“Reptile” di Grant Singer. Un thriller vecchio stampo

Reptile di Grant Singer

“Reptile” è un film Netflix guidato alla regia da Grant Singer. La sceneggiatura è firmata dallo stesso regista, insieme a Benjamin Brewer e Benicio del Toro che interpreta l’attore protagonista, il detective Tom Nichols. Il titolo fa riferimento ai rettili, quindi ai serpenti o alle lucertole per esempio. Infatti in una scena del film si vede lo strato epidermico di un serpente. Perché? I serpenti fanno la muta, cambiano pelle, ma soltanto il loro strato squamoso superficiale, quello che mostra agli altri. Cercando un significato relativo alla pellicola, è come se lo spettatore si trovi di fronte a personaggi che cambiano pelle, dalla doppia faccia, ambigui. Nessuno di loro è soltanto ciò che appare. Nessuno è solo un poliziotto, nessuno è solo un marito e nessuno è solo un agente immobiliare. E quindi una volta che si elimina lo strato superficiale, la pelle che copre la verità, si scoprono le bugie.

Un lungometraggio che fa la muta

“Reptile” è un thriller poliziesco che nei suoi 136 minuti si rivela strato dopo strato. Come se perdesse lentamente la sua pelle finché non compie completamente la muta. Ogni film del genere inizia con un omicidio ma la rivelazione dell’assassino non è così scontata. Non c’è la staticità degli interrogatori, non c’è la suspense delle confessioni. Il ritmo è piuttosto lento all’inizio. Si conoscono i personaggi, le loro abitudini. La vita dentro e fuori la stazione di polizia viene mostrata con una certa lentezza. Ma le indagini per la morte di Summer (Matilda Lutz), moglie di Will Grady (Justin Timberlake), sono in corso e il detective Nichols, insieme al suo partner, indaga per scoprire la verità. Quando il caso viene risolto, o almeno così sembra, il montaggio mostra una cadenza diversa, man mano sempre più rapida. 

L’atmosfera rimane cupa, fotogramma dopo fotogramma, e non è mai rassicurante. Come se anche le scene di giorno avessero qualcosa da occultare, come se anche lì si restasse al buio. Forse perché il lume della verità è coperto dalle bugie. In effetti, attraverso l’indagine che Nichols continua a svolgere di nascosto, il lungometraggio inizia a rivelare che c’è qualcosa che non va. La moralità è in crisi, nessun personaggio è soltanto quello che mostra di essere. Dietro ognuno di loro si cela dell’altro, ipocrisia e ambivalenza. Ed ecco che arriva il momento della muta e, tramite gli occhi dello stesso detective, lo spettatore vede manifestarsi il mondo celato, quello fatto di corruzione e non di sole apparenze, e arriva alla realtà. 

Quando il rettile perde la pelle

La vicenda gira intorno all’omicidio di Summer e alla sua relazione con Will e il suo ex marito Sam (Karl Glusman). Ma dietro questa storia ce n’è un’altra che riguarda l’amoralità, la mancanza di integrità e la disonestà. L’indagine sull’assassinio della donna diventa la porta verso una verità più profonda e insidiosa che coinvolge chi, di regola, dovrebbe combattere il crimine. Tuttavia, la trama non è del tutto imprevedibile. La composizione della pellicola, nella storia stessa e nel modo in cui è stata costruita, ricorda numerosi film che hanno lasciato spazio a una narrazione più lineare e chiara nei diversi lungometraggi attuali dello stesso genere. Proprio per questo, il film sembra quasi portare a una novità. Eppure, in verità, mantiene quelle caratteristiche tipiche dei thriller e dei gialli degli anni precedenti dove, grazie a un’investigazione, si svelano segreti celati da tempo.

Quindi chi è il rettile della storia? Il rettile potrebbe essere Will oppure la polizia corrotta. Qualcuno che ha qualcosa da nascondere, proprio sotto la propria pelle. Infatti entrambi, quando arriva il momento della muta, mostrano cosa c’è al di sotto della superficie, al di sotto di quello strato di apparenza. Il detective Tom Nichols svela soltanto l’identità dei rettili e, tramite le sue ricerche per risolvere il delitto, porta a galla il vero volto di una società ambivalente, equivoca, in cui il senso dell’etica e del dovere appartiene ormai a pochi. Di conseguenza, si può dire che “Reptile” dimostra di essere un thriller piuttosto valido. Seppure in alcuni elementi è intuibile e poco sorprendente, riesce a creare un ambiente cupo e intrigante. E con un andamento moderato e graduale, porta alla verità che viene svelata quando i rettili perdono la loro pelle. 

Reptile

Regista: Grant Singer

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