“Figlie del mar” di Mary L. Bracht. Una testimonianza necessaria

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Figlie del mare di Mary Lynn Bracht

“Figlie del mare” di Mary Lynn Bracht, scrittrice americana di origini coreane, è un romanzo pubblicato da Longanesi nel 2018. Un libro dalla trama avvincente, cruda e, purtroppo, vera che apre uno spaccato su una tristissima e poco nota vicenda, un pezzo di storia sconosciuto ai più. Una testimonianza che porta alla luce le atrocità della guerra e le ingiustizie subite da molte donne costrette a una orribile vita di umiliazioni per soddisfare un pubblico maschile depravato e disgustoso.

Hana è un’adolescente coreana che vive la sua vita felice, seppur modesta, in un piccolo villaggio sull’isola di Jeju, in Corea, durante l’occupazione nipponica. Hana ha ricevuto da sua madre gli insegnamenti necessari che hanno fatto di lei una haenyeo, una donna del mare. Le donne del mare si dedicavano alle immersioni per pescare e rivendere al mercato i loro prodotti. Essendo il loro corpo più adatto di quello maschile ad affrontare le fredde profondità dell’oceano e riuscendo a scendere a grandi profondità resistendo a lungo in apnea, le haenyeo avevano una certa autonomia e libertà e provvedevano al proprio sostentamento e spesso anche a quello della famiglia.

«Loro non devono mai vedervi! E, soprattutto, non fatevi mai trovare sole con uno di loro!»

È questo l’unico ammonimento che la madre di Hana fa a sua figlia: proteggere se stessa e la sorellina dai soldati giapponesi che usavano rapire le bambine e le ragazze dai villaggi per portarle lontano.

“Figlie del mare” di Mary Lynn Bracht svela un segreto agghiacciante per molti sconosciuto

La vita di Hana subirà una terribile svolta proprio quando, un giorno, durante un’immersione, da lontano vede arrivare un soldato giapponese, diretto verso il punto in cui si trovava la sorellina. La ragazza non ha un attimo di esitazione. Svelta esce fuori dall’acqua e, nascondendo la sorella alla vista del caporale Morimoto e di altri soldati sopraggiunti, viene rapita e portata via.

La giovane, terrorizzata, non sa quale triste destino l’aspetti. Lo scoprirà presto quando già durante il viaggio verso la meta della sua prigionia, viene violentata dal caporale Morimoto che così la inizia al suo triste futuro: diventare una confort woman, una donna di conforto, una prostituta per allietare la vita di guerra dei soldati giapponesi. Hana arriverà in Manciuria, sede del bordello dove ci sono già altre ragazze, più o meno della sua età, segnate dallo stesso identico destino. Inizierà per lei una nuova vita, fatta di violenza, di sofferenza, di dolore fisico e mentale che cambieranno per sempre la sua esistenza.

«Basta, ti prego», disse lei riprendendo finalmente fiato. «Aiutami. Aiutami a scappare da questo posto. Mi hanno rapita, ho solo sedici anni, aiutami a ritrovare i miei genitori…» Lui non ascoltò nemmeno una parola, stava già spingendosi dentro di lei, svelto, come se le sue richieste d’aiuto fossero un invito ad accelerare, a spingere più forte e in profondità.

“Figlie del mare” di Mary Lynn Bracht si snoda attraverso il racconto della storia di Hana nel 1943, e quello di Emi, sua sorella, nel 2011, intenzionata a ritrovare la sorella e portando, nel suo cuore, il pesantissimo fardello di segreti della sua infelice vita.

L’autrice riesce a descrivere le agghiaccianti vicende della protagonista in modo diretto e crudo, ma alternando momenti di grande lirismo. Il continuo presentarsi del passato felice nella memoria di Hana, permette al lettore di prendere una boccata d’aria pulita prima di immergersi nuovamente nel torbido delle descrizioni delle violenze subite dalla ragazza.

Raccontare una tragedia accendendo la speranza

Il racconto di questa storia porta alla luce eventi rimasti nascosti per molto, troppo tempo. La guerra è un dramma che non risparmia nessuno e che miete vittime innocenti senza tener conto di nulla. Le donne, come spesso accade, sono esposte ai pericoli più grandi, diventando oggetti per soddisfare i piaceri sessuali di soldati privi di scrupoli e di una coscienza che ricordi loro di quali atroci crimini si stiano macchiando.

“Figlie del mare” di Mary Lynn Bracht racconta la guerra da una prospettiva diversa. Non sul campo di battaglia, non tra la sconfitta e la vittoria ora di un esercito ora di un altro, ma attraverso il dolore ingiusto inflitto a donne tolte con la forza dalle proprie famiglie per ridurle a schiave sessuali. Tante di quelle donne non fecero mai ritorno a casa e quelle che vi riuscirono furono costrette a celare la verità dietro un silenzio ancora più doloroso, ma reso necessario dal contesto in cui vivevano. Violare una donna significava marcarla per tutta la vita, coprire di vergogna la famiglia. Non solo private per sempre della propria innocenza, ma costrette anche a soffrire in silenzio per il resto di una vita ormai spenta.

E raccontare, ricordare, diventa fondamentale per insegnare che ogni guerra è sbagliata e che non sono i capi di stato a pagarne le conseguenze, ma donne e uomini e bambini innocenti che pagano un prezzo altissimo, con la vita e con il sacrificio estremo.

«Avevi paura che la strada della vita o della morte fosse arrivata, così te ne sei andata senza nemmeno dirmelo. Come foglie sospinte dal primo vento autunnale, nate da un ramo, nessuno sa dove vanno. Oh! Aspetterò il momento d’incontrarti nel Mitachal pregando e cercando l’illuminazione.»

Breve sinossi

Corea, 1943. Per la sedicenne Hana sapere immergersi nelle acque del mare è un dono, un antico rito che si trasmette di madre in figlia. Nel buio profondo delle acque, è solo il battito del cuore che pulsa nelle orecchie a guidarla sino al fondale, in cerca di conchiglie e molluschi che Hana andrà a vendere al mercato insieme alle altre donne del villaggio. Donne fiere e indipendenti, dedite per tutta la vita a un’attività preclusa agli uomini.

Nata e cresciuta sotto il dominio giapponese, Hana ha un’amatissima sorella minore, Emi, con cui presto condividerà il lavoro in mare. Ma i suoi sogni si infrangono il giorno in cui, per salvare la sorella da un destino atroce, Hana viene catturata dai soldati giapponesi e deportata in Manciuria, dove verrà imprigionata in una casa chiusa gestita dall’esercito. Ma una figlia del mare non si arrende, e anche se tutto sembra volerla ferire a morte, Hana sogna di tornare libera. Corea del Sud, 2011. Arrivata intorno agli ottant’anni, Emi non ha ancora trovato pace: il sacrificio della sorella è un peso sul cuore che l’ha accompagnata tutta la vita. I suoi figli vivono un’esistenza serena e, dopo tante sofferenze, il suo Paese è in pace. Ma lei non vuole e non può dimenticare.

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