La magia del Balletto Romantico: caratteristiche e simbolismi

Il balletto romantico nasce in Francia nell’Ottocento in pieno Romanticismo e, con una nuova visione del mondo, più libera e sensibile, che dà voce all’anima, ai sentimenti e al sogno.

Le caratteristiche del Balletto nel Romanticismo

Il Romanticismo ebbe inizio alla fine del XVIII secolo e dalla Germania si diffuse come movimento artistico-culturale in tutta l’Europa. L’uomo sentì il bisogno di esplorare l’irrazionale, ricercare il desiderio, vivere il sogno, sperimentare l’inquietudine e la follia. Il Romanticismo trovò terreno fertile in tutte le forme d’arte. Nel balletto si espresse con movimenti dolci, braccia curve ed un’accentuata inclinazione del busto in avanti, mentre il movimento delle gambe divenne più elaborato, elevando la difficoltà tecnica.

Le ballerine acquisiscono ora un aspetto morbido e leggero e, attraverso questo nuovo modo di danzare, riescono ad affrancarsi dalla vita terrena per esplorare mondi fantastici. Mondi a cui l’uomo riesce ad avere accesso solo grazie ai sogni e alla veglia. Un universo costellato da incantesimi e malefici, che il ballerino attraverso il movimento del suo corpo è in grado di far vivere allo spettatore. Il fantastico del balletto romantico debuttò sul palcoscenico dell’Opéra di Parigi nel novembre del 1831, con l’intermezzo “Ballet des nonnes” (Il balletto delle monache) presente nell’opera lirica “Robert le Diable“.

I valori che l’artista romantico esalta nel balletto: il sovrannaturale

Come nell’arte, anche qui è presente una conflittualità tra uomo e natura, realtà e sovrannaturale, e i temi mitologici lasciano spazio al mondo delle fiabe. I balletti romantici sono generalmente suddivisi in due atti.

Il primo associato alla realtà e rappresentato alla luce del giorno e il secondo atto invece simboleggia il mondo sovrannaturale, ha luogo di notte e solitamente termina con un finale tragico. Dopo la rivoluzione francese nelle scenografie appare l’illuminazione a gas, in grado di irradiare in modo più intenso la scena e creare maggior contrasto fra il giorno e il chiaro di luna nella notte. Questo favorisce il fascino di mondi misteriosi e sovrannaturali, dove gli esseri umani assumono sembianze animali. Esseri antropomorfi e oggetti inanimati prendono vita.

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La Sylphide: una nuova figura di ballerina dolce ed eterea

Il “balletto fantastico” entra in scena in modo prorompente con “La Sylphide“ nello stupore e approvazione generale. Questo nuovo genere trova il suo massimo splendore tra gli anni ’20 e ’40 del XIX secolo. Messa in scena nel 1832 all’Opera di Parigi, la “Sylphide” è il primo esempio di balletto romantico e la prima volta in cui viene introdotto l’uso delle scarpette da punta e del tutù.

Il coreografo Filippo Taglioni dà vita ad una nuovo stile di danza basato sulla sensibilità e sulla grazia. Ad impersonare tali caratteristiche, proprio la danzatrice protagonista e figlia Maria Taglioni, un’immagine eterea, leggera e libera nello spazio, capace di nascondere la fatica fisica della tecnica rigorosamente classica prevista dalla danza sulle punte.

Maria è divenuta il prototipo della ballerina romantica, applaudita soprattutto per la sua enfasi sentimentale e la sua tecnica, capace di esaltare la componente emotiva. La coreografia originale è andata irrimediabilmente perduta ed è giunta a noi solo la seconda versione, riproposta dal maestro danese August Bournonville nel 1836.

Dalle scarpette al tutú: quali sono e l’origine degli elementi essenziali del balletto

Con il balletto romantico viene quindi introdotto l’uso delle scarpette, ma anche il costume di scena subisce dei cambiamenti. Nasce il primo tutù. È principalmente caratterizzato dal colore bianco – da cui deriva il termine “atto bianco”– e dalla forma a campana della gonna formata da diversi strati di stoffa leggera sovrapposti. Inizialmente gli strati sono realizzati in stoffa tarlatana e mussolina e solo in seguito con il tulle.

I nuovi costumi riescono infatti ad enfatizzare la maggiore ampiezza e leggerezza dei movimenti grazie alla loro consistenza fluttuante e impalpabile. Parallelamente si eliminano le maschere per evitare di nascondere l’espressione e si aboliscono le parrucche per non intralciare il movimento, infine si accorciarono le gonne per favorire l’agilità del movimento.

Con il Balletto Romantico si diffonde una nuova tecnica di danza chiamata En Point. La ballerina leggera si solleva sulle punte grazie a delle particolari scarpette dalla punta allungata, rigida e rinforzata. Alcune ballerine tentano di cimentarsi con questa tecnica già dalla fine del Settecento, ma è solo nel 1832, con “La Sylphide” interpretata da Maria Taglioni, che si innesta una vera rivoluzione nell’immaginario della danza.

I più grandi balletti romantici da La Sylphide a Giselle

Alcuni importanti balletti romantici, seppur con qualche modifica, sono tutt’oggi portati in scena nei teatri di tutto il mondo dai grandi nomi della danza. Oltre a “La Sylphide”, infatti, un altro balletto simbolo del primo romanticismo è “Giselle” del 1841, interpretato da Carlotta Grisi, prima Giselle nella storia.

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Il gran Pas de Quatre è il celebre Balletto Romantico con la coreografia di Juler Perrot. È stato rappresentato il 12 luglio del 1845 a Londra, ma è nella replica del 17 che erano presenti anche la Regina Vittoria e il Principe Alberto.

La singolarità di questo balletto era la presenza delle 4 più celebri ballerine del momento: Maria Taglioni, Carlotta Grisi, Fanny Cerrito e Lucile Grahn. Non più rivali, ma compagne di danza, in un balletto coreografato da Perrot appositamente pensando a loro. Ogni ballerina entrava in scena in ordine crescente d’età ed si esibiva in una variazione in grado di far risplendere il proprio talento. Il gran Pas de Quatre si fu ripetuto solo per 4 serate.

Nel 1845 nacque così il nuovo genere coreografico. Il Pas de quatre ha ricevuto un forte impulso dal coreografo danese August Bournonville, attivo al Teatro Reale di Copenaghen e ideatore di innovazioni tecnico-stilistiche nei suoi numerosi balletti, tra cui il fortunatissimo “Napoli”.

La Péri di Jean Coralli

La Péri di Jean Coralli è un balletto in due atti basato sulla musica di Johann Friedrich Franz Burgmüller, la cui prima avvenne il 17 luglio 1843 all’Opéra di Parigi. Esempio di balletto romantico di notevole successo, alcuni critici lo considerano per grandezza secondo solo a “Giselle”. Anche qui si riscoprono tutti gli ingredienti del “fantastico”: il soprannaturale, la donna eterea e divinizzata, la passione, l’esotismo.

La Péri fu interpretata da Carlotta Grisi, già famosissima per la sua interpretazione di Giselle, perfetta per il ruolo suggestivo e spericolato che tale coreografia richiedeva. Ad esempio, uno dei momenti altamente simbolici del balletto è infatti quando la danzatrice si lascia cadere da una piattaforma (che rappresenta una cascata) nelle braccia del suo amato principe.

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