“C’è ancora domani” di Paola Cortellesi. Il momento delle donne

C'è ancora domani di Paola Cortellesi

“C’è ancora domani” è il primo film da regista dell’attrice e sceneggiatrice italiana Paola Cortellesi. Si tratta di un’unione tra cinema popolare, commedia italiana e neorealismo, che arriva a toccare tre generi differenti. La Storia si mostra e si nasconde all’interno della storia della protagonista, Delia, interpretata dalla stessa regista. La serietà degli argomenti rappresentati si interseca con alcuni elementi che comunemente si considerano piacevoli o divertenti. Nonostante le tematiche restino forti e persistano durante tutta la pellicola, questi inserti simpatici o coreografici aiutano ad alleggerire la situazione ma evitano di allontanarsi dalla concretezza di un atto violento. In questo modo si va a delineare una trama che si definisce attraverso il dramma e la commedia, la serietà e l’ironia.

La società patriarcale

Cara, taci, non entrare in discussioni che non ti competono.

È il 1946, periodo del dopoguerra. La famiglia Santucci apre la vicenda mettendo in scena un comportamento per loro abituale. Al buongiorno di Delia, il marito le tira uno schiaffo dando inizio a una trama triste ma realistica, in cui la donna, moglie e madre, subisce la violenza del marito Ivano (Valerio Mastandrea) che viene giustificata dallo stress di aver preso parte alle guerre. Inizialmente si ha un aspect ratio di 1:1,33 che presenta le immagini di forma quadrata, finché le sequenze non si aprono a un rapporto di 1:1,85 e si allungano lateralmente. Le sequenze sono in bianco e nero e, insieme al rapporto d’immagine, creano una pellicola che sembra appartenere al vecchio cinema. Il periodo storico preso in considerazione e la condizione di Delia, che purtroppo rappresenta una condizione comune, riportano al passato ma parlano allo spettatore di qualcosa che riguarda anche il presente.

Attraverso il racconto che vede come protagonista Delia, vengono mostrati pezzi di vita di altre donne e il modo in cui vengono trattate dagli uomini. Persino Giulio (Francesco Centorame), che sembrava così gentile con Marcellina (Romana Maggiora Vergano), si rivela essere qualcos’altro. La società maschilista è rappresentata in modo esplicito, tanto da evidenziare la differenza di salario tra un ragazzino apprendista e una lavoratrice già formata, oppure il modo in cui l’abuso viene sopportato, giustificato e mai denunciato. Le donne vengono messe a tacere proprio da coloro che dovrebbero volergli bene. La violenza domestica, composta da prepotenza e umiliazione, diventa per Delia un monito per cercare di fare qualcosa per sé, qualcosa per scrivere la propria storia senza dover sottostare alle prevaricazioni del marito violento e, per estensione, del patriarcato.

Il diritto di voto

La presenza del personaggio di Nino (Vinicio Marchioni) funge da elemento deviante. Il vecchio amore, a quanto pare mai passato, tra Delia e Nino è ciò che svia la narrazione e l’intenzione della protagonista. Gli elementi che compongono l’atto di ribellione di Delia si vanno a costruire in un modo ben specifico che lasciano pensare a una fuga d’amore. L’incontro con Nino, la condivisione della cioccolata – con l’inserto ironico dei loro sorrisi -, la lettera che arriva a casa e che Ivano non deve vedere, la proposta di Nino di essere seguito, i soldi messi da parte, la lettera accartocciata, gettata e infine recuperata. Tante piccole cose accompagnano la successione degli eventi che compongono la storia principale. Tutte portano a una direzione specifica che accomuna alcune donne che Delia ha incontrato fino a quel momento. 

«Che che t’eri messa ‘n testa? Ivano lo sapemo è un farabutto, ma pensa ai figli, pensa a Marcella.» – Marisa
«È proprio a lei che penso. C’è ancora domani.» – Delia

La possibilità di poter esprimere la propria opinione, di fuggire dal patriarcato almeno per un attimo esprimendo il proprio voto, è la speranza per un futuro diverso. Il diritto di voto è una forma di libertà, di autodeterminazione. Delia dimostra che per fuggire da un uomo, non bisogna seguirne un altro. Ma bisogna fare qualcosa per sé, qualcosa in cui si crede, qualcosa che può realmente cambiare le cose. Il film racconta un passato legato fortemente al presente. La condizione della donna è migliorata sotto diversi aspetti ma c’è ancora strada da percorrere. Delia ha due giorni per poter fare qualcosa di concreto, tuttavia spesso, anche se c’è ancora domani, il momento di agire per riconquistare se stesse e affrontare la società maschilista è proprio il presente. 

C'è ancora domani

Regista: Paola Cortellesi

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