“Dunkirk” di Christopher Nolan. Il war movie scandito dal tempo

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"Dunkirk" di Christopher Nolan

“Dunkirk” di Christopher Nolan è il suo primo war movie. Candidato a circa 60 premi, ha conquistato 3 Oscar – uno per il Miglior montaggio a Lee Smith -, un BAFTA per il miglior sonoro, un AACTA Award e un Chicago Film Critics Association Awards per il miglior regista. È stato riconosciuto come uno dei migliori dieci film del 2017 sia dall’AFI che dal National Board of Review. Inoltre, ha vinto un David di Donatello come miglior film straniero. 

Il cineasta ebbe l’idea negli anni ’90, quando percorse il canale della Manica fino a Dunkerque insieme a sua moglie, la produttrice cinematografica Emma Thomas. Per il regista e sceneggiatore si tratta di un grande momento storico. Non ci sono vincitori o perdenti, eroi o codardi, ma giovani uomini catapultati in un mondo di paura e di difficoltà, da cui cercano di fuggire nella speranza di salvarsi. L’Operazione Dynamo è passata alla storia come “Miracle of Dunkirk”. Grazie ad essa tra il 26 maggio e il 4 giugno 1940 più di 300.000 soldati furono evacuati e tornarono a casa.  

Le inquadrature variano a seconda delle intenzioni

«È la realtà che vogliamo dare al pubblico, cosicché si possa sentire lì.» – Christopher Nolan 

Il lungometraggio è stato girato su una pellicola da 70mm, in diversi formati tra cui 1:2,35 e 1:1,90. La scelta dell’IMAX e del Super Panavision 70 riguardano la qualità dell’immagine. Le inquadrature, particolarmente nitide e ricche di dettagli, rendono le scene più autentiche. Il campo di ripresa, come il piano, è variabile. In alcune sequenze è importante mostrare la totalità dello spazio inquadrato. La spiaggia di Dunkerque è piena di soldati e per incrementare la loro presenza vengono utilizzate delle sagome di cartone, alla vecchia maniera. Sono dei volti anonimi, simbolo di una moltitudine di giovani chiamati al fronte. In questa massa informe ci sono però dei caratteri che vengono inquadrati in piani ravvicinati per sottolineare le loro espressioni e il loro stato d’animo. 

«Non dà tempo al pubblico di pensare, vieni catapultato in quel mondo e trascinato via con esso.» – Fionn Whitehead 

La volontà del regista è quella di portare il pubblico direttamente all’interno della sequenza. Così, ad esempio, Nolan decide di utilizzare dei veri Spitfire e di far sollevare in aria gli attori. Insieme a loro, volano grandi cineprese IMAX poste sulle ali. Grazie a questo espediente si hanno delle riprese oblique che rispecchiano il movimento dei caccia. Nelle scene del mare, invece, le immagini oscillano seguendo il movimento della barca del signor Dawson (Mark Rylance).  

La fotografia fredda di Hoyte van Hoytema

La fotografia di Hoyte van Hoytema è caratterizzata da colori prevalentemente freddi: intensità differenti di blu, verde marino e azzurro chiaro distinguono il mare e il cielo. Non mancano colori caldi che però vengono mantenuti in tonalità pastello e si mescolano a quelli freddi come un acquerello. Le scene sono limpide e luminose, ogni particolare è messo a fuoco. Persino nelle scene di notte è tutto ben visibile. Un esempio è la sequenza che vede una delle navi da soccorso bruciare. Si hanno dei forti contrasti resi particolarmente evidenti dalla contrapposizione della luce del fuoco e dell’oscurità dell’oceano.  

Il continuo ticchettio   

La colonna sonora è stata affidata al compositore Hans Zimmer, che ha già collaborato con il regista per la trilogia de “Il Cavaliere Oscuro”, per “Inception” e “Interstellar”. L’intensità dei suoni che fanno da sottofondo alle scene è data dalla Scala Shepard. Si crea così un’illusione uditiva che fa percepire i suoni in modo più profondo. Lo spettatore riesce inconsciamente a mettersi nei panni dei giovani uomini in guerra, avvertendo il loro senso di agitazione e angoscia. 

