Edward Weston. Foto nell’essenzialità di nudi, volumi e forme

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Nudo di Edward Weston 1936

Edward Weston si colloca a diritto tra i protagonisti della storia della fotografia. Senza correnti o influenze a dettarne il cammino, il suo viaggio è spinto dalla bellezza e dalla passione stessa per le forme e i volumi così come si presentavano al suo occhio fotografico. Nasce nel 1886, quando la fotografia muoveva i primi passi ed era relegata ad una prospettiva eminentemente pittorica.

«Voglio rappresentare la bellezza cruda che le lenti riescono ad immortalare con efficacia, senza interferenze artistiche»

In questa affermazione c’è tutta la sua “poetica” fotografica, consistente nel catturare la realtà sfruttando tutte le tecniche, ma senza filtri artistici di nessun genere. Sarà al massimo il fruitore dell’opera a scorgere un suo significato soggettivo al suo interno.

Edward Weston riduce l’oggetto alla forma pura

Nel 1923 Edward Weston si trasferisce a Città del Messico, epicentro della vita culturale dell’epoca, assieme all’allieva, assistente ed amante: la fotografa italiana Tina Modotti. In questo periodo le sue fotografie acquisiscono una semplificazione totale. I soggetti fanno parte della vita quotidiana, sono elementi della natura – siano dune, peperoni o foglie di cavolo – nell’essenzialità del bianco e nero, di luci ed ombre, emergono immagini straordinarie, elementi che parlano altri linguaggi espressivi.

Emblematica la foto “Foglia di cavolo” del 1931, che ad un primo sguardo potrebbe sembrare un mantello regale con le sue plissettature oppure una folta chioma disposta a raggiera su un cuscino. L’individuo legge ciò che l’occhio coglie, o crede di vedere, interpretando lo scatto seguendo una propria emotività. Eppure Weston ritraendo questi particolari elementi è riuscito a cogliere le potenzialità inespresse del soggetto fotografico, che riesce ora ad affascinare ed incantare per la linearità e l’armonia delle forme. Volumi e movenze che suscitano l’ammirazione per un bello estetico fine a se stesso, ma che allo stesso tempo sembra richiamare altri volumi, altre sensazioni andando oltre l’obiettivo. La verità nuda e cruda, insomma.

Dai vegetali ai nudi 

Tornato in America nel 1932, arricchito dalle esperienze messicane e dal confronto con i colleghi Diego Rivera, Frida Kahlo, David Siqueiros e José Orozco.
Weston fonda con Ansel Adams ed altri colleghi, il gruppo f/64 – f è il diaframma, 64 indica l’apertura del diaframma -, il cui scopo principale è quello di effettuare ricerche e sperimentazioni sull’utilizzo del mezzo fotografico, alla ricerca di nitidezza e definizione dei dettagli. Edward Weston è così considerato il pioniere della “fotografia diretta” con una visione di oggetti di uso quotidiano e di edifici rivelati nella loro semplicità e freddezza. In seguito la sua attenzione si rivolge ai vegetali, alle linee e le ombre che crea la natura, ma la svolta vera e propria si verifica nel 1921-22. Alla ricerca di condizioni di esposizione originali, comincia a fotografare i nudi. All’obiettivo acromatico preferisce la nitida lente convergente.

Si pensa al “Nudo” del 1936. La modella si chiude in sé stessa avvolgendosi come una conchiglia ripiegata su se stessa. Segue i contrasti che si creano sulla pelle, le linee sinuose dei volumi con uno sguardo del tutto naturalistico. Il corpo non è più di “donna”, ma un volume esteticamente e artisticamente bello, così come la superficie ondulata di una conchiglia. Dettagli dei corpi vengono ritratti da certe prospettive e in certe pose che li rendono accostabili a quelli dei vegetali. La purezza della forma raggiunge qui la sua massima realizzazione con inquadrature che rendono l’armonia della natura e la perfezione della linea morbida. I nudi di Weston non hanno niente di terreno. Incarnano la passione per i volumi, spalancano le porte su una nuova concezione del bello inteso come pace, equilibrio ed ordine, incorruttibilità delle geometrie e della loro salvifica essenza.

Il close up del purismo westoniano

Un’altra tecnica propria e caratteristica di Edward Weston è il close up che, estremamente ravvicinato, gli consente di cogliere i minimi particolari dei suoi soggetti. La trama così fotografata assume significati differenti ed una prima visione regala un oggetto differente da quello effettivamente ritratto. È grazie a questa tecnica che un semplice peperone riesce ad assumere forme particolari, morbide sinuosità, percettibile di visioni astratte. Soprattutto l’utilizzo del bianco e nero rende maggiormente la suggestività delle immagini westoniane.

La macchina fotografica non è più allora strumento vedutista, che riproduce soltanto ciò che vede il suo obiettivo, e l’oggetto fotografato diventa esso stesso soggetto, esprimendo diversi significati a seconda di chi e da quale prospettiva lo guarda.L’oggetto nudo e crudo, i nudi incompleti, i paesaggi desertici, gli ortaggi, si prestano appieno a quello che venne definito “purismo westoniano”. Weston incarna la semplicità dell’espressione di chi è padroneggia tutte le tecniche fotografiche e conosce bene i suoi mezzi. Proprio per questo non cerca la ridondanza pittorica e la lucentezza dei contrasti, ma l’essenzialità, la verità, l’accessibilità a chiunque.

«Non ci sono scorciatoie in fotografia.»

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