Dentro Marilyn Monroe. Poesie e intelligente malinconia - il Chaos

Dentro Marilyn Monroe. La donna più amata e più sola d’America scriveva poesie di nascosto

Marilyn Monroe di Elliott Erwitt

Tutti la conoscono come Marilyn Monroe. Biondissima e spumeggiante icona di bellezza che negli anni ’50 fece innamorare e chiacchierare il mondo intero. Pochi la conoscono come Norma Mortenson. La donna fragile e bisognosa d’amore che, in gran segreto, scriveva poesie in cui diceva di detestare quell’icona. L’unica cosa che avrebbe voluto è che qualcuno amasse la donna che era davvero. Ma chi era davvero, la donna più amata, più invidiata, più paparazzata d’America?

Norma Mortenson prima di Marilyn Monroe. Una bambina senza radici

«Trentacinque anni vissuti con un corpo estraneo
trentacinque anni
con i capelli tinti
trentacinque anni
con un fantoccio.
Ma io non sono Marylin
io sono Norma Jean Baker
perché la mia anima
vi fa orrore
come gli occhi delle rane
sull’ orlo dei fossi?»

– poesia di Marilyn Monroe

Norma Jean Mortenson nasce nel 1926 a Los Angeles sotto il segno dei Gemelli. Sua madre, Gladys Pearl Baker, è affetta da una grave forma di schizofrenia paranoide che le impedisce di prendersene cura. È così che ha inizio la giostra senza fine degli affidamenti di Norma, che comincia ad essere trapiantata da una famiglia all’altra, da un orfanotrofio ad un altro senza mai poter mettere radici. Finché, all’età di sedici anni (1942) non decide di metterne, sposando James Dougherty. Un ragazzo di 20 anni che poco dopo si arruolerà in Marina e partirà, lasciandola di nuovo sola.

James è solo il primo della serie interminabile di uomini con cui Norma intratterrà le relazioni turbolente e disperate, sperando di colmare il senso di vuoto e abbandono dall’isolamento affettivo degli anni infantili. Relazioni destinate e fallire nel giro di pochissimo: come pure quel primo e incosciente matrimonio che si concluderà dopo nemmeno 4 anni. È nel 1946, poco prima del divorzio, che arriva la svolta. L’incontro tra Norma Mortenson e il fotografo David Conover nell’industria per paracaduti in cui lei presta servizio come operaia.

La nascita di una stella e la morte di una donna

«Sono orribile
ma datemi tempo
mi truccherò la faccia
ci metterò sopra
qualcosa di splendente
e sarò di nuovo
Marilyn Monroe»

– poesia di Marilyn Monroe

Il fotografo David Conover, avendo notato la bellezza della ragazza, le propone di intraprendere la carriera di fotomodella. Lei, non senza esitazione, accetta: il marito non c’è e lei ha bisogno di soldi. Dopo tutto, come si dice, la strada per inferno è lastricata di buone intenzioni. È da questo momento che la sua vita cambia radicalmente.

Da questo momento la fragile Norma Jean si fa da parte per cedere il posto alla statuaria, alla sensuale, alla inimitabile Marilyn Monroeil cognome da nubile della madre –. È da questo momento che la ragazza tinge i capelli e assume le sembianze che l’hanno resa in tutto e per tutto simile all’iconico stereotipo di bellezza che Wharol ha deciso di rappresentare in serie.

La parabola del suo successo è rapida, roboante e luminosa. Dopo aver preso le copertine, i cancelli di Hollywood si arrendono alla sua bellezza e Marilyn conquista il grande schermo. Nel giro di poco è la donna più famosa e più amata d’America. Quella che dorme vestita solo di Chanel numero 5 e che, nelle interviste, racconta i suoi segreti di bellezza. Perché tutte le ragazze del mondo vogliono essere Marilyn. Tutte, tranne forse Marilyn stessa. Norma Jean non se ne è mai andata davvero: esiste ancora. Schiacciata dal peso di quello che il mondo si aspetta che lei sia. Ma c’è ancora.

Un sorriso tra le lacrime

«Ma tu continuavi a essere bambina,
[…]
e fra te e la tua bellezza posseduta dal Potere
si mise tutta la stupidità e la crudeltà del presente.
La portavi sempre dietro, come un sorriso tra le lacrime.»

– “Marilyn” di Pier Paolo Pasolini

Così, tra un provino e l’altro, tra un film e l’altro, Marilyn vive con la paura e con la speranza che qualcuno possa accorgersi di Norma Jean Mortenson. Della piccola, della fragile, dell’insicura Norma Jean che non ha mai smesso di abitare il fondale del suo cuore e di supplicare tutto l’amore che le è mancato. Ma di lei, di quella sciocca ragazza e dei suoi «pensieri che pesano come lapidi», come li chiamerà, il mondo non vuole accorgersi.

È Marilyn Monroe quella che tutti amano. Marilyn quella che tutti vogliono. Ormai a quella straordinaria bellezza che Donovan notò per primo, Marilyn si trova completamente inchiodata. Non le è più permesso essere altro. Anche se lei è molto altro.

È  una ragazza colta e curiosa, che nei ritagli di tempo raggiunge la UCLA per assistere i corsi universitari di suo interesse. Una lettrice infaticabile – una dei pochissimi che hanno letto per intero l’“Ulisse” di Joyce! -. Una creatura aggraziata e sensibile a cui fa male ogni cosa, compreso il fatto che nel mondo in cui vive si compia il sacrilegio di sparare a dei poveri uccelli

«Un uccello non ha scampo | quando vola. | ŸÈ crudele uccidere chi | non ha scampo»

Fazzoletti e poesie di Marilyn Monroe, la donna più sola d’America

Queste e altre cose raccontano le parole e i versi di cui Marilyn Monre, tra il 1943 e il 1962, riempie quaderni, fogli sparsi, menù e fazzolettini di carta. Li nasconde all’interno di due scatoloni, tristemente trovati solo dopo la sua morte avvenuta per presunto suicidio con assunzione di barbiturici.

Oggi, grazie al contenuto di quegli scatoloni, sappiamo che il suo stereotipo non è l’eredità più importante che Marilyn ci ha lasciato. È la sua anima senza veli che ci ha lasciato. L’anima che la ragazza racconta di aver venduto al tritacarne di Hollywood per soli 50 cents. L’anima della donna più amata, più invidiata, e più sola d’America, come si definisce.

«Sola! Sono sola – sono sempre sola»

Una donna che probabilmente esibisce lo splendido sorriso che le si vede solo davanti alla cinepresa. Una donna che detesta la propria bellezza e dice di sentirsi solo «un fantoccio», solo «una bambola rotta» piena di segatura. Una donna che, non di rado, si trova a pensare alla morte come rimedio al suo immenso dolore («tutto quello che voglio è morire | Morirei se potessi». Una donna che, dal mondo che voleva guardarla, voleva solo riuscire a farsi ascoltare («Quel che ho dentro nessuno lo vede | Vi prego, fatemi parlare!»).

Secondo Pier Paolo Pasolini, Marilyn ha cercato in tutti i modi di «indicarci la via». Che sia vero? Nessuno può dirlo. Come nella vecchia storia della luna e del dito, se l’ha fatto, se gliel’ha indicata, il mondo era troppo impegnato a guardare lei, per potersene accorgere.

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