Global warming. Allarme estinzione per il riscaldamento globale

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Global warming, l’estinzione degli animali per il riscaldamento globale

Di riscaldamento globale si parla ormai da più di duecento anni. Il fisico francese M. Fourier nel 1827, nel suo studio  “Mémoire sur les températures du globe terrestre et des éspaces planétaires” fu il primo a parlare di effetto serra riferito all’atmosfera. Si tratta dell’aumento dei cosiddetti gas serra – metano, vapore acqueo, ma soprattutto anidride carbonica – causati dall’utilizzo dei combustibili fossili da parte delle industrie e dalla deforestazione. Questi gas nel tempo hanno causato un ispessimento dell’atmosfera terrestre e un progressivo aumento della temperatura.

«Amate gli animali: Dio ha donato loro i rudimenti del pensiero e una gioia imperturbata. Non siate voi a turbarla, non li maltrattate, non privateli della loro gioia, non contrastate il pensiero divino. Uomo, non ti vantare di superiorità nei confronti degli animali: essi sono senza peccato, mentre tu, con tutta la tua grandezza, insozzi la terra con la tua comparsa su di essa e lasci la tua orma putrida dietro di te; purtroppo questo è vero per quasi tutti noi.» – “I Fratelli Karamazov” di Fëdor Dostoevskij

Riscaldamento globale, migrazioni di animali in cerca di freddo

Le inesorabili conseguenze a cui stiamo assistendo sono lo scioglimento dei ghiacciai, l’aumento dei livelli del mare e l’estensione dei deserti subtropicali. Ma se l’essere umano è sicuramente il più grande responsabile, le vittime innocenti di questo processo sono soprattutto gli animali. L’IUCN – Unione Internazionale per la Conservazione della Natura – conta nella sua lista rossa, circa 700 specie a rischio estinzione, altre sono costrette ad emigrare verso luoghi più freddi.

La temperatura influisce sul ciclo di vita di molti animali: regola il letargo, la ricerca di cibo, il ritmo dell’accoppiamento e il nutrimento dei cuccioli. Con l’aumento delle temperature mammiferi, anfibi ed uccelli sono migrati verso le zone più fredde, dove hanno ritrovato l’habitat a cui si erano adattati nel corso dei secoli. Secondo la mappa disegnata dal Nature Conservacy e dall’Università di Washington nel Nord America, gli animali migrano verso l’Artico, oppure verso l’Antartico e la catena delle Ande, ritrovando un clima più freddo a grandi altitudini. Ma il viaggio e lungo e pieno di difficoltà. Strade, ponti, infrastrutture e i giganteschi centri urbani ed industriali sono ostacoli insormontabili. L’unico percorso possibile, per loro, sono le catene montuose.

Il global warming ostacola la riproduzione

Orso polare, uccelli, tartaruga verde e pinguini

Si pensi alla progressiva riduzione della banchina artica, è diventato difficile per i maschi di orso polare trovare le femmine, anche se il loro olfatto gli permette di “fiutarle” a distanza di centinaia di metri. Alcuni uccelli, come le urie nord-americane, i fringuelli inglesi, per non avere problemi nella ricerca del cibo per i loro piccoli hanno anticipato il periodo dell’accoppiamento di quasi un mese.

Mentre il sesso della Tartaruga Verde della Grande barriera corallina australiana dipende dalla temperatura in cui l’uovo viene incubato. Perché nascano maschi e femmine in egual numero la temperatura dev’essere di 29 C°, un aumento della temperatura di anche solo uno o due gradi causa la nascita solo di femmine o addirittura la loro morte embrionale, rendendo impossibile la riproduzione. I pinguini che vivono in Antartide, invece, incontrano complicazioni nella fase successiva, quella della sicurezza dei cuccioli. I pinguini imperatore non riescono a trovare, tra i ghiacci instabili, luoghi confortevoli dove nidificare; mentre la pioggia e l’umidità rendono delicata la sopravvivenza dei pulcini dei pinguini di Adelia.

Panda, koala e api

Il panda ed il koala, due animali “simbolo” rispettivamente del WWF e dell’Australia, devono la loro sopravvivenza all’esistenza di uno specifico tipo di fauna. Il koala vive generalmente sulle piante di eucalipto, ma a causa dell’aumento delle temperature è costretto a spostarsi su piante più “ombrose”. Il tragitto a terra lo rende vulnerabile ai predatori più veloci. La progressiva scomparsa delle foreste di bambù mette il panda in pericolo di estinzione.

Un discorso a parte meritano le api per la loro importanza per la biodiversità, la salute del nostro ecosistema e il grandioso lavoro di impollinazione. Delle 100 specie vegetali che forniscono il 90% del cibo nel mondo, 71 sono impollinate dalle api. Se le api si estinguessero scomparirebbero moltissime varietà di frutta , verdura, radici etc. Impollinare artificialmente tutte le piante necessarie al sostentamento della popolazione mondiale, senza contare quello degli animali da pascolo, sarebbe un’operazione quasi impossibile. Il problema è ancora lontano ed oggi esistono ancora 3000 specie di api, ma l’urbanizzazione, l’uso di pesticidi altamente tossici, il riscaldamento globale e l’effetto serra hanno portato ad una diminuzione della popolazione api del 90%.

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