Il Conformista di Bernardo Bertolucci tra realtà, riflessi e psiche

“Il conformista” di Bernardo Bertolucci è un film del 1970, tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia. Presenta diverse tematiche celandone altre, creando una pellicola di grande impatto sia nella costruzione della storia che nella sua rappresentazione. Infatti, la bellezza de “Il conformista” non sta soltanto nella trama intrigante, ma anche nel modo in cui questa viene messa in scena, attraverso il mondo psichico dello stesso protagonista, Marcello Clerici, interpretato da Jean-Louis Trintignant. 

Che strano sogno ho fatto. […] Ero cieco e voi mi portavate in Svizzera, in una clinica, per farmi operare. […] Ed era il professor Quadri che mi operava. L’intervento riusciva, riacquistavo la vista e partivo con la moglie del professore. Si era innamorata. – Marcello  

Simboli e significati nel Conformista di Bertolucci

“Il conformista” è una pellicola che decostruisce la narrazione classica, invitando lo spettatore ad avere un atteggiamento ambivalente di coinvolgimento e distanziamento, di immersione nella storia e di riflessione intellettuale. Ciò è particolarmente evidente se si prendono in considerazione gli elementi simbolici presenti.

Cosa rappresentano i personaggi

Durante il film, si vede Dominique Sanda interpretare tre ruoli differenti, tra cui naturalmente quello di Anna Quadri, moglie del professore Luca Quadri. Ma quindi perché appare anche altre due volte in vesti differenti? Che cosa rappresenta? Quelle donne rappresentano in realtà Marcello. Quando questi le vede, sta guardando se stesso o almeno il suo desiderio nascosto. Anna Quadri stessa diventa un doppio del protagonista e, al contempo, suo inverso in quanto è libera di essere ciò che è realmente e perciò non nasconde la sua bisessualità. 

Bertolucci vuole dire allo spettatore di fare attenzione a ciò che vede, perché quella non è la realtà o almeno non del tutto. È un riflesso della mente di Marcello. Tale volontà di evidenziare la dimensione verosimile della vicenda si esplicita nella sequenza dell’omicidio dei coniugi Quadri. Qui, gli alberi rappresentano le colonne del Foro romano e non a caso Luca Quadri, nonostante i fascisti abbiano delle armi da fuoco, viene ucciso a pugnalate. Eppure sul suo corpo quasi non si vedono le macchie di sangue. Similmente, Anna viene uccisa a colpi di pistola ma, senza un motivo apparente, ha il volto coperto di sangue. È una forma di distanziamento dalla vicenda che già crea l’incapacità nello spettatore di avvicinarsi a Marcello allineandosi, in questa sequenza, alla donna assassinata. 

Il mito della caverna: da Platone al Fascismo

«Vedono solo le ombre che il fuoco proietta sul fondo della caverna che è davanti a loro.» – Marcello
«Ombre, i riflessi delle cose. Come accade a voi altri oggi in Italia.» – Luca
«Se quei prigionieri fossero liberi di parlare non chiamerebbero forse realtà quelle loro visioni?» – Marcello
«Sì, sì, bravo. Scambierebbero per realtà le ombre della realtà.» – Luca  

Il film barocco mette in contrapposizione il fascismo all’antifascismo, le ombre alla realtà, Italo al professor Quadri. E lo fa prendendo in considerazione il mito della caverna di Platone. Secondo il filosofo, coloro che si trovano all’interno della caverna possono vedere soltanto un muro su cui vengono proiettate delle ombre, quindi una realtà fittizia, in quanto ciò che si vede non è altro che una trasposizione della realtà effettiva. Conformandosi al fascismo, si scambiano quelle ombre per la realtà. Diversamente, l’antifascismo svela quelle proiezioni per arrivare a conoscere la verità. 

Italo è un fascista, non a caso porta quel nome, ma presenta un elemento simbolico importante: è cieco, proprio come lo era l’Italia stessa durante l’epoca del regime. Luca Quadri, invece, è un antifascista. Lui diventa per Marcello un padre sostitutivo che potrebbe portarlo non soltanto alla risoluzione del complesso di Edipo, ma soprattutto, insieme a sua moglie Anna e alla città di Parigi, alla consapevolezza e alla sua liberazione attraverso la fuga dalla caverna. 

Il Conformista: Sogno, realtà o allegoria?

Voglio costruire la mia normalità. – Marcello 

Il lungometraggio di Bernardo Bertolucci è filtrato dallo sguardo soggettivo di Marcello Clerici. Il presente del film è il 1938, dove si vede Marcello in auto con il suo conducente. Da qui, vengono riportati dei flashback che ripercorrono la storia fino a quel momento. Cos’è che viene mostrato allo spettatore? Un sogno? Un’allegoria? Si tratta di una realtà, ma non una realtà oggettiva. Basta confrontare gli incontri del passato, quello del 1917 ad esempio, a quelli del finale per rendersene conto. Si è nella psiche del protagonista che, quindi, mostra le vicende attraverso i suoi occhi e la sua mente. Esplicita la chiave di lettura del film e la sua dimensione onirica, raccontando all’autista Manganiello del suo sogno. A tal proposito, la fotografia a cura di Vittorio Storaro gioca un ruolo fondamentale. 

La forza della fotografia

Sin dalla prima scena, sono evidenti dei colori poco naturali che, insieme alle luci a neon, vanno a rappresentare la sfera emotiva di Marcello. È interessante l’uso del colore arancione che diventa quasi rosso nelle sequenze che rimandano alla dimensione dell’eros. Non a caso lo si vede quando il protagonista consuma il matrimonio con Giulia e poi, di nuovo, nel finale dove si vede il volto di Marcello attraverso delle sbarre. Questo fotogramma sottolinea che l’uomo si trova ancora chiuso, imprigionato, nella sua incapacità di vivere liberamente la sua omosessualità e difatti, tornando al mito della caverna di Platone, si scopre che non ne è uscito. Dopo essersi conformato al matrimonio e a un’ideologia per costruire un’immagine diversa di sé, pur proiettando successivamente su altri il fascismo e la colpa dell’omicidio, non riesce a liberarsi del suo desiderio omosessuale che ritorna nella sua tonalità calda anche nell’ultimo frame. 

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Il Conformista
Il Conformista di Bernardo Bertolucci

Regista: Bernardo Bertolucci

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5

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