Dora Maar, astrazione e surrealismo in una vita tra luci ed ombre

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Dora Maar tra luci ed ombre della fotografia. Foto di Man Ray, Solarisation, 1936

Artista completa ma inafferabile, pittrice e fotografa di successo, infine poetessa, Dora Maar ha vissuto lungo tutto l’arco del XX secolo. Conosciuta soprattutto per essere stata amante e musa di Pablo Picasso, in realtà il suo lavoro è stato radicale, politico e innovativo di per sé. Si avvertono in lei le influenze di altre grandi personalità come Man Ray, André Breton, Georges Bataille. Ha prodotto opere singolari e poco note che rivelano un’artista d’avanguardia e una donna dai molti lati oscuri. Ha ispirato fotografi, surrealisti e lo stesso Picasso. La sua figura viene approfondita e omaggiata nel documentario “Dora Maar, tra ombra e luce” della regista Marie-Eve de Grave.

Nata Henriette Theodora Markovitch nel 1907a Parigi, figlia unica di padre croato e madre francese, l’artista cresce tra la Francia e l’Argentina. Durante le lunghe traversate in nave scatta le sue prime foto. Studia arti applicate e pittura in una delle scuole d’arte più progressiste di Parigi. Poi si iscrive alla Scuola Tecnica di fotografia e cinematografia dove impara a padroneggiare gli aspetti del mestiere e la tecnica del fotomontaggio. Disciplinata e talentuosa, viaggia e conosce tre lingue. Sostenuta all’inizio dalla sua famiglia, si orienta per la fotografia e abbandona la pittura.

La nascita di Dora Maar

A 24 anni decide di dedicarsi alla fotografia commerciale, perché sembra una carriera più affidabile e stabile dal punto di vista finanziario. Abbrevia il suo nome Henriette Theodora Markovitch e nasce Dora Maar. Si fa rapidamente conoscere e ottiene commissioni di moda e pubblicità. La sua presenza altera, la sua voce e il suo esotismo affascinano e la aiutano negli incontri per il suo lavoro.  Ammira Man Ray e conosce Brassaï, fotografo e artista franco-ungherese di fama internazionale, con il quale divide uno studio.

«Dora possiede occhi luminosi e uno sguardo attento, a volte ti fissa con uno sguardo inquietante» – Brassaï

Il suo occhio per l’insolito si rivela anche nella sua fotografia commerciale, innovativa e sperimentale. Usa luci e ombre dal taglio drammatico, nonché tecniche come il collage e il fotomontaggio che fondono fantasia e finzione. Nel 1931, apre uno studio fotografico con lo scenografo Pierre Kéfer sotto il nome di “Kéfer – Dora Maar”. Specializzato in ritratti, nudi, moda e pubblicità, lo studio ha un enorme successo. Le sue foto sono originali. Giochi di prospettiva, maschere e chiaroscuro rendono i soggetti irreali. I nudi femminili mostrano corpi atletici e muscolosi in pose statiche, le modelle esprimono una sessualità più equivoca e i ritratti al femminile spesso contengono una vena di stranezza. Vengono pubblicati su tutte le riviste glam dell’epoca che celebrano il corpo delle donne.

Una street photography che scruta nella cecità

Tuttavia il lavoro e la carriera di Dora Maar non possono prescindere dal periodo storico in cui si svolgono. Dopo la crisi economica del 1929, in Europa e negli Stati Uniti le condizioni sociali peggiorano e il numero dei poveri e dei disoccupati è altissimo. È il momento di agire, allineare le idee alla realtà e Dora sposa le idee della sinistra. Come molti fotografi della sua generazione, si spinge a osservare e fotografare la gente più svantaggiata della società. Gira per le strade di Londra, Parigi e a Barcellona portando con sé una Rolleiflex che le permette di fotografare le scene velocemente. Scatti di vita rubata che lei arricchisce con la sua sensibilità e l’occhio per il particolare. Con lo sguardo sempre all’erta, così la descrive Brassaï:

«Dora, già e per sempre fotografa, va a caccia di un soggetto come una cacciatrice della preda, sempre alla ricerca dell’insignificante più significativo»

Come soggetti predilige i ciechi, i senzatetto, le madri con i bambini in braccio e i bambini che giocano. Come temi lo sguardo interiore, l’impossibilità di vedere, la società alienante, la precarietà. Sono immagini di una modernità sconcertante.

«Penso che ci sia una forte influenza pittorica, perché si concentrava su figure di strada pittoresche, come venditori, musicisti ambulanti, che talvolta fanno pensare ai dipinti barocchi o spagnoli di Zurbaran e di altre epoche. Ci sono molte pose barocche: personaggi con gli occhi chiusi, quasi in estasi o in deliquio, ma anche i temi surrealisti. Il musicista ambulante cieco, contiene l’idea che lo sguardo interiore sia più ricco di quello verso l’esterno, idea molto presente nella poetica surrealista e che si ritrova ripetutamente nelle foto di DM, con un interesse per il non vedere,  per la cecità» – Quentin Bajac, Direttore di Jeu de Paume

Il surrealismo nelle fotografie di Dora Maar

Nel 1933 Dora Maar si avvicina al gruppo dei surrealisti per via della loro politica di sinistra in un momento di disordini sociali e civili in Francia. La sua fotografia e i suoi fotomontaggi esplorano temi surrealisti come l’erotismo, il sonno, l’inconscio e il rapporto tra arte e realtà.