«Per me Dunkirk è la corsa estrema contro il tempo, una questione di vita o di morte.» – Christopher Nolan 

Anche attraverso la musica si ha un’opera realistica, i brani sono combinati al continuo ticchettio di un orologio. È evidente – ancora una volta nelle opere di Nolan – la presenza del tempo che scandisce gli eventi. Si tratta di un’espediente di grande importanza in un film in cui prevalgono le immagini ai dialoghi. In questo modo si sente una pressione continua, un respiro affannoso nella ricerca di una via d’uscita. 

Il montaggio alternato su diversi piani spazio-temporali

Una delle caratteristiche tecniche più interessanti dell’opera cinematografica è il montaggio alternato, affidato a Lee Smith. “Dunkirk” di Christopher Nolan si divide su tre piani spaziali, ognuno dei quali ha una propria durata temporale. Le vicende vengono presentate cronologicamente ma solo all’interno del proprio piano. L’inizio è ambientato in città e si sentono fogli cadere, passi di soldati e spari improvvisi. Ci si trova nella scena in medias res, un primo indizio della sensazione di confusione che un giovane soldato può provare in guerraTale è il disorientamento di Tommy (Fionn Whitehead), l’unico che riesce a scampare dall’attacco del nemico. Raggiungendo la spiaggia, dà inizio al primo capitolo sul molo, che occupa l’arco temporale di una settimana.  

Il secondo piano è ambientato in mare e dura un giorno. Sulla costa inglese, vengono preparate le barche dei civili per aiutare i soldati nell’evacuazione. Qui ritroviamo il signor Dawson che parte insieme a suo figlio Peter (Tom Glynn-Carney) e George Mills (Barry Keoghan). L’ultimo e terzo piano è in aria e copre lo spazio temporale di un’ora. Il cielo vede i piloti Farrier (Tom Hardy), Collins (Jack Lowden) e il caposquadra dirigersi verso Dunkerque, per ostacolare i caccia avversari.  

“Dunkirk” di Christopher Nolan. I punti di convergenza 

Una prima sequenza in cui convergono due capitoli è il salvataggio di Collins. Il pilota RAF sta affondando in mare nel suo Spitfire. La scena si vede prima dal piano aereo, seguendo il punto di vista di Farrier, quindi dall’esterno. Successivamente viene mostrata dall’interno. Si hanno dei primissimi piani di Collins che cerca di rompere il vetro della sua cabina. Il punto di congiunzione tra aria e mare è segnato dal momento in cui Peter riesce a salvarlo.

Dal piano marittimo sulle note intense e angoscianti di “The Oil”, Peter nota diversi uomini in mare. Tra loro ci sono dei giovani che si trovavano nella barca arenata. Il capitolo cambia e gli stessi cercano di uscire dalla barca ormai in acqua. Nuotano verso una nave proveniente dal molo, che però perde gasolio. Collins avverte il Sig. Dawson di spostarsi poiché, alla caduta del caccia abbattuto da Farrier, l’olio prenderà fuoco. Nello spostamento si vede Peter tenere la mano di un soldato in mare. Quando viene finalmente salvato si rivela essere Tommy. In questo momento si congiungono quindi aria, mare e molo. 

Sembra andare tutto bene al molo. Gli inglesi si stanno mettendo in salvo, si ha una sensazione di spensieratezza. All’improvviso l’espressione del Comandante Bolton (Kenneth Branagh), che gestisce il salvataggio, cambia. Dal mare il pilota Collins nota un aereo nemico. Appena la barca del Sig. Dawson riesce a scansare i colpi del Luftwaffe, la scena del molo mostra lo stesso Luftwaffe abbattuto da Farrier. La traiettoria del caccia nemico e l’inseguimento di Farrier creano così un’altra congiunzione tra i tre capitoli. Questo momento viene accompagnato dalle note del brano “Variation 15” di Benjamin Wallfisch.  

