“Dunkirk” di Christopher Nolan. Il war movie scandito dal tempo

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"Dunkirk" di Christopher Nolan

“Dunkirk” di Christopher Nolan è il suo primo war movie. Candidato a circa 60 premi con 3 Oscar, un BAFTA per il sonoro, un AACTA per il regista. È stato riconosciuto come uno dei migliori dieci film del 2017 e ha vinto un David di Donatello. Il riferimento del nome è alla spiaggia di Dunkerque, teatro di guerra dell’Operazione Dynamo, passata alla storia come “Miracle of Dunkirk”. 

Cosa è successo a Dunkirk?

Durante la battaglia, in Francia, tra il 26 maggio e il 4 giugno 1940 vennero portati in salvo più di 300.000 soldati, mentre morirono circa 10.000 uomini. L’Operazione Dynamo rappresenta il momento culminate dello scontro che si svolse sul confine tra Francia e Belgio. Le truppe britanniche e franco-belghe erano state accerchiate dalle unità naziste tedesche. L’unica speranza di salvezza era fuggire in Inghilterra via mare. L’Operazione era quindi un evacuazione navale di salvataggio da parte delle forze Alleate su vasta scala, mentre i soldati resistevano via terra.

Per il cineasta fu un evento importante da ricordare. L’idea gli venne negli anni ’90, passeggiando lungo il canale della Manica fino a Dunkerque con sua moglie, la produttrice cinematografica Emma Thomas. Non ci sono vincitori o perdenti, eroi o codardi, ma giovani uomini catapultati in un mondo di paura e di difficoltà, da cui cercano di fuggire nella speranza di salvarsi. 

“Dunkirk” di Christopher Nolan. Inquadrature a seconda delle intenzioni

«È la realtà che vogliamo dare al pubblico, cosicché si possa sentire lì.» – Christopher Nolan 

Il lungometraggio è stato girato su una pellicola da 70mm, in diversi formati tra cui 1:2,35 e 1:1,90. In alcune sequenze è importante mostrare la totalità dello spazio inquadrato. Nel caso della spiaggia di Dunkerque, per incrementare la presenza dei soldati, vengono utilizzate delle sagome di cartone alla vecchia maniera. Sono dei volti anonimi, simbolo di una moltitudine di giovani chiamati al fronte. In questa massa informe ci sono però dei caratteri che vengono inquadrati in piani ravvicinati per sottolineare le loro espressioni e il loro stato d’animo. 

«Non dà tempo al pubblico di pensare, vieni catapultato in quel mondo e trascinato via con esso.» – Fionn Whitehead 

La volontà del regista è quella di portare il pubblico direttamente all’interno della sequenza. Per questo Nolan decide di utilizzare dei veri Spitfire e di far sollevare in aria gli attori. Insieme a loro, volano grandi cineprese IMAX poste sulle ali. Grazie a questo espediente si hanno delle riprese oblique che rispecchiano il movimento dei caccia. Nelle scene del mare, invece, le immagini oscillano seguendo il movimento della barca del signor Dawson.  

La fotografia, il continuo ticchettio e il montaggio alternato

La fotografia di Hoyte van Hoytema è caratterizzata da colori prevalentemente freddi in scene limpide e luminose. Intensità differenti di blu, verde marino e azzurro chiaro distinguono il mare e il cielo. Non mancano colori caldi in tonalità pastello e si mescolano ai freddi come un acquerello.

La colonna sonora è stata affidata al compositore Hans Zimmer, che ha già collaborato con il regista per la trilogia de “Il Cavaliere Oscuro”, per Inception e “Interstellar”. L’intensità dei suoni che fanno da sottofondo alle scene è data dalla Scala Shepard. Si crea così un’illusione uditiva che fa percepire i suoni in modo più profondo. Lo spettatore riesce così a sentire tutta l’agitazione e l’angoscia dei giovani soldati. Il realismo in musica si esplica nel combinare i brani al continuo ticchettio di un orologio.

Il tempo scandisce gli eventi e fa avvertire, in un film in cui prevalgono le immagini ai dialoghi, una pressione continua, un respiro affannoso nella ricerca di una via d’uscita. Incisivo risulta il montaggio alternato affidato a Lee Smith. “Dunkirk” si divide in tre piani spaziali con rispettive durate temporali. Le vicende vengono presentate cronologicamente, ma solo all’interno del proprio piano.

