“Eva contro Eva” di Joseph Mankiewicz, il lato oscuro della fama

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"Eva contro Eva" di Joseph Mankiewicz

“Eva contro Eva” di Joseph Mankiewicz è un film che non invecchia mai. Sebbene sia girato e ambientato nel 1950 sembra aver superato indenne il trascorrere del tempo, rimanendo tutt’oggi un film dalle tematiche attuali. È stato centrale il ruolo del regista che si è anche occupato della sceneggiatura del film, dotando la narrazione di una particolare profondità di significato. Uno dei temi che salta all’occhio è la continua ricerca di consenso che caratterizza i vari personaggi. Dalla caustica Margo – che prova a mantenere il suo successo, anche se questo significa accettare ruoli non adatti ad una donna della sua età – alla melliflua Eva – che spera di farsi largo nel mondo dello spettacolo conquistandosi la simpatia di chi conta – tutti i personaggi inseguono l’approvazione della società rendendosi simili a dei comuni esseri umani.

«Immaginate: sapere ogni sera che centinaia di persone che ti amano. Sorridono, i loro occhi scintillano, li hai resi felici. Ti vogliono. Gli appartieni. Già questo ha un valore inestimabile.» – Eva Harrington

“Eva contro Eva” è una storia di rivalità femminile

La competizione fra Eva e Margo è senza dubbio l’argomento principale della pellicola. Eppure, la loro rivalità è ben più complicata di una semplice lotta per la ribalta. Ad un’attenta analisi si può notare che Eva e Margo rappresentano lo scontro di due generazioni. Margo è il simbolo di una generazione passata che cerca faticosamente di mantenere il passo con il progresso, mentre Eva incarna la modernità che cerca di farsi spazio. In una particolare scena del film, Margo commenta mesta che una donna non può considerarsi tale se non ha un uomo accanto a sé. Al contrario Eva sentenzia un sonoro: «Suona così medievale!» quando il critico Addison DeWitt le comunica che dopo la prima dello spettacolo lei apparterrà a lui. Tuttavia, Eva raffigura anche il lato negativo del progresso. Se Margo è la rappresentazione della generazione che ha dovuto lavorare duramente per ottenere una posizione di prestigio, Eva simboleggia una nuova generazione spietata, disposta a tutto pur di raggiungere il proprio obiettivo, anche se questo comporta l’utilizzo di metodi poco ortodossi.

Non è un caso che per raccontare una storia di uno scontro generazionale Joseph Mankiewicz abbia scelto due donne come protagoniste. La rivalità femminile è un tema ricorrente nel cinema ed è ancora oggi vivo il cliché che due donne siano fra loro antagoniste, anziché cooperanti. Esiste un solo ruolo da protagonista, le luci della ribalta possono illuminare una sola donna, non c’è abbastanza posto per due primedonne. È per questo motivo che la narrazione è circolare: Eva usa ogni mezzo a sua disposizione per spodestare Margo, salvo poi essere vittima del meccanismo da lei stessa innescato. La comparsa del personaggio di Phoebe nelle ultime scene è presagio di una storia destinata a ripetersi all’infinito.

Joseph Mankiewicz inscena la disputa fra cinema e teatro

«Tutte le religioni del mondo si sono unite in una sola e noi attori ne siamo le divinità.» – Margo Channing

Oltre a raffigurare la rivalità fra due donne, l’idea del regista Joseph Mankiewicz era quella di portare in scena la competizione fra il cinema e il teatro. In particolare è l’industria cinematografica allora nascente di Hollywood ad essere nell’occhio del ciclone. Nel corso del film emerge chiaramente una critica al cinema che è rappresentato come un mondo oscuro dove, una volta entrati, è facilissimo smarrirsi. Si nota nelle parole preoccupate di Eva che, una volta scoperto che il fidanzato di Margo partirà per girare il suo primo film a Hollywood, sostiene che molti non hanno più fatto ritorno al teatro dopo aver vissuto l’esperienza del cinema. Come se ciò non bastasse, si aggiungono al coro le aspre affermazioni di Addison DeWitt che considera gli Oscar nient’altro che una versione più scadente del prestigioso premio Sarah Siddons, assegnato ai migliori teatranti.

Contrariamente al cinema, il teatro è tenuto in alta considerazione dai protagonisti del film. Il teatro rappresenta la più elevata forma d’arte, al punto che gli attori che ne fanno parte sono quasi considerati al pari di divinità. Naturalmente solo pochi eletti possono ambire a tale titolo. In una scena del film, Addison DeWitt consiglia all’aspirante sostituta di Margo – interpretata da Marilyn Monroe – di dedicarsi alla televisione, lasciando intendere che un’attrice con scarso talento non potrebbe mai sperare di esibirsi in un teatro, considerato dal critico sullo stesso livello di un luogo sacro.

“Eva contro Eva” di Joseph Mankiewicz evidenzia il lato nascosto della popolarità

«Lloyd, io non ho più vent’anni, né trenta. Tre mesi fa ne ho compiuti quaranta. Mi è sfuggito. Non avevo deciso di ammetterlo.» – Margo Channing

Un aspetto interessante in “Eva contro Eva” di Joseph Mankiewicz è che le protagoniste, sebbene siano delle attrici di teatro, di fatto non vengano mai viste recitare. È grazie alle parole di DeWitt che lo spettatore viene a conoscenza delle doti recitative di Eva ed è unicamente attraverso gli applausi del pubblico che emerge l’abilità di Margo. La motivazione dietro questa scelta di Mankiewicz è molto semplice: in realtà le due donne non smettono mai di recitare. L’intento del regista è quello di mettere in mostra il prezzo da pagare per la popolarità. Una volta scese dal palco Eva e Margo non abbandonano l’interpretazione del ruolo che la società si aspetta che loro ricoprano. Eva è indissolubilmente legata alla sua falsa remissività che le ha permesso di diventare la sostituta di Margo ed essere così accettata nel mondo dello spettacolo. Se la donna rivelasse il suo vero volto, arrivista e meschino, perderebbe rapidamente tutto il successo conquistato.

Al contrario, Margo è la perfetta incarnazione della diva in declino. È arrogante e superba, esattamente in linea con lo stereotipo della celebrità. Tuttavia, Margo è consapevole che con l’avanzare dell’età tutti gli sforzi fatti per raggiungere il successo saranno vanificati. Diversamente dal suo fidanzato Bill che, come Margo stessa dichiara, dimostrerà sempre trent’anni, lei non godrà dello stesso privilegio. Essere una donna di spettacolo significa temere il tempo che passa. Un’attrice quarantenne non è libera di interpretare ruoli giovanili, poiché considerata poco credibile. È palese la differenza fra uomini e donne e l’intenzione di Mankiewicz di mettere in risalto questa triste realtà che sfortunatamente non riguarda solo il mondo dello spettacolo.

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