opera, del 2011, è concepita come una meditazione guidata. Alla base della ricerca scientifica dell’artista sulle proprietà fisiche e metafisiche della creazione –  messa a punto in oltre un trentennio – c’è l’importanza del pensiero,  delle emozioni e dell’energia nel rendere visibili certe forme, colori e movimenti fluttuanti che fanno stare molto bene.

Energia ed animali

“Gli animali di potere” di Paola Rava, tre acrilici su tela, fanno parte della collezione “Il potere segreto degli animali”. Sono un invito ad appoggiare lo sguardo su di loro e lavorare sull’archetipo che rappresentano. Suscita stupore l’aquila che si alza e ci fa vedere le cose dall’alto, mentre il pappagallo, un magnifico uccello dalle piume colorate, rappresenta la magia della comunicazione e favorisce le relazioni e la socialità. Il grande “Leopardo bianco delle nevi”, tempera acrilica su tela del 2018, indica il leader spirituale che è in noi e la sua monumentalità aiuta a percepire la sua autorevolezza e ad apprezzarne la bellezza.

Il “Trittico” astratto di Matteo Ferretti consiste in tre tele di medie dimensioni a tecnica mista del 2015. Sonda l’energia primigenia che nasce da ogni uomo singolarmente, ma che ci lega tutti in modo inesorabile, portandoci a tornare all’assoluto più ricchi di quando siamo venuti sulla terra. Grazie alle forme e ai colori scelti – freddi e caldi in equilibrio – lo scopo di quest’opera è energizzante e equilibrante. È il centro della ricerca “Brain Energia che pensa” sull’uomo e sulla sua connessione all’energia. Inconsciamente l’opera lavora dentro l’osservante: sono delle radiazioni che arrivano al cervello e comunicano qualcosa.

«A livello visivo l’ occhio dell’osservante lavora, gira, va a cercare un centro per dare senso a questo caos che nell’universo in realtà è ordine. Quindi accettando il caos che c’è anche in noi, accettiamo anche di stare male in un certo momento ma almeno sappiamo che è ordinato all’interno del nostro universo. Ovviamente l’immagine si legge in base alla cultura e all’esperienza dell’osservante. Se, ad esempio, io sono una donna e nella mia famiglia il rosso viene considerato un colore sconveniente, lo eviterò. Al contrario, sapendo che è attraente, sexy e fa avere successo, lo metterò quanto più posso. I colori squillanti e accesi ci risvegliano e quindi hanno un messaggio indipendente dalla nostra volontà, stanno lavorando in noi, con noi» –  Deborah Mendolicchio

 #CurArti. La potenza del Tao e del colore

Con i suoi due lavori a tecnica mista su tela del 2020, Marta Bontempi  tenta di far uscire le problematiche per dargli il giusto peso. La ricerca dei suoi dipinti è un’esortazione ad entrare in profondità – nel proprio maschile o nel proprio femminile a seconda della necessità – e portare equilibrio, come nel Tao. Lopera “Neonato in fasce”, tecnica mista su tela del 2020, dopo una meditazione ricorre alla simbologia dell’acqua (il femminile) per curare una problematica legata a una bruciatura (il maschile). Un invito quindi a non fuggire dalle paure che ci assalgono, ma ricorrere anche ad un’altra interpretazione per risolvere queste difficoltà. L’elemento maschile che l’ha scottata e quello femminile che le ha dato la libertà.

«Nel viaggio della trasformazione del dolore questo è un esempio di come si elabora un dolore vissuto, un disturbo con un’opera d’arte. Occorre favorire la predisposizione a guarire a livello creativo da questi stati di dolore. Il dolore non è oggettivo, dipende dalle persone e dalla loro storia. Il dolore è anche l’esperienza che viviamo. Noi non veicoliamo forzatamente i significati dell’artista, perché quando crea ha una sua idea in testa mentre  quello che la persona percepisce spesso non è né semplice né immediato» – Deborah Mendolicchio

Per il suo lavoro Samya Ilaria Di Donato usa il colore e si ispira ai potenti simboli della geometria sacra. Il fiore della vita, il seme della vita, il triangolo. Simboli ancestrali alla ricerca del senso della vita.  Del resto i simboli hanno attraversato religioni e filosofie da millenni per lavorare su sé stessi. Il blu, il giallo, il bianco e l’indaco aiutano la guarigione per aprire la mente alla consapevolezza del sintomo e capire che cosa ci sta dicendo. La sua opera è “Il centro del nostro essere”, acrilico su tela del 2017. Dal richiamo esoterico triangolare, permette un viaggio interiore alla ricerca del proprio ordine nel mondo e aiuta ad aumentare la centratura. Prodotta con colori acrilici premiscelati con oli essenziali che ne consentono una esplorazione sensoriale anche olfattiva.

L’arte del collage

Assieme a percorsi teatrali e alla scrittura autobiografica, Maria Chiara Signorini interviene in questo progetto con l’arte del collage. Fa parte di quella schiera di artisti che seguono i movimenti tecnologici e filosofici e lavorano sull’inconscio. Il collage, infatti, è una tecnica capace di tirare fuori tante immagini dal proprio inconscio con le quali la persona riesce a comunicare vari messaggi. Le immagini possono far riemergere  dal profondo ricordi sui quali si può lavorare per guarire. Il suo collage a tecnica mista su carta La stanza senza te” è stato eseguito nel 2019 dopo la morte del padre. Narra di ciò che resta dopo una dolorosa perdita inserendo nell’opera tutti gli elementi che gli appartenevano.

«Se anche una sola virgola di quello che vediamo ci cambia minimamente il pensiero, la cultura ha vinto. L’arte serve per porre domande e non dare risposte. Non siamo qui a dirvi come maestri come si fa o non si fa a fare le cose, ma a creare un dubbio, affinché ognuno di noi possa attivare una ricerca personale. Nel momento in cui noi ricerchiamo stiamo superando noi stessi verso qualcosa di nuovo ed è questo l’approccio che vi vogliamo lasciare» – Deborah Mendolicchio

Il progetto #CurArti in continua crescita

Il progetto #CurArti non è definitivo, è una prova che va verificata passo dopo passo con studi e test. Rimini è solo la prima tappa di un percorso esperienziale che vedrà coinvolte in seguito anche altre città. Si avvale della consulenza di un Comitato Scientifico composto dal Programmatore Neuro Quantistico Fausto Bizzarri, dall’Arteterapeuta e Colourcoach Samya Ilaria Di Donato, dall’Arteterapeuta e Councelor Maria Chiara Signorini e dall’Osteopata e Fisioterapista Andrea Giannini. Un progetto di ricerca e sviluppo in arte terapia creato da Deborah Mendolicchio, Consulente in Arte, in collaborazione con Andrea Giannini.

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