Pinocchio di Guillermo del Toro affonda le sue radici nelle emozioni

“Pinocchio” di Guillermo del Toro è un film d’animazione in stop motion, co-diretto con Mark Gustafson. La pellicola è una riscrittura del romanzo “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi a cura di Matthew Robbins e Guillermo del Toro da cui è tratta la sceneggiatura di Patrick McHale e del regista stesso. Ma del Toro ha voluto dare qualcosa di suo a questa trasposizione. Innanzitutto ponendo in evidenza alcuni temi a lui cari e, naturalmente, attraverso l’immagine stessa del film, dell’ambientazione con le sue strutture e i suoi edifici, e dei personaggi. L’estetica che caratterizza i film del regista messicano è evidente persino qui. Pur essendo davanti a un film d’animazione, si è davanti a un lungometraggio che può toccare chiunque, nonostante si discosti dall’opera originale. 

L’animazione […] è anche una forma d’arte. Tu gli dai vita e questa è la forma d’arte più alta. – Guillermo del Toro 

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Il “Pinocchio” di Guillermo del Toro racconta una storia nuova

Pinocchio di Guillermo del Toro ha delle caratteristiche che lo discostano dalle altre versioni precedentemente proposte che restano più fedeli alla storia originale. L’ambientazione fascista con il podestà che è il padre di Lucignolo, il Conte Volpe con i suoi capelli simili a corna o ad ali demoniache che prende il posto di Mangiafuoco, il grillo che è un viaggiatore e tiene in casa i ritratti di Schopenhauer e Manzoni, i conigli che sono un’estensione della Morte, sorella dello spirito Vita, che insieme al pescecane e al grillo mantengono un colore tra il blu e il viola ad evidenziare una connessione tra loro. Questi sono tutti elementi nuovi o diversi che rendono la rivisitazione di tale storia unica. Anche la vita di Geppetto con Carlo modifica la vicenda originale. Il suo dolore dopo la morte del bambino e l’esasperazione che lo porta a bere rendono il vecchio falegname più umano. 

Capita che a volte le persone abbiano paura delle cose che non conoscono. – Geppetto 

Pur essendo una storia tipicamente – ed erroneamente – considerata per bambini, diventa un film per l’intera famiglia in quanto è accompagnato da vari temi importanti. Tra questi, il rapporto tra padre e figlio e, per estensione, i rapporti familiari. Quindi si tratta anche di cosa significhi essere un padre e cosa essere un figlio. Di cosa vuol dire amare la propria famiglia, nonostante i litigi e le incomprensioni. Ma non solo. 

La crescita di Pinocchio secondo Guillermo del Toro

Pinocchio è un burattino, sì. Tuttavia, è un burattino che prende vita allontanandosi così dalle bambole coi fili. Pinocchio è curioso, esuberante, allegro proprio come un bambino. Però non rispecchia l’aspetto comune dei bambini e diventa un esempio di emarginazione, fino ad essere un fenomeno da baraccone. Questo non scoraggia il giovane Pinocchio. La sua purezza, l’ingenuità e la bontà d’animo lo fanno commettere degli errori ma riescono anche a fargli trovare la strada giusta. È proprio così che riesce anche a cambiare in meglio coloro che lo circondano. Pinocchio, con il suo carattere, diventa più umano di molti altri, soprattutto nell’epoca in cui è ambientato. Nonostante nasca come burattino, è uno dei pochi che non si fa comandare dai fili, ma si fa guidare dalla sua genuinità. 

Ora va da tuo padre e vivi a pieno. – Morte 

Pinocchio si avventura, cerca cose nuove, sbaglia e cerca di rimediare. Non si arrende di fronte alle avversità. Impara e fa tesoro degli insegnamenti che gli vengono dati dal grillo e dalle esperienze che vive. Il piccolo ragazzino di legno mantiene integra la sua identità. Ha una crescita interiore, migliora. Non modifica la sua essenza, chi è davvero. In questo modo, Pinocchio di Guillermo del Toro insegna al suo pubblico che non bisogna cambiare per essere accettati dagli altri, dimostra quanto sia importante restare fedeli a se stessi. 

La magia dello stop motion che dà vita alle emozioni

La realizzazione del film animato sul giovane burattino di legno non è stata molto semplice, ci sono voluti ben 15 anni. Per sostenere l’animazione messicana, come già fa dagli anni ‘80, Guillermo del Toro ha creato un ponte tra Londra, Portland e Guadalajara – sua città di nascita – e ha scelto i migliori animatori al mondo. Per creare un personaggio che potesse muoversi e potesse esprimere anche attraverso il suo viso ciò che prova richiede molto tempo. I volti, infatti, possono muoversi proprio come se fossero vivi. Persino il grillo usa il corpo per esprimersi, in particolare le mani. Soltanto Pinocchio non può esprimersi attraverso i movimenti delle sopracciglia o delle guance, per esempio. Per esprimere le sue emozioni, sono state realizzate molte facce, ognuna delle quali con un la bocca posizionata in modo diverso.  

Tutte le cose belle richiedono pazienza. – Geppetto 

Diversamente dagli altri caratteri, le espressioni di Pinocchio cambiano in modo repentino, quasi di botto. Proprio come accade ai bambini che possono facilmente alternare un momento di tristezza a uno di felicità. Dalle immagini che compongono il lungometraggio traspare l’aspetto materiale dell’animazione, anche se ogni personaggio si muove esattamente come farebbe un attore. La magia che rende vive delle bambole di silicone e resina si scorge anche in diversi componenti della storia. Il mondo in cui nasce e cresce Pinocchio è un mondo concreto. Il paesino è caratterizzato da particolarità che si trovano in molte cittadine italiane. Ci sono degli elementi medievali o affreschi e opere del 1500. E nonostante tale realismo, si è di fronte a luoghi creati prendendo ispirazione da ricerche e fotografie. Quei posti, proprio come lo stesso Pinocchio, hanno preso vita come per magia. E questa magia è accompagnata dalla colonna sonora di Alexandre Desplat che, guarda caso, ha usato una musica realizzata da strumenti in legno. 

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Pinocchio
Pinocchio di Guillermo del Toro

Regista: Guillermo del Toro

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5

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