“Ricomincio da tre” di Massimo Troisi. Una commedia per raccontare

Ricomincio da tre di Massimo Troisi

“Ricomincio da tre” è un film del 1981 scritto e diretto da Massimo Troisi. Dopo il successo de “La Smorfia” – ossia del trio cabarettistico composto da lui, Lello Arena ed Enzo Decaro – Massimo Troisi debutta al cinema vestendo non soltanto i panni di Gaetano, il protagonista del lungometraggio, ma anche quelli di regista e di sceneggiatore. Attraverso la sua ironia e i dialoghi divertenti, la commedia mostra le difficoltà di un giovane che vive legato alle tradizioni della sua famiglia ma allo stesso tempo cerca la sua libertà attraverso la migrazione, che però non è una vera e propria emigrazione, è solo voglia di spostarsi e conoscere nuovi luoghi.

«Se ti sto dicendo che parto, parto. E po’ me ne vaco, Rafe’, nun ‘nce ‘a faccio cchiù! Cioè, chello che è stato è stato, basta. Ricomincio da tre!» – Gaetano
«Da zero! Ricominci da zero!» – Lello
«Nossignore, ricomincio da… cioè, tre cose me so’ riuscite dint’ ‘a vita, pecché aggia perdere pure chelle? Che aggia ricomincia’ da zero?! Da tre! Me ne vaco, nun ‘nce ‘a faccio cchiù…» – Gaetano
«Gaeta’, chi parte sa da che cosa fugge, ma non sa che cosa cerca.» – Lello

Il Personaggio di Gaetano

Siamo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, un periodo di cambiamenti in cui vengono messe in discussione le idee e le tradizioni, delineando nuovi modi di percepire e vivere gli eventi, inclusi quelli della quotidianità. Il protagonista del film è Gaetano, un giovane napoletano che decide di partire per Firenze. La sua emigrazione, anche se lui preferisce non definirla come tale, è dettata da diverse motivazioni. Non sembra essere soddisfatto della sua vita, si arrangia e, stanco del suo lavoro, pensa che andare da sua zia in Toscana possa essere una soluzione. Attraverso questo viaggio, viene delineato maggiormente il personaggio interpretato da Troisi. Gaetano è un ragazzo timido alla ricerca della sua indipendenza. Ma trovare il proprio posto nel mondo non è così facile. Il fatto che vada a Firenze da sua zia ne delinea parte del carattere. Avere un appoggio e non dover partire da zero mostra l’insicurezza del giovane, data anche dall’apprensione dei suoi genitori.

A me non c’era nemmeno bisogno che mi torturavano: a me bastava che mi dicevano sulamente per esempio: “Guarda che se non parli, forse, ti torturiamo”. Immediatamente parlavo, scrivevo, cioè se non capevano facevo ‘nu disegno.

Gaetano

Un’estremizzazione ed esagerazione di questo atteggiamento è riproposto nel personaggio di Robertino e nel suo rapporto con la madre che attribuisce i problemi della società ai “capelloni”. La profonda insicurezza di Robertino è il frutto di una mentalità convinta che il mondo ormai non è più quello di una volta, che era meglio prima e ora bisogna proteggersi. In questo modo, è evidente come l’umorismo del film celi dietro di sé dei modi di pensare e ragionare. Si riflette sui problemi legati alla società e quelli che si crede essere tali, ma soprattutto si riflette sull’individualità.

Emancipazione e tradizione

«Quando c’è l’amore c’è tutto.» – Marta
«No, chella è ‘a salute!» – Gaetano

Gaetano viene da una famiglia tradizionale e si trasferisce in un luogo in cui può essere libero da alcune di quelle tradizioni e convenzioni sociali. La tradizione e la libertà camminano su due linee parallele, su due fronti opposti. Tale contrapposizione si realizza per esempio nella figura della zia. In quanto, dato che il fratello ha sempre allontanato i suoi corteggiatori, ora lei intende vivere la sua libertà, distante dalla famiglia e dalle relazioni tradizionali, mantenendo un rapporto con il suo compagno. Ma cosa succede se l’emancipazione contrasta con il proprio modo di pensare o vivere un’esperienza? Da un lato abbiamo la sorella del protagonista che si sposa, dall’altro abbiamo Marta che ha un rapporto con un minorenne mentre frequenta ancora Gaetano. Il film qui esplicita e oppone due realtà. Non pretende che una sia considerata giusta e una sbagliata, ma sicuramente spinge Gaetano a riflettere e a prendere delle decisioni. 

“Ricomincio da tre” è una pellicola che, narrando la storia di un giovane napoletano, racconta la vita e la società di un’epoca non troppo lontana. Sono numerose le tematiche affrontate in dialoghi brevi e semplici. Attraverso le battute e le risate emergono riflessioni e problematiche più profonde, e ancora attuali, che vanno dall’idea di emancipazione a quella di miracolo e dolore percepito come un dono; dall’amore vissuto in modo più libero alla famiglia che opprime e non permette all’altro di emergere. Come accade spesso nei suoi film, anche qui Troisi con un umorismo mascherato dal disagio o dalla timidezza, vuole mostrare un cambiamento che fatica ad arrivare del tutto.

Ricomincio da tre

Regista: Massimo Troisi

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