È stata la Mano di Dio di Paolo Sorrentino: "Non ti disunire!" - il Chaos

È stata la Mano di Dio di Paolo Sorrentino: “Non ti disunire!”

"È stata la mano di Dio" di Paolo Sorrentino, La Mano de Dios

“È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino: spiegazione e analisi oltre i fanatismi

“È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino è una pellicola autobiografica che si alterna tra la commedia e il drammatico. È senza dubbio il suo lungometraggio più personale. Si ripercorre la sua giovinezza e si rivive la Napoli degli anni ‘80: le vacanze in famiglia, il calcio e la venuta di Maradona a Napoli. Presentato alla 78ª Mostra del cinema di Venezia, il pubblico si è diviso diametralmente tra reazioni d’amore e disaffezione alla visione del film e tante parole sono state spese da entrambe le fazioni. Facciamo un passo indietro, e guardiamo il film come opera cinematografica.

Per enfatizzarne la linea intima ed emotiva, il regista e sceneggiatore napoletano ha dichiaratamente preso a modello -talvolta quasi ricalcato- la grazia e la poetica di Massimo Troisi, i tratti surreali, silenziosi e introspettivi di Federico Fellini, e non solo. 

“Non ti disunire”: 3 linee narrative che si influenzano a vicenda

“È stata la mano di Dio” si svolge su tre linee narrative parallele. La principale segue le vicende familiari e il protagonista in prima persona. Una seconda, non meno importante, seppure meno evidente, riguarda la città di Napoli e la vita negli anni ‘80. Una terza intreccia la storia del calcio alla vita e ai sentimenti dei napoletani, con il trionfale e -quasi- miracoloso arrivo di Maradona.

Gli eventi che si susseguono simultaneamente nelle tre linee narrative hanno delle affinità. L’infanzia è un periodo quasi idilliaco per Fabietto. Le vacanze in famiglia con i parenti, le battute divertenti, i pranzi in compagnia e il calore dell’estate, si rifanno alla speranza dell’acquisto del calciatore argentino.  

«Insomma, Schisa, ‘a tieni coccosa ‘a ricere? O si’ nu strunz’ come a tutti gli altri? […] Tieni ‘o curaggio do dicere! […] Non ti disunire, Schisa. Non ti disunire mai! Nun t’ ‘o può permettere!» – Antonio Capuano 

Quando si ha una svolta in una delle linee, le altre la seguono. Nella narrazione principale il cambiamento è dato da un evento tragico che porta con sé una profonda tristezza. Il lutto porta una rottura: l’angoscia per la perdita, lo smarrimento e quindi la necessità di diventare grandi all’improvviso, con la sensazione di non esserne capaci. Fabietto spegne la TV nonostante la partita e lascia Napoli. Per crescere, sente il bisogno di interrompere ciò che era, di guardare avanti in modo nuovo.

Questo non implica che Fabietto si disunisca, lui non perde se stesso. Così come Paolo Sorrentino all’epoca non ha perso ciò che era e lo dimostra proprio con la realizzazione di questa pellicola. Ha perseverato, come gli aveva insegnato Maradona. 

La Mano de Dios. Il ruolo storico e morale di Maradona nel film di Sorrentino

Per Paolo Sorrentino, Maradona è una figura religiosa più che umana. Infatti, la Mano de Dios non è soltanto uno dei goal più iconici di Diego Armando Maradona -anche perché ne ha fatti molti altri che hanno segnato la storia del calcio-. Quella mano in area di rigore che ha indirizzato il pallone in rete era davvero la mano di Dio, come lo definì Maradona stesso. Perché non era solo una questione dei Mondiali di Calcio del 1986, ma era la risposta alla Guerra delle isole Falkland.  

«Con la mano! Quel dio ha segnato con la mano! Ha vendicato il grande popolo argentino, vessato dall’ignobile aggressione imperialista alle Malvinas. È un genio! È un atto politico. È la rivoluzione. Li ha umiliati, capisci? Li ha umiliati!» – Alfredo  

Nel 1982, l’Argentina era in un periodo di crisi. Il presidente Leopoldo Galtieri cercò di rivendicare la sovranità dell’Argentina sulle isole Malvinas. Il Regno Unito riuscì a respingere le forze avversarie e dopo numerosi combattimenti, riuscì a prevalere sugli argentini. Quando nel 1986, durante una partita dei Mondiali, si incontrarono Argentina e Inghilterra, probabilmente era ancora presente il risentimento dell’accaduto. Di conseguenza, il goal di Maradona divenne una sorta di rivalsa di quelle guerre perse, divenne una rivincita per il popolo argentino. Mentre con il secondo goal, El Pibe de Oro dimostrò la superiorità calcistica di colui che è considerato il più grande calciatore di tutti i tempi.  

«A me Maradona ha salvato la vita.» – Paolo Sorrentino 

“È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino. Fede religiosa e superstiziosa

Nella poetica fotografia di Daria D’Antonio, “È stata la mano di Dio” si fa specchio della città di Napoli. Gli eventi sono rappresentati da immagini ricche di contrasto, scanditi da colori vividi e tenui. Dovrebbe essere una vicenda diversa dalle altre, unica, ma in realtà è una storia ordinaria in cui molte persone si possono ritrovare. La condizione della zia, la violenza domestica, la fuga dei contrabbandieri di sigarette, l’adulterio e i contrasti che fanno parte della vita reale ne sono la dimostrazione. 

«Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male.»Eduardo De Filippo 

Tuttavia, ci sono degli elementi che rendono la narrazione straordinaria. La pellicola si apre su due aspetti della città. Religione e superstizione sono evidenti già nell’incontro tra zia Patrizia (Luisa Ranieri), San Gennaro e il Munaciello. Si tratta di un evento surreale, a cui solo Fabietto sembra credere. Ed è questa sua fede che lo fa andare avanti, inconsciamente.

Come finisce “È stata la mano di Dio”

Prima c’è la fede nella squadra del Napoli, in una città in cui il calcio è quasi una religione. Una fede che lo salva dallo stesso epilogo dei genitori. E poi c’è la speranza di riuscire ad esprimersi attraverso il cinema che continua a farlo andare avanti. Quando nella scena finale parte sente il fischio del Munaciello che è anche il fischio dei suoi genitori. Quel suono riporta Fabietto ai momenti di tranquillità, momenti in cui non si sentiva perso. Quel fischio, con il saluto finale, presagisce che andrà tutto bene, che è sulla strada giusta. Le scene finali di “È stata la mano di Dio” si chiudono sulle note della colonna sonora “Napul’è” di Pino Daniele.

Laureata in mediazione linguistica e culturale. Amo il cinema, la letteratura, la musica e l’arte. Ogni tanto mi fingo fotografa. Au milieu de l’hiver, j’ai découvert en moi un invincible été. – Albert Camus
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