“Bianca” di Nanni Moretti. La nevrosi di Michele Apicella in una commedia gialla

Bianca di Nanni Moretti

“Bianca” è un film di Nanni Moretti del 1984 che mette in scena una versione del suo alter ego Michele Apicella per indagare la melanconia e le ossessioni che sfociano nella follia. La pellicola appartiene alla seconda fase del cinema di Moretti, dove le caratteristiche dei primi lavori si uniscono a una scrittura più tradizionale – in questo caso la sceneggiatura è stata scritta insieme a Sandro Petraglia -. Il lungometraggio è un’opera dal valore metaforico che ricrea il conflitto tra l’io autoriale e l’esterno, quindi tra Michele e la società, tra un moralista e un mondo ostile.

Lei praticamente non ha mai assaggiato la Sacher torte. Continuiamo così, facciamoci del male.

Michele

Il personaggio di Michele Apicella

Il personaggio di Michele Apicella non è mai lo stesso, in ogni film in cui compare è un uomo diverso. Per esempio, in “Io sono un autarchico” è un giovane disoccupato, in “Ecce bombo” uno studente, in “Sogni d’oro” diventa un regista, in “Bianca” cambia ancora ed è un professore, infine in “Palombella rossa” è un pallanuotista. Il punto di vista di Michele cambia di prospettiva ma è sempre specchio ed esagerazione del pensiero dello stesso Nanni Moretti che lo crea e lo interpreta. In questo modo Nanni Moretti non è soltanto l’autore della pellicola, in quanto diventa il personaggio Michele Apicella che, a sua volta, è un’imitazione del vero Nanni. Si ha una connessione tra realtà e finzione, tra verità e immaginazione. E, chiaramente, è presente anche l’onirico, il surreale. 

Nessuno mi deve nascondere nulla, nessuno!

Michele

Quindi chi è il Michele Apicella che si vede in “Bianca”? Il nuovo professore della scuola Marilyn Monroe, dove i rapporti generazionali e gerarchici sono invertiti, è un moralista e assolutista. La sua idea è quella di preservare la purezza e l’innocenza del mondo infantile, perciò qualsiasi rapporto non tradizionale è un rapporto che guarda con occhi critico. Perché Michele è un voyeur, guarda e non agisce. È patologico, deve sapere e controllare. Non è un caso che il suo appartamento abbia un terrazzo da cui può osservare gli inquilini del palazzo di fronte. Il terrazzo sul cortile di Michele si rifà direttamente a “La finestra sul cortile” di Hitchcock, un film metaforico sul cinema e, non a caso, il palazzo che osserva Michele si configura come uno schermo cinematografico.

La malinconia e i dolci come rifugio

Non è giusto che noi continuiamo a vederci. […] La felicità è una cosa seria, allora se c’è deve essere assoluta. […] Tanto prima o poi tu mi lasceresti. […] Perché tutto questo dolore? A te sembra giusto? A me no. Io mi devo difendere.

Michele

Bianca rappresenta la possibilità di un rapporto conciliato con il mondo esterno, di una vita migliore che però richiede l’ingresso nell’età adulta. Per Michele non è semplice appartenere allontanarsi dall’infanzia per avvicinarsi a quel mondo, proprio per questo la sua relazione con Bianca non può andare avanti. Ecco quindi che la melanconia di Michele si mostra nella sua azione preventiva. Per non soffrire e non provare dolore in futuro, il protagonista preferisce rendere inaccessibile il suo oggetto del desiderio. Addirittura vorrebbe controllare tutto, ma non potendo preferisce uccidere gli oggetti del proprio affetto, metaforicamente e letteralmente. L’assurdità del mondo che vive inizialmente affianca lo spettatore al protagonista. Ma nel momento in cui la condizione di nevrosi di Michele passa alla completa e psicotica follia, allora lo spettatore se ne allontana. La melanconia e l’angoscia di Michele sfociano e si risolvono nella sua bulimia.

I dolci diventano per lui un rifugio, quasi un surrogato amoroso e perciò una sublimazione del sesso. L’elemento interpretativo del film è proposto allo spettatore nella scena in cui Michele fa uno spuntino con del pane e un enorme bicchiere di Nutella. Quel bicchiere è davvero così grande? La risposta è no. Si tratta di un elemento onirico che esplicita il bisogno del protagonista di affogare la propria condizione angosciosa nei dolci. Quindi ciò che si vede è ciò che accade nella testa di Michele o è la realtà? Il film segue le vicende per quello che sono realmente, non è filtrato dallo sguardo del personaggio bensì da alcune sue sensazioni. Il registra, sceneggiatore e attore, ricrea delle componenti concrete che realizzano visivamente le percezioni del giovane professore. Con “Bianca”, Nanni Moretti unisce reale e surreale, verità e finzione, commedia a giallo, per esorcizzare la follia che alberga in ogni individuo.

Bianca

Regista: Nanni Moretti

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