“Fight Club” di Chuck Palahniuk. Storia di sangue e anarchia

Share
"Fight Club" di Chuck Palahniuk

“Fight Club” di Chuck Palahniuk è il suo primo romanzo da esordiente nel 1996. All’inizio il suo editore decide di mantenere in segreto l’identità dell’autore. Il romanzo diviene realmente popolare quando David Fincher ne dirige l’omonimo film. Così l’opera letteraria di Palahniuk diventa un classico infallibile per tematiche e contenuti. Si sa, «la prima regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club», ma vale davvero la pena trasgredirla e rischiare.

Disturbante fin dalle prime righe di scrittura, “Fight Club” è ambientato in America nell’ultimo decennio del XX sec, i fluorescenti anni ’90. Con il millennio che sta per giungere al termine le tecnologie progrediscono. Lo stato d’animo di chi non riesce a stare al passo è di pessimismo e apprensione per il futuro. Questa atmosfera domina totalmente il romanzo, che non dà respiro e non conforta. L’ambientazione è poi perfetta per il clima di “Fight Club” perché dà davvero credibilità alle tematiche chiave della storia.

“Fight Club” di Chuck Palahniuk. Il primitivismo come reazione al progresso tecnologico

Gli U.S.A. degli anni ’90 sono contraddistinti da una patina di splendore e perfezione. L’americano medio ambisce ad un posto di lavoro in un ufficio prestigioso per poi poter tornare in una casa arredata con pezzi di design svedesi. Dalla Svezia all’America, tutto il mondo ha il medesimo salotto o la stessa cucina e ne desidera alla follia i singoli oggetti per potersi sentire completo, appagato. Proprio qui si innerva una prima critica dell’anonimo protagonista – nonché narratore – del romanzo. Il suo appartamento è pieno zeppo di oggetti, che sembrano contenere la risposta a tutte le sue frustrazioni. Quando si rende conto di sentirsi vuoto comincia a ribellarsi all’intero sistema.

«Io che ero una così brava persona» è la frase di rito del personaggio principale. Un giovane che non si capacita di aver ceduto agli intimi richiami della sua natura animalesca. Il primitivismo è un tema che ricorre abbastanza tra le pagine del romanzo, e che ne inquadra la filosofia di fondo. Poiché la razza umana ha fallito e non ha prodotto altro che desideri vani e passeggeri, tanto vale tornare allo stadio iniziale. Ai primordi dell’umanità. 

La distruzione del sistema alla base di una nuova creazione

“Fight Club” di Chuck Palahniuk potrebbe esser definito un romanzo ribelle e anarchico fino a diventare corrosivo. Nella mente del protagonista – il cui nome non viene svelato come se non avesse un’identità autentica – hanno inizio una serie di cortocircuiti tra la realtà e l’immaginazione. Quest’ultime non hanno confini e lottano tra loro. Così un’ulteriore tematica cardine è il doppio. Lo sdoppiamento di sé e del mondo intorno dove tutto è niente. Non c’è alcuna differenza di sorta tra l’impiegato rampante in carriera e il cameriere Tyler Durden, tutt’altro che dedito al proprio impiego. L’unica vera rivoluzione è approfittarsi di questo stato di confusione e attaccare l’intero sistema fino a vederne sbriciolarsi le fondamenta. Per poter creare qualcosa di nuovo, dev’esserci distruzione. 

«All’epoca la mia vita mi sembrava troppo completa e forse abbiamo bisogno di spaccare tutto per tirar fuori qualcosa di meglio da noi stessi.»

Il romanzo ha il sapore del sangue e brucia come sale sulla viva pelle. In una storia in cui i personaggi si colpiscono fino a stordirsi, il tentativo di distruggere diventa una vera ossessione. Tutto deve sapere di morte tanto che la disperazione viene cercata ad ogni costo. Il protagonista si nutre di tragedie, ne vuole toccare con mano i contorni per potersi sentire ancora vivo. Tuttavia, non ha alcuna reazione. Nessun moto interiore. Tutto crolla per davvero.

La scrittura di Palahniuk riflette la mente sconvolta del protagonista. Frequenti le ripetizioni, come se il cortocircuito fosse già iniziato. Le frasi ripetute ossessivamente e in modo ricorrente riflettono il lato sadico della storia, mentre alcuni non-detti hanno il potere di tenere incollato chi legge come in un thriller. L’atmosfera imperante è quella del romanzo apocalittico, che ha bisogno di gesti terroristici per ribaltare il mondo e di un messia sotto mentite spoglie che lo riporti in salvo.

Related Posts
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.