Danza Macabra di Camille Saint-Saëns. Morte su note scordate

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Danza Macabra di Camille Saint-Saëns

Nel Gennaio 1874 debutta per la prima volta la chanson “Danse Macabre – Danza Macabra” di Camille Saint-Saëns, visionario compositore francese. Musicista prodigio, era in grado di suonare già all’età di tre anni e le prime composizioni non tardarono ad arrivare. Forse dovuto alla sua esperienza nella guerra franco-prussiana, che su di lui lasciò un marchio indelebile, il musicista si dedicò alla composizione di un’opera drammatico-satirica che sapientemente rappresenta l’affascinante dimensione dell’oltretomba, seppur con un carattere ammiccante e sarcastico.

‘Danza Macabra’ di Camille Saint-Saëns. Origini e ispirazione

Il tema della “Danza Macabra” o “Danza della Morte” – soggetto molto diffuso nell’iconografia medievale – aveva già ispirato alcune musiche come “Totentanz” dell’amico Liszt, oltre che alcune trascrizioni letterarie – si pensi a “La maschera della morte rossa” di Edgar Allan Poe -. Lo si può trovare per fino in uno dei primi cortometraggi di Walt Disney, “Silly Simphonies – The skeleton Dance”. Tuttavia Camille trova ispirazione in un poemetto grottesco di Henri Cazalis, che a sua volta rappresenta una famosa ballata di Goethe, in cui la Morte si ritrova a suonare un violino scordato in un cimitero.

«Dodici cupi rintocchi risuonano dal campanile della chiesa. Svanito l’ultimo di essi, si odono strani rumori dall’attiguo cimitero, e la luce della luna investe una fantomatica figura: la Morte, che suona il violino, seduta su una pietra tombale.»

Si svolge a mezzanotte, secondo Henri Cazalis, la cupa danza infernale in cui la Morte richiama a sé tutti gli scheletri dalle tombe, che iniziano a ballare e a ridere di un segreto che sembra conosciuto solo ai defunti. Per quanto nel poema la suddetta danza possa sembrare terrificante e malinconica, nell’opera musicale invece assume caratteristiche bizzarre e divertenti, quasi a sdrammatizzare l’idea dello stato immobile della vita oltre la vita.

Morte col suo violino scordato

L’intera ‘Danza Macabra’ di Camille Saint-Saëns è in Sol minore. Nell’introduzione si possono udire fedelmente rappresentati i 12 rintocchi del campanile tramite il pizzicato della corda d’arpa. Questi, scanditi a ritmo ben preciso del tempo delle lancette, quasi preparano uno stato di suspense che viene ben presto rotto dall’entrata in scena del violino della Morte. Il violino, scordato come tradizione vuole, suona anche in tonalità diversa: segue gli accordi di Mi minore, mentre il brano è in Mi maggiore. Si può quasi pensare che il triste mietitore stia accordando al momento il suo strumento, ma contemporaneamente richiama a sé tutte le anime del cimitero: inizia così la ballata.

Segue un tema principale A, eseguito dal flauto, che richiama alla mente una vera e propria danza spettrale. I defunti si stanno ormai levando in successione cromatica di sei semitoni, dopo di che riappare il violino della Morte con il suo lamentoso suono. A seguito della melodia principale, si prosegue con un botta e risposta tra flauto e violino, dalle sequenze sempre più rapide, rafforzate infine dall’intera orchestra al seguito. L’accompagnamento di ottoni, clarinetti, fagotti, corni e trombe non fa che esaltare il tema, che via via cresce sempre più in maestosità.

Una danza che giunge dall’Oltretomba

La danza vera e propria è formata da contrabbassi e violoncelli – sempre in fortissimo – riproponendo il tema B frammezzato dagli ottoni, che risuonano come sorde e selvagge risa degli scheletri. Si susseguono poi diverse variazioni sul tema B, che diventa una fuga, per poi essere ripresa prima dal violino, poi dai legni, dai tromboni e in fine di nuovo dal violino, fino a sfumare in un pianissimo di chiusura. Ma come è accaduto più volte all’interno della composizione, ai momenti di calma seguono crescenti enfatizzati dalle trombe, sempre più forti e folli.

Geniale poi, l’utilizzo dei violini per imitare il suono delle folate di vento, in una crescente atmosfera d’ansia, creata anche tramite le ripetizioni degli stessi tre accordi degli archi. Così come ha avuto inizio poi, tutta la sinfonia si ferma bruscamente. Si sente solo l’oboe, che rappresenta il canto del gallo e la venuta dell’alba. La vitale danza notturna è costretta a vedere il proprio termine, mentre la Morte suona il tema conclusivo con il suo violino scordato. L’opera si conclude infine con il pizzicato d’arpa.

Nel vivace susseguirsi di melodie notturne, ogni strumento ha avuto il proprio ruolo. L’orchestra di spiriti, lo xilofono simile ad ossa di scheletro, il nobile violino della Morte. Musicalmente quest’opera è forse la rappresentazione più espressiva di bellezza e allo stesso tempo d’ironia della fatiscenza delle cose. Il ballo solitario e malinconico della Signora incappucciata, al cui suono nel poema tutti i risorti si fermano in silenzio per ascoltare, è forse il momento più emblematico. Ci sono forze più grandi di noi che ci accomunano come pari e uguali: la musica, ad esempio, uno tra i più grandi doni e misteri così della vita, come della morte.

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