Enzo Sellerio, il fotografo della Sicilia che scriveva per immagini - il Chaos

Enzo Sellerio, il fotografo della Sicilia che scriveva per immagini

Enzo Sellerio fotografo editore

Enzo Sellerio è stato un fotografo, grafico e editore dallo sguardo assoluto e intelligente. La sua fotografia ha rappresentato la Sicilia di periferia, vita e guerra. La sua casa editrice è nata dall’incontro/scontro intellettuale.

«Penso che un fotografo che sia realmente tale non può essere che uno scrittore che si esprime per immagini.» – Enzo Sellerio

E dire che la strada di Enzo Sellerio sembrava già tracciata: dopo la laurea in Giurisprudenza, era Assistente di Istituzione di Diritto Pubblico presso la Facoltà di Economia e Commercio di Palermo. Decisiva fu l’amicizia col pittore Bruno Caruso, che lo incoraggiò a fare di un hobby, la fotografia, una professione. Nel 1952 partecipò al suo primo concorso di fotografia, vincendolo e aggiudicandosi il premio di 52.000 lire.

Un siciliano e un fotografo antiretorico

Pur essendo uomo di grande cultura in un mondo che si prende troppo sul serio, Enzo Sellerio ribalta il gioco con i suoi sferzanti calembours, il cui capolavoro è “Essere o non essere. Non c’è problema”.

Questa “leggerezza” è contrapposta però alla rigorosa ricerca della perfezione stilistica in fotografia,  ma è in fondo anche un modo per sdrammatizzare la realtà che lo circonda e lo delude. Si allontana gradualmente dalla fotografia, deluso dalla «deflagrazione dell’uso dell’immagine fotografica» e non riconoscendosi più in un mondo cambiato in modo travolgente, dominato dalla violenza.

«È stato anche un narratore ricco di humor, che invita a cogliere la stranezza surreale di certe occasioni. Mai chiedendo ai personaggi di recitare, bensì cogliendoli di sorpresa nella loro naturalezza. Anche i muri recitano per lui. Lo fanno con le scritte che li ricoprono e di cui le immagini di Sellerio mettono in luce l’assurdità rispetto al contesto. Sono voci dei palazzi del potere, ma più spesso voci plebee, come in un moderno Pitré, il grande antropologo siciliano dell’Ottocento cui i Siciliani sono debitori per aver raccolto le loro espressioni autentiche.» – Carlo Bertelli

Dagli anni Settanta Sellerio non ritrae più la sua città natale, Palermo, teatro di guerre di mafia e di feroci delitti. Fanno eccezione due ritorni al primo amore: un servizio fotografico sullo ZEN di Palermo per “La Stampa” nel 2006 e, nello stesso anno, una serie di fotografie della sede del Monte di Pietà a Palazzo Branciforte, per conto della Fondazione Banco di Sicilia.

Con la sua macchina fotografica, «il più bel giocattolo del mondo», ha immortalato attimi di vita con invidiabile maestrìa fotografica, raccontando l’emozione di un momento. Anche i muri si raccontano per Sellerio, con i loro manifesti e le scritte, emblemi della società del tempo e della sua evoluzione nel corso degli anni.

Si definiva un fotografo «che vede quel che fotografa  e non fotografa quel che vede», evidenziando la sua necessità di vedere più che di guardare solamente. Ha lasciato dietro di sè l’immagine di un siciliano antiretorico ed un palermitano che amava ripetere di non abitare a Palermo, bensì a casa sua.

Enzo Sellerio fotografo in Sicilia: “Borgo di Dio”

Le prime fotografie vengono pubblicate sul periodico quadrimestrale a diffusione europea “Sicilia”, ideato da Bruno Caruso e edito dal geniale e visionario editore palermitano Salvatore Fausto Flaccovio.

Alle foto patinate di una Sicilia da guida turistica nel 1955, si aggiungono quelle ferocemente vere del primo reportage di Enzo Sellerio, “Borgo di Dio” (1955), considerato uno dei capolavori della fotografia neorealista in Italia. Ritrae le terre depresse di Trappeto e Partinico, emblemi di una Sicilia messa a dura prova, con le sue processioni, i fermi immagine di devozione popolare e le scene di una vita dura e brulla come la terra.

Uomini, donne, bambini fissati in immagini spigolose e dure. Un reportage da lui stesso definito “minimalista”. Lungi dal descrivere una Sicilia da cartolina, la mostra per quello che è in realtà, apponendo di sui pugno le didascalie descrittive. Emblematica la foto “Etna, vendemmia, 1963” che ritrae i contadini siciliani con le gerle sulle spalle curve, e più di un intero reportage parla di fatica, sfruttamento, sudore.

