In mostra Escher, le illusioni ottiche del genio visionario

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Escher mostra illusioni ottiche

“Escher” è la mostra annunciata in tutta Europa e dalle innumerevoli tappe, dedicata al maestro dell’incisione e allo studio delle illusioni ottiche. Giunge al PAN con un intero piano isolato per il genio escheriano. Attualmente risulta essere una delle mostre più viste ed apprezzate dal pubblico dei visitatori. Un percorso di 200 opere che individua un nuovo approccio alla ricerca formale dell’arte.

Escher e le illusioni ottiche. La mostra del grande artista olandese

Le prime sale illustrano i primi anni di attività. Escher si diletta nella rappresentazione iniziale di ben 19 stampe, realizzate per un piccolo libretto ironico “Flor de Pascua” scritto dal suo amico Van Stolk nel 1921. Successivamente, nel 1931, illustrerà per “Emblemata”, 24 componimenti dal carattere moraleggiante, scritti dall’amico Hoogewerff, direttore dell’Istituto Olandese di Cultura di Roma.

In mostra le opere sono state disposte seguendo un criterio ascensionale e di sviluppo delle sue tecniche e del suo percorso d’artista. La fama diffusa di Escher per le illusioni ottiche collima con il mondo dei matematici e dei fisici. Riuscì infatti a traslare concetti appartenenti al solo mondo della scienza in una nuova espressione artistica. Il modo in cui è stata concepita la mostra permette di rendere il visitatore parte attiva del percorso, tramite appositi pannelli illustrativi e tattili grazie ai quali si può comprendere la logica che si cela dietro le sue opere.

I paradossi geometrici e le figure impossibili

Interessante è soprattutto la sezione italiana in cui compaiono moltissimi esempi del suo linguaggio figurativo iniziale: disegni e paesaggi dell’Italia che amava tanto. Della nostra penisola Escher amava la natura, la luce, e il mare. Al contrario del tradizionale paesaggio olandese, in quello nostrano poteva ricavarci le forme che desiderava, non trascurando le lezioni cubiste e futuriste di cui era certamente a conoscenza.

Sappiamo che amava spostarsi tra i vari paesini per ricavarne disegni e future incisioni e così, tra il 1927 e il 1935, compie insieme al suo gruppo di amici ed artisti numerosi viaggi nel sud Italia. Due sezioni in mostra sono dedicate esclusivamente al periodo italiano di Escher, di cui una alla Campania, in particolare ad Atrani, mostrandoci l’interesse per la zona costiera. Proprio Atrani è uno dei soggetti principali di “Metamorfosi”.

Dopo aver lasciato l’Italia nel 1935, Escher fa un viaggio in Spagna e conosce le composizioni tassellate dell’Alahmbra. Da qui l’interesse per una nuova esplorazione figurativa che mette al centro il soggetto umano o animale come riempitivo di una superficie. Le sale seguenti esplodono in un vortice continuo di esplorazione di concetti matematici e geometrici. Da “Mano con sfera riflettente a Profondità” giunge all’apoteosi del concetto di relatività prospettica con “Relatività”. Alla fine vi è la sala che illustra l’ultimo periodo della sua genesi evolutiva con opere come “Galleria di stampe” e paradossi geometrici come quelli presenti in “Belvedere”.

Siamo così tanto abituati all’immaginario escheriano che anche indirettamente ci sarà capitato di vedere riprodotte le sue opere in fumetti, cartoni e sponsor aziendali. Tale è stato il suo successo che perfino i Pink Floyd e i Rolling Stones hanno voluto sulle copertine di alcuni loro album dei riferimenti grafici all’artista.

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