“Nimic”, il corto di Yorgos Lanthimos sul tema del doppio

Nimic di Yorgos Lanthimos

“Nimic” è un cortometraggio del 2019 scritto e diretto da Yorgos Lanthimos. Proprio come i suoi film, tra cui “The Lobster”, “Il sacrificio del cervo sacro”, “La favorita” e “Povere creature!”, il corto presenta le peculiarità tipiche del cinema del regista greco. Il piano tecnico e quello tematico si fondono per ricreare una storia che si sviluppa in un breve arco temporale ma che riesce ad essere ambigua e inquietante. Un incubo o una realtà distopica? Chi è chi o cosa? E il tempo? Viene usato in maniera giusta o viene sprecato? L’identità è individuale o collettiva? Il singolo è tale o generale? In circa 10 minuti, Lanthimos riesce a sconvolgere l’equilibrio apparente della quotidianità e spinge, non soltanto il protagonista della pellicola ma anche lo spettatore, a riflettere su di sé, sulla propria condizione umana e, per estensione, sulla vita. 

Nimic, mimic o inimicus

Il titolo “Nimic” può avere un duplice significato. Il termine è in rumeno e significa “niente”, “nulla”. Tuttavia, provando a fare un’analisi più approfondita, il titolo potrebbe suggerire qualcos’altro. Sul piano fonetico, la parola rumena somiglia alla parola inglese “mimic” che vuol dire “mimo” o “imitatore”. Ancora, “nimic” potrebbe venire dalla parola latina “inimicus” che, invece, ha il significato di “nemico”. In ogni caso, ognuno di questi significati si lega a un personaggio in particolare che nei titoli di coda viene nominato proprio come Mimic (Daphné Patakia). Mimic ha un atteggiamento strano sin dalla prima scena in cui appare. Ha uno sguardo vuoto e stralunato. Il suo comportamento è ambiguo, fa esattamente tutto ciò che fa il personaggio designato come Father (Matt Dillon), non appena questi gli chiede l’ora. Un’imitatrice, in effetti. Ma anche un nemico, qualcuno che può sostituire un altro essere vivente, qualcuno che può prendere il posto di un altro individuo. Allo stesso tempo, quindi, Mimic è niente, perché diventa qualcosa che era già qualcun’altro. E se questo qualcuno può essere sostituito, allora anche lui è niente.

Mimic diventa il doppio di Father, la sua copia. Assume i suoi gesti, le sue parole, prende completamente il suo posto. Father è Mimic, Mimic è Father. Quindi Lanthimos cosa sta cercando di dire? Qual è il messaggio dietro questo episodio apparentemente improvviso? Se Father può essere sostituito da Mimic che viene accettata dalla sua famiglia come suo sostituto, allora chiunque può essere sostituibile. L’identità singolare, la propria individualità, sparisce nel momento in cui quello che il protagonista fa può essere riprodotto esattamente allo stesso modo da un personaggio secondario. Così, il personaggio secondario diventa protagonista e colui che ha ormai perso il posto deve ritrovarlo da qualche altra parte. In questo modo, si innesca una struttura circolare per cui chiunque può prendere il posto di un altro, sostituirsi a quel qualcuno nelle azioni, nei discorsi e persino nelle passioni. 

Il doppio e il tempo

Il cortometraggio, nei pochi minuti che lo compongono, riesce a porre una riflessione su due tematiche, ossia il doppio e il tempo. La dinamica che si crea tra Father e Mimic suggerisce un rapporto di interscambiabilità. Se l’uno può essere l’altro, allora è come se Mimic e Father fossero la stessa persona che però si sdoppia. Lo sdoppiamento e l’imitazione avviene nel momento in cui si chiede “Do you have the time?”. La domanda, che significa “Sai che ore sono?”, può essere tradotta letteralmente come “Hai il tempo?”. Di conseguenza, ogni breve scena viene ripetuta per due volte, una per Father e una per Mimic finché le loro voci non si sovrappongono innestando un dubbio nello spettatore. Di chi è realmente il ruolo che viene sostituito? Chi c’era prima e chi dopo? Ha forse importanza se fanno esattamente le stesse cose?

E la domanda in metropolitana? A cosa si riferisce? Il tempo di cosa, esattamente? Si tratta di un interrogativo per chiedersi se si sta utilizzando il proprio tempo nel modo giusto? Oppure è un modo per sottolineare la fugacità della vita? Hai il tempo? E come lo impieghi? Cosa fai? Quello che fa chiunque altro? Tanti quesiti a cui però non Yorgos Lanthimos non dà una risposta precisa, ma lascia a una riflessione. L’omologazione può portare a una depersonalizzazione che, a sua volta, è seguita dalla sostituibilità della persona con un’altra. Se sono tutti uguali, allora tutti sono nessuno, tutti sono niente. “Nimic” sottolinea come un individuo possa omologarsi a comportamenti non soltanto comuni ma abituali, lasciando fuori quello che un singolo momento può significare. 

Nimic

Regista: Yorgos Lanthimos

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