Crea immagini fantastiche utilizzando cornici ritagliate, angolature angosciose, accostamenti inaspettati e primi piani estremi, in contrasto con l’idea di una fotografia come documentazione della realtà. Le scene di Maar disorientano lo spettatore e lo immettono in mondi completamente nuovi. Dora è una delle poche donne artiste ad essere ammessa nelle mostre dei surrealisti e in breve i suoi fotomontaggi provocatori diventano celebri icone del surrealismo.

«C’è sempre un doppio livello nelle sue immagini: c’è qualcosa di seducente che a poco a poco si fa inquietante e l’aspetto inquietante è essenziale nel suo lavoro. Nelle sue foto di strada il mostruoso è anche molto umano. E anche nei fotomontaggi una specie di attrazione e fascinazione per gli eccessi decorativi e le architetture imponenti che spesso sono in contrasto con il carattere inquietante delle azioni dei suoi protagonisti. Sono immagini e comportamenti molto duplici e ambigui» – Quentin Bajac, Direttore di Jeu de Paume

Dora Maar apre il proprio studio nel 1935. Le sue foto di moda sono pubblicate ma anche esposte nelle mostre. A soli 27 anni ci sono tutti i presupposti di una carriera strepitosa. Totalmente indipendente, impone la sua visione delle donne in sofisticate messe in scena. Gioca con pose teatrali e l’uso di materiali audaci. Irride immagini e rappresentazioni e ribalta i codici nelle campagne pubblicitarie. Si lancia nelle sperimentazioni in camera oscura. Lavori con effetti di reticolazione, su immagini sovrapposte. È la sua fase professionale migliore.

La leggenda Dora Maar – Picasso 

Bella, intelligente e affermata, all’inizio del 1936 Maar incontra Pablo Picasso l’artista più osannato del ‘900. Un incontro che la farà precipitare nell’ombra, nella follia e nell’oblio. Si innamora di lui e diventano amanti – Picasso non lasciò mai la compagna Marie-Thérèse Walter- . Lei è all’apice della sua carriera, mentre lui sta uscendo da un periodo di crisi creativa. La loro relazione ha un impatto profondo su entrambe le carriere. Lei documenta la realizzazione dell’opera più politica di Picasso, Guernica del 1937, e lo incoraggia alla fotografia. Picasso la ritrae in numerosi dipinti, solari e magnetici, tra cui il celebre “Weeping Woman” (1937), metafora della tragedia del popolo spagnolo. Picasso sembra ammaliato da Dora che gli ispira i suoi ritratti più belli.

«Picasso si è sempre ispirato alle sue compagne nel suo lavoro. Le ha sempre rappresentate ma con l’arrivo di DM questa dimensione cambia di netto perché Picasso ha fatto circa 500 ritratti di DM che diventerà per lui una specie di ossessione. Soprattutto l’ha rappresentata con le tecniche più svariate e in ogni possibile stile. Dolce, addormentata, classica, donna-uccello» – Vérane Tasseau, Storica dell’arte, Ricercatrice successione Picasso.

Picasso la incita a tornare alla pittura. I primi dipinti in stile cubista eseguiti da lei in questo momento risentono delle influenze del Maestro di cui analizza a fondo il processo di decostruzione. Insieme preparano una serie di lavori combinando tecniche fotografiche sperimentali e di incisione. Poi nella vita di lui entra un’altra donna e la loro relazione termina dopo circa nove anni. Dora ha un esaurimento e crisi di delirio. Viene internata e sottoposta ad elettroshock.

Pittura, astrazione e fotogrammi

Dopo una lenta ripresa, Dora Maar si dedica alla pittura per il resto della sua vita, provando stili e tecniche diverse,  liberandosi dall’influenza di Picasso. Negli anni ’80 torna alla fotografia, ma adesso è più interessata a creare immagini astratte che a catturare la vita reale. 

«La strada è cambiata così tanto, non credi? È più stravagante … ma allo stesso tempo non è più interessante, è banale» – 1994

Concentrata sulla pittura, trova stimoli e conforto nella poesia, nella religione e nella filosofia. Nei suoi settant’anni però torna nella camera oscura, dove sperimenta centinaia di fotogrammi, ovvero fotografie senza macchina fotografica.

Dora Maar muore il 16 luglio 1997, all’età di 89 anni. Nel corso della sua vita ha prodotto una varia e vasta gamma di opere, molte delle quali sono state scoperte solo dopo la sua morte. Un’artista completa e poliedrica, intraprendente e coraggiosa, che ha sfidato l’idea di “donna moderna” con molto anticipo sui tempi. Di recente hanno voluto dare il giusto rilievo nella storia dell’arte la Tate Modern di Londra, con la più completa retrospettiva che si sia mai tenuta (2019/2020), e la regista Marie-Eve de Grave con un film dal significativo titolo “Dora Maar, tra ombra e luce” (2019). Proprio come lei ha sempre vissuto.

«Adorata Dora, che risvegli i fantasmi senza volto infine rivelati alla luce del giorno» – Wolfgang Paalen

Il documentario “Dora Maar, tra ombra e luce” di Marie-Eve de Grave è stato approfondito nel corso della 25° edizione del Festival internazionale di Film sull’Arte Contemporanea, Artecinema. Un regalo che la curatrice del Festival, Laura Trisorio, ha garantito a tutti gli appassionati di fotografia ed arte in genere.

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