Fight Club di David Fincher. Sdoppiamento della psiche e critica

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"Fight Club" di David Fincher

“Fight club” di David Fincher è una forte critica sociale. Le sofferenze dell’uomo moderno e la sfiducia verso il presente si fondono dando origine ad un film cupo, profondamente pessimista.

«Prima regola del Fight Club: non parlate mai del Fight Club.» – Tyler Durden

Lo stile inconfondibile del regista è impiegato alla perfezione per creare un’atmosfera tetra, in perfetta armonia con il clima generale del film. Infatti, la fotografia è oscura con una texture particolarmente granulosa, per creare l’illusione di un film decisamente più vecchio. Tuttavia, il mondo ritratto in “Fight club” è estremamente attuale: nel 1999, anno di uscita del film, il progresso tecnologico era nel pieno dello sviluppo e il mondo era in rapida trasformazione. Ciò portava indubbiamente a degli effetti negativi per tutte quelle persone che non riuscivano a reggere il ritmo.

            «Ogni sera morivo. E ogni sera nascevo di nuovo.» – Narratore

  Il protagonista del film – l’anonimo narratore interpretato da Edward Norton – è il perfetto ritratto dell’uomo contemporaneo soffocato da un mondo che corre più veloce di lui. Le scene ambientate all’interno dell’ufficio dove lavora sono costruite accuratamente in modo da creare un effetto di angosciante pateticità. I colori prevalenti sono spenti, tendenti al grigio e al blu e il contrasto con il pallore cinereo del protagonista crea un’atmosfera fredda e inospitale. Per accentuare la sensazione di straniamento le inquadrature in ufficio sono innaturalmente simmetriche con le varie comparse che si dispongono rigidamente all’interno di uno schema ben prestabilito.

“Fight Club” di David Fincher. Il disagio dell’uomo moderno

«Con l’insonnia nulla è reale. Tutto è lontano. Tutto è una copia di una copia di una copia…» – Narratore. “Fight Club” di David Fincher 

Il profondo senso di inadeguatezza è alla base di “Fight Club”. Ogni personaggio è vittima delle aspettative della società che li obbliga a sopprimere la propria individualità per sottostare a dei rigidi standard. La psicologia dei personaggi, in particolar modo del protagonista, è pesantemente influenzata dall’ambiente circostante. Oppresso dal lavoro, insoddisfatto dalla vita privata e tormentato dall’insonnia, il Narratore si presenta come un personaggio psicologicamente instabile. La sua unica valvola di sfogo sembra essere l’acquisto compulsivo di mobili IKEA che creano in lui l’illusione di una vita piena e soddisfacente.

Tuttavia, la realtà non tarda a palesarsi. La vita del Narratore protagonista non è nient’altro che una farsa, una comoda bugia in cui si rifugia per non dover ammettere la miserabilità della sua situazione. La condizione di alienazione mentale vissuta dal protagonista è esplicitata dal frequente uso di jump-cut che rende le scene frammentate, indizio di un equilibrio mentale inevitabilmente compromesso.

Nondimeno la rinascita del protagonista è determinata dall’incontro con Tyler Durden (Brad Pitt). Infatti, lo stravagante fabbricante di saponette lo porterà a rivalutare completamente la sua esistenza. Sarà grazie all’incontro con Tyler che il Fight Club vedrà la luce. Un luogo in cui il lato animalesco dell’umanità è libero di fluire, a dispetto dai dettami della società. Non a caso, nel bar di Lou – sede principale del Fight Club – la fotografia subisce un brusco cambiamento. La scala cromatica cambia radicalmente, lasciando spazio a tonalità calde, decisamente sulla scala del giallo. Le sfumature aranciate e marroncine richiamano la natura selvaggia creando un’atmosfera unta e polverosa. Le luci soffuse suggeriscono intimità, segno della visceralità degli scontri.

La critica allo spietato capitalismo

Il cieco consumismo dettato dal capitalismo ha condannato l’umanità ad essere schiava di finti bisogni destinati a rimanere insoddisfatti. Ogni futile oggetto diventa indispensabile, che si tratti di un tavolo col simbolo dello Ying e dello Yang o di una banale camicia d’alta moda, mentre si perde sempre più di vista ciò che è veramente importante. Ogni personaggio è preso dal delirio del possesso e si affanna continuamente per cercare di raggiungere una perfezione impossibile. Comprare un tavolino ikea non migliora la vita del protagonista, né la migliora indossare anonimi abiti costosi. “Fight Club” è irremovibile nell’affermare questo concetto.