La paura e l’angoscia

«Gli uomini della mia età impongono questa guerra. Perché dovremmo lasciare che vadano i nostri figli a combatterla?» – Sig. Dawson  

In “Dunkirk” di Christopher Nolan si percepisce la complessità della guerra che viene presentata in ogni suo aspetto emotivo. I soldati sono distinti anche in base alla loro sensibilità. Un esempio evidente è il soldato sotto shock (Cillian Murphy). Nel timore di tornare indietro, tenta di afferrare il timone. La sua voce è carica di panico. Colpisce George Mills e alla sua caduta, il soldato entra in uno stato di angoscia e rimane come pietrificato. La paura prende quindi il sopravvento. 

Marcate dal brano “The Tide”, l’afflizione e la sfiducia sono particolarmente evidenti nella sequenza in cui Tommy, Gibson (Aneurin Barnard) e Alex (Harry Styles) si trovano sulla spiaggia, stanchi, a guardare il mare. Nella scena si fa strada un quarto personaggio, ormai senza speranza, che si avvicina all’acqua. A queste immagini si alternano i volti dei giovani e lentamente l’inquadratura porta ad un primo piano di Tommy. La consapevolezza di quell’azione, la tristezza e lo sconforto che ne conseguono, sono evidenti nello sguardo segnatamente preoccupato del giovane. 

La speranza e la solidarietà in “Dunkirk” di Christopher Nolan

La condivisione di un’esperienza così intensa e affannosa come la guerra, porta alcuni soldati alla vicinanza e fa nascere in loro un senso di solidarietà. In “Dunkirk” di Christopher Nolan questo è reso con la caduta dello Spitfire. Farrier vuole assicurarsi che il pilota stia bene, ma interpreta erroneamente il gesto di Collins che cerca di uscire dalla cabina. Infatti gli risponde con un cenno e prosegue nella sua missione. Si arriva quasi alla fratellanza tra Tommy e Gibson. Un’unione silenziosa ma costante. I giovani non hanno bisogno di scambiarsi parole per capirsi ed aiutarsi l’un l’altro. Tanto che Tommy gli dà fiducia anche quando si scopre che Gibson è un francese e ha la divisa di un altro soldato.  

«Non ha ucciso nessuno. Cercava un modo di venire via come tutti noi.» – Tommy 

Oltre alla speranza di tornare a casa, c’è la volontà di salvare gli altri e la difficoltà di riuscirci. Queste sensazioni sono portate alla luce dal Sig. Dawson e suo figlio Peter. Entrambi sono ansiosi di salvare Collins dall’ammaraggio. Peter continua a ripetere al padre che non ha visto alcun paracadute e il Sig. Dawson gli urla contro. Magari il pilota è ancora vivo. Questa tensione per il salvataggio del militare aeronautico è esplicitata più tardi da Peter che racconta di aver perso suo fratello, un pilota, nelle prime settimane di guerra. 

“Dunkirk” di Christopher Nolan. Il doppio finale

Nonostante qualche anacronismo – un Luftwaffe all’epoca non aveva la parte anteriore dipinta di giallo, ma Nolan lo utilizza per far sì che il pubblico identifichi facilmente l’aereo nemico – si ha un lungometraggio che rappresenta la realtà con fedeltà. Non c’è nulla di artificioso, infatti per registrare si aspettavano le condizioni climatiche adatte. Si pensi alla presenza dei volti giovani. Proprio per questo furono scelti, ad esempio, Fionn Whitehead ed Harry Styles, entrambi nel loro primo ruolo cinematografico. Non potevano mancare però grandi interpreti, quali Sir Kenneth Branagh e Sir Mark Rylance. Ormai costante nelle pellicole di Nolan, si ha un cameo con Michael Caine, Fortis Leader, di cui si sente la voce. 

È interessante sapere che la scena in cui lo Spitfire di Farrier – il primo caccia ad atterrare su Dunkerque dal 1940 – brucia sulla spiaggia era il finale originale. Christopher Nolan decise di cambiarla con la scena in treno. Qui lo sguardo di Tommy che rielabora ciò che ha letto sul giornale, ricollegandolo al suo vissuto, dà al finale una nuova profondità. Si entra nell’intimo del soldato, in un suo momento personale. Si rivive, con lui, la sua esperienza. 

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