“The Others” e “Il sesto senso”: non c’è solo un modo per spaventare

“The Others” e “Il sesto senso” sono due film di genere horror. L’ultimo è un lungometraggio del 1999 scritto e diretto da M. Night Shyamalan, mentre “The Others” è del 2001 – liberamente ispirato al racconto “Il giro di vite” di Henry James – scritto e diretto dal regista cileno Alejandro Amenábar.

Nonostante si tratti di film ad opera di due cineasti differenti, ambientati in luoghi ed epoche diversi, con un breve arco di tempo che separa una produzione dall’altra, entrambi hanno delle particolari caratteristiche che li rendono affini per vari aspetti. E naturalmente il tema principale è la morte, e ciò che ne consegue, in ambedue pellicole. 

E se vedessimo dei fantasmi? – Nicholas 

“The Others” e “Il sesto senso” tra differenze e somiglianze

Vogliono solo aiuto, anche quelli terrificanti. – Malcom  

In “The Others”, l’apertura e la chiusura delle porte equivalgono a un’apertura o una chiusura mentale. Grace vuole che le porte restino chiuse per proteggere i suoi figli dalla luce, ma così protegge se stessa dal ricordo di ciò che ha fatto. Ne “Il sesto senso” la scena iniziale viene separata dal resto della vicenda da un certo arco di tempo che arriva all’autunno successivo. In questo modo non c’è il sospetto che ciò che ha subito Malcom abbia avuto delle serie ripercussioni. Tuttavia, entrambi sono morti, insieme ai vari fantasmi che tormentano il giovane paziente e alla famiglia di Grace, ai domestici vissuti il secolo precedente

L’inconsapevolezza dei personaggi principali, o il loro rifiuto inconscio di affrontare gli eventi, porta lo spettatore al loro stesso stato di conoscenza. Chi guarda il film lo fa attraverso gli occhi di Cole e Malcom, che non interagisce mai con qualcuno che non sia Cole, per “Il sesto senso” e di Grace in “The Others”. 

Nessuna porta deve essere aperta prima che l’ultima sia stata chiusa. – Grace 

Nel dualismo tra luce e buio

Luce e buio, vita e morte, esterno e interno. Questi dualismi si fanno strada in due trame diverse ma simili, dove qua e là vengono sparse alcune tracce della verità. Nelle parole di Cole da una parte e di Anne dall’altra, nell’incapacità e la mancanza di volontà di realizzare ciò che è realmente accaduto di Malcom e Grace, nel distacco della moglie del dott. Crowe e nei suggerimenti dei tre domestici, in particolare nelle frasi della Sig. Mills. Nella corsetta iniziale di Cole per sfuggire a Malcom ne “Il sesto senso” o nelle tombe coperte dalle foglie in “The Others”, quindi sia nelle sequenze che nelle battute, c’è sempre la verità anche se viene ben nascosta. 

Le diverse tecniche per l’horror. Paura per ciò che si vede o per ciò che si immagina?

Si comporta come se non fosse accaduto niente. – Sig.ra Mills  

“Il sesto senso” sembra essere un classico film horror, in quanto presenta diversi elementi posti al fine di incutere paura. Spaventa per i fantasmi e i timori del giovane coprotagonista, nonostante le scene luminose. Ciò che vede il piccolo Cole è ciò che vede anche lo spettatore e, allo stesso tempo, ciò che non vede lo psicologo Malcolm Crowe non viene visto.

Similmente, “The Others” gioca molto su ciò che racconta la piccola Anne e mostra soltanto ciò che vede Grace. Non si sa se crederle o meno, magari cerca solo di spaventare Nicholas. Così si dà spazio a fattori che provocano inquietudine, scanditi dai contrasti dell’abitazione sempre immersa nell’oscurità.  

Vedo la gente morta […], vanno in giro come persone normali […] vedono solo quello che vogliono vedere, […] non sanno di essere morti. – Cole  

Voci, respiri, tende aperte e musica al pianoforte da un lato e calo della temperatura, sottoscala che non si apre, una moglie che non comunica dall’altro. Queste sono le componenti di due pellicole che soltanto negli ultimi minuti concedono una visione più ampia, chiarendo in modo diretto o indiretto le sequenze già viste.

È proprio attraverso l’abilità dei cineasti di scegliere ciò che si vede e ciò che non si vede che spettatore e protagonisti vengono posti sullo stesso piano e assumono lo stesso punto di vista. Ciò che i personaggi non comprendono non viene compreso neanche dal pubblico. E così la consapevolezza dei protagonisti va di pari passo a quella dello spettatore a cui viene regalato un triste, ma intenso, effetto sorpresa. 

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