«Per me Dunkirk è la corsa estrema contro il tempo, una questione di vita o di morte.» – Christopher Nolan 

L’inizio è ambientato in città e ci si trova nella scena in medias resIl secondo piano è ambientato in mare e dura un giorno. Sulla costa inglese, vengono preparate le barche dei civili per aiutare i soldati nell’evacuazione. L’ultimo e terzo piano è in aria e copre lo spazio temporale di un’ora. Il cielo vede i piloti Farrier, Collins e il caposquadra dirigersi verso Dunkerque per ostacolare i caccia avversari.  

“Dunkirk” di Christopher Nolan. I punti di convergenza 

Una prima sequenza in cui convergono due capitoli è il salvataggio di Collins. Il pilota RAF sta affondando in mare nel suo Spitfire. La scena si vede prima dal piano aereo, seguendo il punto di vista di Farrier, e poi dall’interno con dei primissimi piani di Collins. Il punto di congiunzione tra aria e mare è segnato dal momento in cui Peter riesce a salvarlo.

Dal piano marittimo sulle note intense e angoscianti di “The Oil”, Peter nota diversi uomini in mare che nuotano verso una nave proveniente dal molo. Collins avverte il Sig. Dawson di spostarsi poiché, alla caduta del caccia abbattuto da Farrier, l’olio rilasciato dalla nave prenderà fuoco. In questo momento si congiungono quindi aria, mare e molo. 

Sembra andare tutto bene al molo. Gli inglesi si stanno mettendo in salvo, si ha una sensazione di spensieratezza. Dal mare il pilota Collins nota un aereo nemico. Appena la barca del Sig. Dawson riesce a scansare i colpi del Luftwaffe, la scena del molo mostra lo stesso Luftwaffe abbattuto da Farrier. La traiettoria del caccia nemico e l’inseguimento di Farrier creano così un’altra congiunzione tra i tre capitoli. Questo momento viene accompagnato dalle note del brano “Variation 15” di Benjamin Wallfisch.  

“Dunkirk” di Christopher Nolan. Paura e angoscia, speranza e solidarietà

«Gli uomini della mia età impongono questa guerra. Perché dovremmo lasciare che vadano i nostri figli a combatterla?» – Sig. Dawson  

“Dunkirk” di Christopher Nolan fa percepire la complessità della guerra, presentata in ogni suo aspetto emotivo. I soldati sono distinti anche in base alla loro sensibilità. Marcate dal brano “The Tide”, l’afflizione e la sfiducia sono particolarmente evidenti nella sequenza in cui Tommy, Gibson e Alex (Harry Styles) si trovano sulla spiaggia, stanchi, a guardare il mare. La consapevolezza di quell’azione, la tristezza e lo sconforto che ne conseguono, sono evidenti nello sguardo segnatamente preoccupato del giovane. 

La condivisione di un’esperienza così intensa e affannosa come la guerra, fa nascere nei soldati un senso di vicinanza e solidarietà. In “Dunkirk” questo è reso con la caduta dello Spitfire. Tra Tommy e Gibson si genera unn’unione silenziosa ma costante, quasi fraterna, tanto che Tommy gli dà fiducia anche quando si scopre che Gibson è un francese e ha la divisa di un altro soldato. Oltre alla speranza di tornare a casa, il film esalta anche la volontà di salvare gli altri e la difficoltà di riuscirci.

«Non ha ucciso nessuno. Cercava un modo di venire via come tutti noi.» – Tommy 

“Dunkirk” di Christopher Nolan. Il doppio finale

Nonostante qualche anacronismo – un Luftwaffe all’epoca non aveva la parte anteriore dipinta di giallo, ma Nolan lo utilizza per far sì che il pubblico identifichi facilmente l’aereo nemico – si ha un lungometraggio che rappresenta la realtà con fedeltà. Nolan ha inserito in “Dunkirk” anche molte comparse e volti noti. Si pensa ad esempio a Fionn Whitehead ed Harry Styles, entrambi nel loro primo ruolo cinematografico. Non potevano mancare però anche grandi interpreti, quali Sir Kenneth Branagh, Sir Mark Rylance e l’immancabile Micheal Caine nel cameo.

Una curiosità interessante riguarda il finale. La scena in cui lo Spitfire di Farrier – il primo caccia ad atterrare su Dunkerque dal 1940 – brucia sulla spiaggia era il finale originale. Christopher Nolan decise di cambiarla con la scena in treno. Qui lo sguardo di Tommy rielabora ciò che ha letto sul giornale, lo ricollega al suo vissuto, e dà al finale una nuova profondità. Si entra nell’intimo del soldato, in un suo momento personale. Si rivive, con lui, la sua esperienza. 

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