'Family', lo scatto di Elliott Erwitt dagli occhi del figlio Misha - il Chaos

‘Family’, lo scatto di Elliott Erwitt dagli occhi del figlio Misha

"Family" di Elliott Erwitt
"Family" di Elliott Erwitt

Quando pensiamo ad una fotografia famosa, pensiamo sempre a qualche scatto che catturi un evento importante, dimenticando che la bellezza di una foto non sta tanto nel momento immortalato, quanto nella storia in essa contenuta. “Family” di Elliott Erwitt racchiude tutto il calore e l’intimità di una famiglia.

Ci troviamo in un piccolo appartamento dell’Upper East Side a Manhattan, è la prima casa del fotografo e di sua moglie, Lucienne VanKan. Fuori fa caldo, è l’estate del 1953 e nell’aria si sente un tipico odore estivo… Così inizia il racconto di Misha Erwitt, fotografo come suo padre, che si sofferma sui dettagli e i retroscena di un momento intimo, di uno degli scatti che ne ha consacrato la fortuna. Con piglio ironico, precisa che l’infante nudo sul letto non è lui – non poserebbe mai nudo! – ma sua sorella Ellen, da poco nata.

Nella foto compare la madre Lucienne, che da poco aveva poggiato la bimba sul letto vicino alla finestra, per farle prendere un po’ d’aria durante quella giornata afosa. Accanto a loro Brutus, un simpatico gatto nero, uno dei tanti che la donna salvava dalla strada e accoglieva con sé in casa. Misha e sua sorella non si sarebbero mai avvicinati a tutti quei felini che rispondevano affettuosamente solo a Lucienne, ma ancora ricorda i nomi quasi di tutti, tra cui Charlie, Max, Seymour, Pogo, Mama e molti altri.

‘Family’ di Elliott Erwitt. Uno scatto pieno d’amore

La signora Erwitt è stata una rifugiata durante l’occupazione nazista dell’Olanda. In quel periodo la sua vita non è stata facile. Dopo il divorzio con Elliott, viveva in America, affamata, in continua clandestinità e con un piede ferito da un fucile di un soldato. In queste condizioni dovette crescere da sola quattro figli, barcamenandosi tra vari lavori e dovendo affrontare anche varie malattie, tra cui il lupus, dovute alla sua salute cagionevole.

Ma tutto questo non la fermò, continuò ad essere una donna forte e amorevole, come ama sottolineare Misha. Quando i figli crebbero e sposò il suo attuale compagno, non cessò di prendersi cura degli altri, facendo volontariato come maestra per bambini immigrati e divenendo madre adottiva di due ragazzini vietnamiti. Anche quando Misha ed Ellen erano ormai adulti indipendenti, non smise mai di amarli, nonostante gli incombenti acciacchi della vecchiaia. A prescindere dall’occasione, dai festeggiamenti del Ringraziamento ad una mostra di Misha, provava sempre contentezza nel rivederli, anche solo attraverso lo schermo di un tablet.

Un amore materno che è resistito negli anni e ha superato innumerevoli ostacoli, che è rimasto nei loro ricordi anche quando lei se n’è andata. Un amore racchiuso in uno sguardo, che in quel pomeriggio estivo del 1953, Elliott Erwitt riuscì a catturare attraverso la sua macchina fotografica.

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Nella speranza di laurearmi in Fisica e coronare il mio sogno di diventare il prossimo Einstein, trottolo tra varie passioni innamorandomene di poche. Mi sono innamorato della fotografia con un documentario su Sebasteao Salgado. Da allora la fotocamera è diventata una compagna fondamentale, una scusa per immergermi nelle innumerevoli scene della vita, per raccontarle e diventare parte di esse.

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