“Barbie” di Greta Gerwig. Da Barbieland al mondo reale

Barbie di Greta Gerwig

“Barbie” è una commedia fantastica diretta da Greta Gerwig, già regista di “Piccole donne” e “Lady Bird”. Proprio con la storia della bambola Mattel, Gerwig diventa la prima regista donna a raggiungere degli incassi da record. Il lungometraggio ha avuto un’ottima promozione e fa parte dello scontro Barbienheimer, cioè tra “Barbie” e “Oppenheimer” di Christopher Nolan, dato che in molti paesi i film hanno avuto la stessa data d’uscita. La particolarità della pellicola sulla fashion doll è quella di essere concentrata su una trama apparentemente semplice e comune per poi toccare temi rilevanti come il femminismo, il patriarcato e la parità di genere. 

Tutte queste donne sono Barbie e Barbie è tutte queste donne.

I temi in “Barbie”

Ispirata a Bild Lilli, una bambola tedesca di cui la Mattel acquista i diritti nel 1964, Barbie arriva sulla terra, in una scena primitiva, come il monolito di “2001: Odissea nello spazio” sulle note di “Also Sprach Zarathustra” di Richard Strauss. La bambola nella sua prima versione, con il costume da bagno a strisce e un paio di occhiali cat eye, diventa per le bambine un momento di svolta. Giocare non sarà più la stessa cosa. Le bambine non devono per forza accudire un bambolotto, le donne non devono necessariamente diventare delle madri. E questo, anche se velato, è soltanto il primo messaggio del film. In effetti, “Barbie” si lascia attraversare da numerose tematiche legate, in particolare, alla questione femminista. È evidente come Barbieland si differenzi dal mondo reale. Lì, il presidente è una donna, il medico e il fisico sono donne, chi ha vinto il premio Nobel è una donna. Inoltre, convivono diverse etnie. 

Qui è tutto al contrario, gli uomini mi guardano come un oggetto e le ragazzine mi odiano.

Barbie

Barbieland funziona al contrario della realtà. Una situazione del tutto diversa persino rispetto all’edificio in cui le Barbie vengono ideate. Qui, infatti, Ruth è relegata a un piano ignoto e il suo nome non va a comporre quello del marchio Mattel – da Elliot Handler, Harold Matson -. A Barbieland, le donne hanno tutte una posizione di rilievo e governano un luogo dove la misoginia non esiste. La prima cosa che nota Barbie Stereotipo (Margot Robbie), non appena mette piede nella realtà, sono proprio i commenti sessisti degli uomini. La donna viene oggettificata continuamente dallo sguardo maschile, non si sente al sicuro, è a disagio, e deve sempre combattere per cercare il proprio posto nel mondo. Barbieland, invece, mostra una realtà del tutto differente. I Ken non oggettificano le Barbie, nonostante siano delle bambole.

Un mondo opposto, ma non del tutto

Tuttavia, neanche Barbieland è perfetta come sembra. Finché non diventano un’unica forza per combattere il patriarcato dei Ken, le Barbie mostrano un atteggiamento poco corretto nei confronti di qualcuno. Barbie Stramba è emarginata, non partecipa alle serate tra ragazze nonostante queste avvengano tutte le sere. Perché? Perché Barbie Stramba non si conforma del tutto ai canoni di bellezza ed estetica delle altre Barbie. Lei è unica, non come le altre. Barbie Stramba non fa parte della massa di Barbie perfette, e proprio per questo motivo è considerata quella strana. Insieme a lei, non a caso, vivono altre Barbie uscite dal commercio come Barbie Video Girl e Growing Up Skipper.

O ti fanno il lavaggio del cervello o sei stramba e brutta. 

Barbie

Molto spesso chi è fuori dal coro viene considerato diverso, viene preso in giro. La capacità di Barbie Stramba è esattamente quella di essere al di fuori degli stereotipi. Lei riesce a vedere le cose per quelle che sono, ha una visione più oggettiva delle cose a differenza di chi vive e accetta passivamente ciò che avviene nella propria società. Un espediente sottile ma significativo, anche all’interno di una pellicola che nasce come commedia.

La scena della panchina

Il lungometraggio sulla famosa bambola americana ha diverse scene che assumono un significato importante, considerando le tematiche trattate, ma non solo. Il film è anche caratterizzato da varie sequenze divertenti e di intrattenimento. Avrebbe dovuto concludersi con una scena post-credit in cui la narratrice, Helen Mirren, viene mostrata nel momento in cui Midge, la bambola incinta, entra in travaglio. Ma non è questa la scena su cui si vuole porre l’accento. Seppur piuttosto breve rispetto ad altre, una sequenza interessante è quella che vede Barbie seduta su una panchina. Al suo fianco, c’è una donna anziana interpretata dalla costumista Ann Roth. 

Quella che dalla regista stessa viene considerata il cuore del film, è una scena in cui Barbie – e quindi una bambola che rappresenta un ideale – si guarda intorno e vede una donna anziana. Significa che quella donna non ha alcun timore di invecchiare e di non apparire più come era un tempo. In una società in cui si rincorrono canoni estetici irreali, la bambola vede la perfezione proprio nell’invecchiamento e nella capacità di essere se stessi.

I film a cui si ispira “Barbie”

Ken, devi cercare di capire chi sei, senza di me.

Barbie

“Barbie” si ispira a numerosi lungometraggi, traendone alcune fattezze. Barbieland può ricordare la Bricksburg di “The Lego Movie” di Phil Lord e Christopher Miller dato che entrambi i luoghi nascono dai giocattoli. In realtà, per creare l’ambientazione di Barbieland, Greta Gerwig si è ispirata a “Il Mago di Oz” di Victor Fleming. Invece, per gli uffici della Mattel si è basata sulle scenografie di “Play Time – Tempo di divertimento” di Jacques Tati. Inoltre, dà la capacità allo spettatore di vedere all’interno delle case delle Barbie, proprio come il protagonista de “La finestra sul cortile” di Alfred Hitchcock. 

Ci sono ancora numerose pellicole che hanno dato un contributo alla realizzazione di “Barbie”. Tra questi, ricordiamo “Josephine” di Jacques Demy, “La febbre del sabato sera” di John Badham per la serata tra donne sulle note di “Dance the night” di Dua Lipa e persino “Singing in the Rain” diretto da Gene Kelly e Stanley Donen su cui si basa il balletto di Ken durante il pezzo “I’m Just Ken”. Insomma Greta Gerwig, insieme all’aiuto di Noah Baumbach, è riuscita a creare un film su una bambola che si alterna tra grave e leggero, tra temi importanti ed elementi di comicità. Una pellicola non eccezionale, ma che ha riscontrato un grande successo e continuerà a far parlare di sé.

Barbie

Regista: Greta Gerwig

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Regista: Pietro Marcello

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