“Martin Eden” di Pietro Marcello. La contemporaneità del non contemporaneo

Martin Eden di Pietro Marcello

“Martin Eden” è un film di Pietro Marcello ispirato all’omonimo romanzo di Jack London che viene riadattato. La storia si sposta dalla Oakland, San Francisco, d’inizio secolo a una Napoli atemporale o multitemporale. La particolarità del lungometraggio sta nell’uso della pellicola. Pietro Marcello ha voluto girare quasi interamente in 16mm, ricreando una leggera grana nelle immagini che così si legano direttamente al materiale d’archivio utilizzato, un espediente che ibrida la storia tra elementi del passato, elementi del presente ed altri del futuro rendendo il film un viaggio visionario che attraversa il Novecento.

Lo scrittore Martin Eden non esiste. È un frutto delle vostre menti. Quello che avete davanti è un malandrino marinaio. Io non sono un mito, è inutile che ci provate, a me non mi fregate. A me non mi fregherete mai!

Martin

Martin Eden, il protagonista

Martin Eden è un giovane uomo che percepisce il mondo circostante nella sua intensità. È aperto verso ciò che gli succede, alla visione e all’azione. La sua è una sete di conoscenza. Martin non può fermarsi, la sua mente è un magazzino di ricordi, desiderio di apprendere, interpretare e analizzare. Sente costantemente, molto più di tutti gli altri. Martin ha accesso ad una sensorialità che va oltre ciò che si vede, va al di là del concreto. La sua mente è in continuo processo di interpretazione del mondo, della società, delle ideologie, di tutto ciò che c’è e può essere creato. Tutte queste sensazioni ed emozioni, la profonda percezione che Martin ha delle cose, possono esplicitarsi soltanto in un modo: la scrittura. 

In tutti questi mesi ho riflettuto molto su me stesso. Ho sentito come uno spirito creatore che mi divampava dentro, che mi incitava a fare di me uno degli orecchi attraverso cui il mondo sente, uno degli occhi attraverso quel mondo vede. Insomma voglio fare lo scrittore.

Martin

Ma questa sete continua, questa percezione avanzata che vuole realizzarsi nelle aspirazioni letterarie, porta Martin ad una rottura. Si perde, non è più lo stesso. Nel finale la scissione del sé arriva a compimento. La conoscenza e la percezione consumano Martin che ormai si è allontanato dal proprio essere. L’ultima sequenza mostra un uomo diverso. Il protagonista della pellicola ad un certo punto vede se stesso, nella sua concretezza. Vede il giovane Martin dalla finestra. Lo segue. Ma il giovane, pur voltandosi e incontrando lo sguardo del Martin più adulto, non lo riconosce. Ecco che quindi Martin restituisce le proprie visioni allo spettatore – alcuni fotogrammi sono in blu ed evidenziano la dimensione mentale, quella dei ricordi, della memoria e dell’inconscio – e alla fine decide di tornare al suo elemento originario: il mare, simbolo dell’apertura attraverso i suoi orizzonti, del desiderio di sapere, ma anche simbolo di un ritorno alla natura, del suicidio.

Una pellicola multitemporale

“Martin Eden” ibrida il realismo al grottesco, il documentario alla finzione, il passato al presente e al futuro. L’ambientazione è indecifrabile. In quale anno inizia la storia di Martin? In che periodo è collocata la sua gioventù? Sono domande a cui non c’è bisogno di dare una risposta perché il futuro si inserisce nel passato e viceversa. Ciò è reso evidente dall’alternarsi di immagini di archivio, storiche, e di immagini che presentano la consequenzialità della vita del protagonista. Che anno è realmente? In realtà il momento preciso non può essere definito perché non esiste un’idea di progresso della temporalità, il tempo è una convenzione. Si parla di contemporaneità del non contemporaneo, in quanto si ha una continua tensione tra momenti temporalmente differenti, tra rinnovamento e tradizione, tra corsi e ricorsi storici.

La vita mi disgusta, Elena. Ho vissuto così intensamente che non ho più bisogno di niente. Se volessi desiderare qualcosa, desidererei te. Ma adesso ho la certezza che non serve.

Martin

Diversi personaggi, diverse temporalità

I personaggi non appartengono ad un periodo storico stabilito. Ognuno di essi presenta una propria temporalità, sia nel modo più evidente di vestire che nel modo di parlare o di agire. Perché Elena ha un forte accento francese? Perché il cognato di Martin parla in siciliano? E perché i nipoti guardano una televisione a colori in cui si parla in inglese? Sono tutti elementi dal forte valore evocativo. Persino Martin Eden, vagabondo dello spazio e del tempo, potrebbe collocarsi in qualsiasi momento storico, in qualsiasi epoca. Proponendo una storia fuori dal tempo, Pietro Marcello riesce a mettere in scena una vicenda sempre attuale, dove le questioni sociali influiscono sul singolo individuo e dove il progresso è soltanto illusorio. 

Martin Eden

Regista: Pietro Marcello

Valutazione dell'editor
4

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