Enzo Sellerio è stato un intellettuale a 360 gradi, un fotografo “colto” che univa nelle sue fotografie una altissima qualità tecnica e un notevole spirito interpretativo dei soggetti osservati, regalando un ritratto inedito del popolo siciliano e dei suoi luoghi. Le foto sono asciutte, senza retorica, schematiche nel descrivere persone e cose.

Il servizio militare fotografico prima di trovare se stesso

Le prime mostre personali lo fanno conoscere ed apprezzare in Italia, mentre a Roma inizia la sua carriera da fotoreporter in collaborazione con “Il Mondo” di Mario Pannunzio.

Nel 1959 Sellerio vive una esperienza indimenticabile che segnerà la sua vita e la sua attività. Lo definirà il suo “servizio militare”: arrampicato su alti ponteggi fotografa i meravigliosi mosaici del Duomo di Monreale, a corredo del volume di Kitzinger “I Mosaici di Monreale”, edito da Flaccovio. È il primo approccio ai volumi d’arte, che costituiranno in seguito una delle colonne portanti della futura Casa Editrice Sellerio.

Nel 1961 realizza una monografia su Palermo su commissione della rivista svizzera “Du” e un reportage sui paesi dell’Etna nel numero di Natale. Questi lavori lo introducono nella fotografia internazionale con il seguente trasferimento a New York grazie alle collaborazioni freelance con “Vogue” e “Fortune”. In questo periodo avrà la possibilità di scattare ritratti di importanti esponenti del mondo culturale dell’epoca, come Arthur Miller, Christo, etc.

Nel 1967 su incarico dell’Assemblea Regionale Siciliana, Enzio Sellerio si esprime nel volume “Castelli e monasteri siciliani” fotografando le sedi del potere ecclesiastico e secolare, a corredo dei testi di Gioacchino Lanza Tomasi. Questa esperienza lo instrada definitivamente verso quello che da quel momento in poi costituirà il suo mondo e la sua attività.

“Fucilazione alla Kalsa” di Enzo Sellerio. Attimi di vita siciliana

«Il centro guardato dalla periferia, per scoprire che la periferia è il centro» – Enzo Sellerio

La cifra stilistica del fotografo è il suo sguardo verso la Sicilia, eletta a scenario privilegiato, fotografata con un bianco e nero che ne esalta i contrasti, con l’intento di estrapolarla dalla sua perifericità e renderla avamposto di un personale neorealismo fotografico.

Guardare alla realtà senza infingimenti, rivelandone anche la crudezza nei volti e negli atteggiamenti dei siciliani, fissando nei suoi fotogrammi storie intense di vita e sofferenza.

Emblematica “Fucilazione alla Kalsa” di Enzo Sellerio, la foto scattata in uno dei quartieri più sofferti di Palermo il 2 novembre 1961, giorno in cui tradizionalmente in Sicilia i morti ritornano sulla terra e portano regali ai bambini. Ecco un plotone di esecuzione, con le pistole giocattolo nuove fiammanti, pronto a fucilare il bambino appoggiato al muro, nell’indifferenza degli adulti ed in mezzo ai muri scrostati di antichi palazzi.

Il fotografo che si fece editore

Un’evoluzione inscindibile dall’attività di fotografo è quella di editore. Nel 1969 incoraggiato dall’amico pittore Bruno Caruso e dall’antropologo Antonino Buttitta, assieme alla moglie Elvira Giorgianni crea la Casa Editrice Sellerio. Un’impresa coraggiosa e visionaria, che porterà lustro alla vita culturale di Palermo. Nella casa editrice, pienamente supportato dalla moglie Elvira che curerà la sezione letteraria, porta le sue conoscenze e le sue esperienze di fotografo, curando le pubblicazioni d’arte e di fotografia.

A lui si deve la novità del frame in editoria, con il piccolo formato dei libri e l’illustrazione quadrata al centro della copertina blu foncé, che costituirà il tratto tipico dei libri della Sellerio.

Inizialmente rivolta alla pubblicazione di opere di cultura locale, ben presto la Casa Editrice Sellerio allarga il suo orizzonte verso la cultura e la letteratura europea. Alla Sellerio si deve la “scoperta” di talentuosi scrittori stranieri poco conosciuti in Italia, oltre che al vanto immortale di avere dato fiducia alla vena particolare di Andrea Camilleri, non solo creatore del Commissario Montalbano, ma anche autore di godibili saggi storici.

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Laureata in lettere, unisco all’amore per l’arte, il teatro e la musica classica anche quello per la lettura e la scrittura che coltivo da parecchi anni.

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