«Tu non sei il tuo lavoro, non sei la quantità di soldi che hai in banca, non sei la macchina che guidi, né il contenuto del tuo portafogli, non sei i tuoi vestiti di marca. Sei la canticchiante e danzante merda del mondo!» – Tyler Durden 

Eppure, fra gli ordinari personaggi che circondano il protagonista, emerge una voce fuori dal coro: Tyler Durden. Tyler è la perfetta immagine dell’outsider che opera al di fuori degli schemi. Veste in modo stravagante, vive in una casa abusiva e disprezza la classe borghese dominante. Come il perfetto oltre-uomo nietzschiano, Tyler Durden vive la sua vita inseguendo il divertimento e ignorando ogni regola imposta dalla società. Il personaggio di Tyler Durden è in realtà molto complesso. In sé racchiude i principi dell’anarchia, sia morale che politica. Infatti la sua linea di pensiero non tarda ad emergere. Con la nascita del Progetto Mayhem, Tyler emerge come un personaggio di stampo anarco-primitivista che predica la distruzione della società moderna per ritornare alla frugalità delle prime tribù umane. Il terrorismo diventa quindi l’unico mezzo possibile per raggiungere il fine ultimo, ovvero la redistribuzione della ricchezza e l’azzeramento delle disparità finanziarie.

“Fight Club” di David Fincher. Il contrasto fra femminilità e mascolinità 

«Siamo una generazione di uomini cresciuti dalle donne.» – Tyler Durden

In “Fight Club” la sfera maschile e quella femminile sono fortemente contrapposte. La femminilità è percepita come maligna ed è evidente fin dai primi minuti di film. Il personaggio di Bob Paulson è il primo esempio palese. Infatti si tratta di un uomo che, avendo subito l’asportazione dei testicoli, ha sviluppato un evidente seno femminile. La perdita degli attributi maschili in favore di quelli femminili ha portato Bob a sentirsi profondamente inadatto. Il suo seno accentuato non soddisfa i canoni imposti dalla società, che vogliono invece che l’uomo sia tonico e prestante. Di fatto, la comparsa del seno in Bob rappresenta la sua definitiva condanna a vivere come un reietto.

Quindi il femminile è inevitabilmente accostato al maligno, paragonato ad un vero e proprio attacco alla virilità maschile. Non a caso, le donne sono bandite dal Fight Club, percepito come un luogo in cui riaffermare la propria mascolinità, inevitabilmente castrata dalle regole della società civile.

Le mille maschere del Narratore. Tyler Durden…

Il precario equilibrio mentale dell’anonimo Narratore vacilla pericolosamente nel momento in cui scopre la vera identità del suo socio e mentore. Tyler Durden non è altro che una proiezione mentale del protagonista. Ciò che il Narratore ha sempre creduto di sapere è una spaventosa bugia. È sempre stato lui la mente perversa dietro il Fight Club e il Progetto Mayhem ed è sempre stato lui l’autore di tutte le violenze. Tyler Durden è semplicemente il frutto dello sdoppiamento della coscienza del protagonista.

L’es freudiano che si ribella all’Io dopo essere stato soffocato ed ingabbiato in regole ferree. Il lato selvaggio e primitivo del protagonista chiede a gran voce di essere ascoltato e aleggia strisciante già ben prima della prima apparizione di Tyler. Infatti, grazie ad un raffinato montaggio, alcuni frame di Tyler sono stati inseriti nel corso della prima parte della pellicola, in modo da suggerire che l’inconscio del protagonista stava già costruendo la sua seconda identità. Fin dall’inizio Tyler è stato parte del protagonista, ha solo atteso nell’ombra il momento giusto per emergere.

…e Marla Singer?

«Se avessi un tumore lo chiamerei Marla.» – Narratore. “Fight Club” di David Fincher 

La figura di Marla Singer gioca un ruolo fondamentale all’interno di “Fight Club”. Sebbene all’inizio venga presentata come un elemento di disturbo nella vita del Narratore, pian piano guadagna una posizione di grande rilievo. Nonostante la sfera femminile venga fortemente osteggiata, Marla Singer riesce a farsi notare in un mondo profondamente maschilista. Tuttavia, le numerose similitudini con il personaggio di Tyler portano a dubitare dell’effettiva esistenza di Marla. E se anche lei non fosse altro che una proiezione mentale del protagonista? Marla potrebbe essere la risposta all’esigenza del protagonista di ricevere amore e attenzione da un altro essere umano.

L’aridità del mondo circostante avrebbe portato il Narratore ad esternare un ulteriore strato della sua coscienza. L’anima junghiana, la metà femminile dell’inconscio maschile, si manifesta tramite Marla obbligando il protagonista a fare i conti con le proprie debolezze. Infatti, la comparsa della donna risveglia nel Narratore la consapevolezza di essere un impostore. Marla è lo specchio in cui il protagonista vede riflesse le sue mancanze e i suoi errori. Nel finale – dopo essersi disfatto del caotico Tyler – il Narratore si ricongiunge con la sua metà femminile, raggiungendo finalmente il tanto agognato equilibrio mentale.

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