“L’uomo del labirinto” di Donato Carrisi. Un intreccio di due indagini

L’uomo del labirinto di Donato Carrisi

“L’uomo del labirinto” è un thriller scritto e diretto da Donato Carrisi, noto scrittore pugliese. Già a lavoro nel mondo del cinema con la trasposizione del suo stesso romanzo “La ragazza nella nebbia”, Carrisi porta sul grande schermo un altro libro. “L’uomo del labirinto” si basa sul romanzo omonimo, nonché terzo capitolo del ciclo che vede protagonista Mila Vasquez formato da “Il suggeritore”, “L’ipotesi del male”, “L’uomo del labirinto” e “Il gioco del suggeritore”. Una storia intensa e contorta che tocca il thriller, il giallo e il noir, con numerosi elementi perturbanti. Con una narrazione intrecciata, Donato Carrisi mostra la sua capacità di fuorviare lo spettatore fino all’ultimo fotogramma, regalando interrogativi e alcuni colpi di scena.

L’intreccio

“L’uomo del labirinto” è un lungometraggio che si divide in due. Ci sono due storie differenti che si contrappongono, che vengono presentate e raccontate contemporaneamente. Due storie e quindi due indagini diverse che si legano insieme facendo credere allo spettatore che sia un’unica vicenda. In realtà si tratta di due trame che si confondono tra loro tanto da fondersi in una, creando un continuum che però è solo apparente. Da un lato c’è un investigatore privato, Bruno Genko (Toni Servillo), che è alla ricerca di un coniglio, dall’altro il dottor Green (Dustin Hoffman) un profiler che cerca di entrare nella mente della vittima per scoprire chi l’ha rapita 15 anni prima e l’ha rinchiusa in un labirinto. Ma è davvero così che stanno le cose? Oppure questo è ciò che la narrazione vuole spingerci a credere? Un coniglio e un labirinto. Sono correlati tra loro? Il labirinto è la tana del coniglio?

Il film non lascia alcun dubbio sin dall’inizio, ma trae in inganno lo spettatore. Le due storie vengono proposte come una, creando una contemporaneità fittizia attraverso il montaggio alternato. I racconti non avvengono realmente nello stesso momento. Quello che viene mostrato si verifica in periodi differenti, a circa un anno di distanza, e quindi si hanno due temporalità che vengono sovrapposte. Bunny e il labirinto viaggiano in parallelo durante i 130 minuti della durata del film. Il primo diventa un’indagine sul campo, il secondo nella mente e nei ricordi. Entrambi si intrecciano soltanto per depistare lo spettatore. La verità è che non si incontrano mai se non in una sola figura, ossia quella di Bruno Genko. Probabilmente si tratta di un puro caso, ma l’investigatore privato diventa un punto di congiunzione tra le due storie attraverso una semplice chiacchierata al bar e un suggerimento per il cruciverba del suo interlocutore.  

Un non luogo

Bunny il coniglio? Pensavo fosse solo una leggenda. […] questo fumetto non dovrebbe esistere. […] Si tratta di un testo apocrifo. Ma cosa più importante, quando si parla di un fumetto… Manca il numero di serie. La peculiarità di questo oggetto non risiede nell’unicità […], bensì nel suo scopo. La narrazione speculare era una tecnica già nota nell’Ottocento. Serviva a occultare immagini blasfeme. I disegni sono apparentemente innocenti.

Mordecai

Secondo l’antropologo francese Marc Augé, un non-lieu, o un non luogo, è uno spazio che non ha caratteristiche particolari o identitarie, a differenza dei luoghi antropologici. Per esempio, tra i non luoghi si inseriscono le autostrade o gli stessi mezzi di trasporto, gli ascensori o le sale d’aspetto. In un certo senso si tratta di luoghi di passaggio. Nel caso de “L’uomo del labirinto” il termine assume una connotazione più ampia. Nonostante sia stato girato a Roma, la pellicola mette in scena dei luoghi che non hanno una collocazione precisa. Attenzione, non si tratta di luoghi anonimi. Le scenografie mostrano la presenza di ambientazioni ben definite e caratterizzate da elementi singolari.

Si pensi al rosso dell’appartamento di Linda, al labirinto stesso o al verde dell’ufficio per le persone scomparse, il Limbo, dove sono presenti un’infinità di fotografie e documenti con soltanto due scrivanie. Questi luoghi potrebbero trovarsi ovunque, in Italia o in America, nella concreto o nell’astratto, nella realtà o nella mente. In questo modo, ciò che accade riesce facilmente a trasportare lo spettatore in una dimensione in parte teorica e in parte improbabile, ma allo stesso tempo verosimile e pragmatica. 

Un labirinto

Vogliamo i tuoi ricordi, ne abbiamo bisogno ora. […] La caccia non è là fuori, ma nella tua mente.

Dottor Green

L’atmosfera sospesa del non luogo, l’equilibrio tra possibilità e improbabilità, insieme a una trama intrigante, portano lo spettatore all’interno di un vero e proprio intreccio da labirinto. La narrazione si configura un po’ come il fumetto senza autore di Bunny. Mentre si guardano le sequenze, si pensa semplicemente a ciò che si trova in superficie, a ciò che appare come tale. L’investigazione sul campo di Genko e la sua concretezza si annodano continuamente alla ricerca mentale del dottor Green e alla sua astrattezza, alla sua enigmaticità, fino a trovare un punto di incontro nella scena finale che riporta ad un’altra temporalità. Ma come insegna il fumetto, dietro quel qualcosa si nasconde molto altro, basta usare uno specchio. Bugie e verità, la reale e la falsa Sam, il bene e il male, la retta via e quella labirintica. 

Lo spettatore si trova in prima persona all’interno di un labirinto di cui non può trovare la via d’uscita, almeno non facilmente. Ci sono qua e là alcuni indizi che permettono di uscire dal labirinto prima che l’autore e regista lo permetta, palesando la realtà dei fatti. O, almeno, gli indizi permettono di avvicinarsi alla verità quanto prima, lasciano intendere che qualcosa non torna. “L’uomo del labirinto” è un film italiano che ha venature del cinema statunitense. Attraverso una pellicola che per certi versi attinge a Dario Argento, a David Lynch e a Richard Kelly con il suo “Donnie Darko”, Donato Carrisi costruisce una drammaturgia intensa e intrecciata che spinge lo spettatore a leggere anche il romanzo, se non l’ha già fatto. 

L’uomo del labirinto

Regista: Donato Carrisi

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